Spalletti e un’Italia pronta a tutto: “Contro la Spagna per scrivere una storia da raccontare. Sporchiamo le nostre divise firmate”
dal nostro inviato Matteo PinciGELSENKIRCHEN – “Non sopravvalutiamoli”. La Spagna è forte, e Luciano Spalletti lo sa. Ma alla consapevolezza delle difficoltà che la nazionale troverà domani sera sul campo della Veltins Arena a Gelsenkirchen, non vuole aggiungere tensioni ulteriori. Vuole una squadra pronta a tutto, il ct: “Si va lì vestiti bene e disposti a sporcarsi gli abiti se ce ne fosse bisogno”.
Non c’è una frase simbolo, stavolta. La conferenza della vigilia di Spalletti è stata lunga e per sintetizzarla si possono usare i concetti più chiari. Non manca una stoccatina a Scamacca, senza nominarlo (“Morata non è pigro, corre tantissimo”). E dà un’idea del tipo di partita che vuole: “Dobbiamo metterci la qualità che impedisce loro di portarti in giro per il campo, per…
GELSENKIRCHEN – “Non sopravvalutiamoli”. La Spagna è forte, e Luciano Spalletti lo sa. Ma alla consapevolezza delle difficoltà che la nazionale troverà domani sera sul campo della Veltins Arena a Gelsenkirchen, non vuole aggiungere tensioni ulteriori. Vuole una squadra pronta a tutto, il ct: “Si va lì vestiti bene e disposti a sporcarsi gli abiti se ce ne fosse bisogno”.
Non c’è una frase simbolo, stavolta. La conferenza della vigilia di Spalletti è stata lunga e per sintetizzarla si possono usare i concetti più chiari. Non manca una stoccatina a Scamacca, senza nominarlo (“Morata non è pigro, corre tantissimo”). E dà un’idea del tipo di partita che vuole: “Dobbiamo metterci la qualità che impedisce loro di portarti in giro per il campo, perché sennò loro ti portano in giro per il campo”. Con una raccomandazione: “Non bisogna pensarli più forti di quello che sono”. Ma sapendo che da un punto di vista della rapidità esistono delle distanze: “La Spagna ha tempi di reazione migliori. Nelle velocità medie e alte sono molto più intensi di noi, il loro più veloce va a 34 all’ora, noi nessuno oltre i 29”.
Spalletti, per lei è come un derby?
“Non è un derby. Per me sono tutti derby. Sono tutte partite che non mi ricapiteranno più. Passano per non ripassare più. Tenteremo di fare la stessa partita fatta con l’Albania. Vedremo il nostro livello contro una delle squadre più forti che ci sono. Se si dà in mano il pallino agli avversari noi se ne esce male”.
Ha scelto il rigorista?
“Secondo me abbiamo Scamacca, Retegui, Barella Dimarco, Calafiori, Jorginho. Se ne dicono sempre due perché se uno non se la sente c’è un altro”.
Giocheranno gli stessi?
“Questa volta la formazione ve la dico domani, perché anche gli altri non mi è arrivata nessuna notizia su chi giochi. È una delle partite più importanti della mia carriera, ne ho passata qualcuna, abbiamo tutti storie da raccontare. I giocatori alla mia età si accorgeranno che hanno bisogno di storie da raccontare e questa è un’occasione per averne una”.
Che opinione ha della Spagna?
“La Spagna è diventata la Spagna, la scuola calcio della Spagna, perché ha fatto sempre lo stesso calcio. Così riconosciuta perché ha avuto il coraggio di mantenere nel tempo la stessa idea di calcio. A volte si parla di confronto con scuole di calcio più definite della nostra. Per arrivare a quei livelli lì bisogna essere cadenzati a riproporre sempre la stessa idea di calcio. Non è che una volta tutti avanti, una tutti dietro. A volte si sta nella metà campo avversaria, a volte ci fanno stare un po’ più nella nostra”.
Come ha visto la partita degli spagnoli contro la Croazia?
“Loro hanno tutto da un punto di vista di caratteristiche. Dovranno essere più alti i tempi di reazione. Quando ci verranno addosso voglio vedere quali saranno i nostri tempi di reazione. Con la Croazia hanno avuto sempre lo stesso ritmo, quando quelli hanno rallentato un pochino gli sono entrati dentro. Dobbiamo metterci la qualità che impedisce loro di portarti in giro per il campo, perché sennò loro ti portano in giro per il campo”.
