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Azzurri con sfumature di grigio: siamo di nuovo i più brutti del reame

Duello Rodri-Barella 
L’Italia ha perso una delle peggiori partite della sua storia recente e per ironia solo per autogol
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Azzurro scuro, scurissimo, tendente alla tenebra. Ci risvegliamo in un bagno sudato di realtà, con i brividi addosso, e lo specchio delle nostre inutili brame ci dice che siamo di nuovo tra i più brutti del reame: quelli che da due mondiali stanno sul divano e guardano giocare gli altri. Ecco, giocare. Giocare a pallone, giocare molto meglio a pallone di noi: il succo della notte buia è tutto qui. La Spagna ci è saltata al collo dal primo all’ultimo minuto dandoci un’impietosa lezione di calcio: che sarà anche moduli, scienza, flussi e controflussi, riaggressione e compagnia cantante, ma poi quasi sempre si riduce a chi è più bravo contro chi è più scarso. E il più bravo, nove volte su dieci vince.

Più che riaggressione, regressione. Totale. Non abbiamo tenuto un pallone, e se non li avesse respinti quasi tutti Donnarumma, ciclopico orso del luna park, sarebbe stata goleada. Siccome il football è creatura ironica e beffarda, l’Italia ha perso una delle peggiori partite della sua …

Azzurro scuro, scurissimo, tendente alla tenebra. Ci risvegliamo in un bagno sudato di realtà, con i brividi addosso, e lo specchio delle nostre inutili brame ci dice che siamo di nuovo tra i più brutti del reame: quelli che da due mondiali stanno sul divano e guardano giocare gli altri. Ecco, giocare. Giocare a pallone, giocare molto meglio a pallone di noi: il succo della notte buia è tutto qui. La Spagna ci è saltata al collo dal primo all’ultimo minuto dandoci un’impietosa lezione di calcio: che sarà anche moduli, scienza, flussi e controflussi, riaggressione e compagnia cantante, ma poi quasi sempre si riduce a chi è più bravo contro chi è più scarso. E il più bravo, nove volte su dieci vince.

Più che riaggressione, regressione. Totale. Non abbiamo tenuto un pallone, e se non li avesse respinti quasi tutti Donnarumma, ciclopico orso del luna park, sarebbe stata goleada. Siccome il football è creatura ironica e beffarda, l’Italia ha perso una delle peggiori partite della sua storia recente solo per autogol, goffo e insieme sfortunato. Come consolazione è come succhiare un chiodo arrugginito, ma facciamocela bastare.

L’analisi di questa sfida mai nata è terribilmente facile: agli azzurri non è riuscito niente. Non il recupero della palla, non il più elementare disegno di gioco (centrocampo esile come un filo di ragno), non il rinculo che tocca al centroboa (per Scamacca è una bocciatura forse senza appello), non la gestione delle corsie laterali dove la Spagna è padrona dei sette mari (per Di Lorenzo, un film di Dario Argento dal vivo). Nè i titolari nè i rincalzi hanno saputo ridurre una distanza abissale che il punteggio non racconta, visto che lo striminzito uno a zero è l’unica grazia (relativa) che ci cala dall’alto. Non basta per garantirci il passaggio agli ottavi, che dovremo strappare a nonno Modric (ci basterà un pareggio), e immaginiamo che le ginocchia azzurre un po’ tremeranno, anche solo per forza d’inerzia, visto il grottesco ballo al quale gli spagnoli ci hanno costretti.

Se non è stata solo una notte del tutto sbagliata, Spagna-Italia ridefinisce al ribasso le nostre ambizioni e ridisegna la gerarchia europea (e per carità di patria, oggi neppure pensiamo a quella mondiale). Forse ci eravamo illusi. Forse, in troppi continuano a giocare a pallone meglio di noi. Gli spagnoli di sicuro.

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