Che abito metterà l’Italia?
“Noi siamo vestiti da Giorgio Armani, che è conosciuto in tutto il mondo. Si va lì con lo stesso abito tentando di essere gli stessi. Ma dobbiamo mantenere la voglia matta di fare la partita e misurarsi con una delle scuole calcio più forti del mondo. Non vogliamo il rimpianto di non aver provato a fare le nostre cose. Si va lì vestiti bene e disposti a sporcarsi gli abiti se ce ne fosse bisogno”.
Loro hanno tanti giocatori bravi nel dribbling, da Williams a Yamal. Contro l’Albania l’unico azzurro ad aver tentato il dribbling è Chiesa.
“Nel calcio relazionale c’è anche la qualità tecnica. Bisogna riuscire a trovare equilibrio non solo a livello tattico: dieci che dribblano e basta sono difficili da sostenere. Yamal è bravo a fare quello ma ha meno disponibilità a ripiegare. In alcuni giocatori bisogna essere bifasici. Ad altri si concede di più, ma ormai è difficile trovare uno specializzato per fare quello e basta. Tutti conoscono l’idea “siamo tutti numeri 10”. I terzini fanno anche le ali, ma gli rimane la voglia di riconquista della palla e una impeccabile fase difensiva. Stones va a imbucare palloni da trequartista, bisogna saper fare tutto. Più se ne hanno di quelli che saltano l’uomo meglio è. Ma di là hanno quello che sa non farsi saltare e poi va di là a fare l’ala. Per ciò che si è visto per ora, siamo sulla buona strada. Abbiamo preso qualche ripartenza di troppo, per andare a fare calcio offensivo. Se uno dei loro ha l’accelerazione a 34 orari e il nostro massimo va a 29 fa differenza. La Spagna ha tempi di reazione migliori. Nelle velocità medie e alte sono molto più intensi di noi. C’è da mettere a posto questo prima di pensare a uno che salta l’uomo”.
Cosa la spaventa di più?
“Mi preoccupa di più il livello che dobbiamo proporre noi. La chiave che apre la porta per vincere è il livello di partita che riusciamo a fare noi. La Spagna sa fare cose importanti e dovremo essere bravi anche a subirla la qualità della Spagna. Abbiamo totale rispetto per la storia della Spagna, ma non bisogna pensarvi più forti di quello che siete”.
Lei si identifica con il calcio della Spagna?
“È un calcio che mi piace molto quello della Spagna. SI vanno a prendere delle cose, ad analizzare delle cose. È un calcio molto offensivo, tengono molti uomini a pressare, ci presseranno il portiere. Dovremo essere bravi a trovare quello libero in poco tempo e se non c’è dovremo tirare palla sugli attaccanti. Il miglior calcio? Ce ne sono tante, la Spagna gioca bene ma non siete gli unici. Non sopravvalutatevi. Noi dobbiamo fare dei passi in avanti”.
È cambiata con De la Fuente?
“Secondo me si assomiglia molto. Oggi verticalizza di più, ma dipende anche da chi giocherà prima punta. Ne ha 3 con caratteristiche tutte diverse. Morata non è pigro, corre moltissimo. Attacca lo spazio dietro le linee tantissime volte. Yamal idem: attacca la profondità ma riceve anche sui piedi. Una delle difficoltà che avremo sarà quando faremo la partita nella loro metà campo saranno le preventive sulle ripartenze. Bisogna vedere se ci riusciremo”.
Che contromisure avete pensato?
“Noi li vogliamo pressare gli avversari. E pressarli forte. Perché nei tempi corti c’è la difficoltà a giocare pulita la palla. Se non gli dai pressione la palla non la perdono mai. Dovremo pressare e qualche volta essere più bravi a portare noi la palla”.
In cosa siete diverse?
“Rodri diventa sempre il quinto difensore. Non si abbassano le ali. Jorginho invece non va bene a fare il quinto difensore. Ci vuole scocca, fisico. Lui è uno più da qualità. Noi si cerca di mettere insieme queste caratteristiche”.
Quale sarà la cosa più semplice?
“La cosa più semplice è quando sei davanti al portiere. Ma dice. Non ho mai fatto gol. Ma deve comunque rimanere una cosa semplice. Sennò poi si va a caricare l’emozione per giocare questa partita”.