La Croazia ai raggi X: il risveglio di Kramaric, il rosario di Dalic e quell’amichevole del 1942
dal nostro inviato Franco VanniFRANCOFORTE – La Croazia torna a sperare. Non solo nel terzo posto nel girone, obiettivo che matematicamente era già alla sua portata prima di ieri sera, ma anche nel secondo. La sconfitta dell’Italia con la Spagna rimette in carreggiata la squadra del ct Zlatko Dalic, che vincendo contro gli Azzurri salirebbe a 4 punti, con la ragionevole speranza di passare agli ottavi alle spalle della Roja. Sempre che la squadra di De la Fuente non perda con l’Albania. In quel caso le cose si complicherebbero: la Spagna passerebbe con 6 punti, l’Italia sarebbe eliminata con 3 (ultima nel girone) e le due formazioni balcaniche sarebbero appaiate a quota 4. Avendo pareggiato fra loro, conterebbe la differenza reti.
1- Per la Croazia vietato pareggiare
Per ragioni di matematica, e per la propria gloriosa storia recente, la Croazia contro l’Italia vorrà fare la partita della vita. I biancorossi, che fin qui nel torneo hanno fatto due partite sotto il proprio livello raccogliendo un punto appena, devono vincere. Un pareggio contro l’Italia infatti qualificherebbe da secondi gli Azzurri e costringerebbe Modric e compagni a dovere tifare per la Spagna contro l’Albania, nel match che si giocherà in contemporanea, per sperare nel terzo posto. Al di là del calcolo, c’è l’evidenza: l’Italia vista contro la Spagna è una squadra bloccata, spuntata e decisamente vulnerabile.
2- I precedenti storici
Contro l’Italia, la Croazia ha uno storico ampiamente positivo: dei nove incontri totali, ne ha vinti 3, pareggiandone 5 e perdendo una sola volta, nel lontanissimo 1942 in amichevole. Va ricordato che dal 1920 al 1992, con la sola parentesi della Seconda guerra mondiale, i croati giocavano nella nazionale jugoslava. Nel derby del mar Adriatico, i croati hanno vinto nel 1994 per 2-1 nelle qualificazioni agli Europei, di nuovo per 2-1 al Mondiale 2022 e per 2-0 in un amichevole nell’agosto 2006. Da allora, negli ultimi 18 anni, solo pareggi, sempre per 1-1: all’Europeo 2012 e per due volte alle qualificazioni europee nel 2014 e nel 2015.
3- Il ranking e i risultati nel girone
Nel ranking mondiale Fifa, aggiornato a ieri, la Croazia è in nona posizione con 1728 punti e l’Italia segue in decima a quota 1724. In pratica, per entrambe le formazioni, un match più equilibrato non poteva esserci. La vicinanza nei valori è stata confermata anche dalle prime partite del girone: sonora confitta per entrambe contro la Spagna (la Croazia ha perso per 3-0, l’Italia 1-0 ma solo grazie a Donnarumma che ha parato tutto il parabile) e sorti diverse contro l’Albania, con cui l’Italia ha vinto 2-1 in rimonta, dopo avere incassato un gol dopo 23 secondi, mentre la Croazia ha pareggiato 2-2, in una delle partite più belle dell’Europeo.
4- La pressione sull’Italia
Per gli Azzurri, campioni in carica dopo la vittoria a Euro 2020, l’Europeo tedesco è l’occasione per compensare la mancata qualificazione al Mondiale in Qatar nel dicembre 2022, che segue quella nel 2018. La Croazia in Russia sei anni fa arrivò a giocarsi la finale con la Francia e a Doha arrivò terza, raggiungendo poi il secondo posto nella Uefa Nations League del 2022/23. Se per la Croazia un’eliminazione all’Europeo in corso sarebbe quindi un perdonabile passaggio a vuoto, per l’Italia si tratterebbe invece dell’ennesima delusione, in un decennio che ha avuto come unico acuto la vittoria a Wembley con l’Inghilterra nell’estate 2021.
5- Il dilemma centrocampo
Il reparto in cui la Croazia dovrebbe fare la differenza, è il centrocampo. Sulla carta, il trio formato da Modric, Brozovic e Kovacic dovrebbe essere il punto forte del 4-3-3 di Dalic. Nei fatti, finora, non è stato così. Contro la Spagna la mediana croata - come quella italiana – ha subito lo strapotere di Pedri, Rodri e Fabian Ruiz. Quel che più stupisce è che Modric e compagni siano andati in difficoltà anche contro l’Albania. Il capitano, dopo un primo tempo di disorientamento, ha trovato la bussola nella ripresa. Brozovic pare fuori forma dopo un anno di Arabia Saudita. Il migliore è stato Kovacic, che ha giocato un buon secondo tempo. Chi prevarrà, nella sfida con il centrocampo azzurro?
6- Il risveglio di Kramaric
Nelle qualificazioni a Euro 2024, in cui la Croazia è arrivata seconda dietro alla Turchia, quasi metà dei gol li ha segnati Andrej Kramaric.
Il 33enne di Zagabria gioca dal 2016 nell’Hoffenheim, di cui è il migliore marcatore della storia. Convocato già a Euro 2016 in Francia, è però nei Mondiali in Russia che si fa conoscere, giocando tutte e sette le partite, finale compresa, e segnando in Russia-Croazia, poi finita 2-2. In Qatar è stato eletto man of the match nella sfida vinta contro il Canada per 4-1. In questo Europeo tedesco, è partito male. Contro la Spagna, non è riuscito a sottrarsi alla guardia di Nacho e Le Normand, che a turno gli hanno reso la vita impossibile. Contro l’Albania è invece riuscito a segnare, rientrando sul destro e battendo Strakosha. Riusciranno a contenerlo, i centrali italiani?
7- La difesa da trovare
Al di là dei singoli, la Croazia ha un problema strutturale in difesa. Prende troppi gol. Più dei tre fatti dalla Spagna, che sarebbero potuti essere di più se la squadra di De la Fuente non avesse smesso di giocare, stupiscono i due incassati dall’Albania. Proprio su questo sta lavorando Dalic, nel ritiro di Neruppin, a nord di Berlino: il filtro del centrocampo, i raddoppi dei terzini e il dialogo fra i centrali. E deve ancora trovare la coppia titolare. Sutalo e Pongracic contro la Spagna hanno permesso a Morata e ai centrocampisti che si inserivano in area di fare quel che volevano. E la scelta di spostare Gvardiol in mezzo, al fianco di Sutalo, contro l’Albania non ha dato i risultati sperati. Non è escluso che il ct croato possa provare contro l’Italia una nuova combinazione.
8- La buona stella di Dalic
Chi non si preoccupa per niente è proprio lui, Zlatko Dalic, che ha una fede incrollabile nel proprio angelo custode. Prendendolo un po’ in giro, i suoi connazionali dicono che “parla con la Madonna”. Il riferimento è alla sua passione religiosa. Fervente cattolico, il ct croato tiene sempre in tasca un rosario, pronto a essere sgranato nei momenti più delicati della vita, partite comprese. Nato nel 1966 a Livno – al tempo repubblica socialista di Bosnia ed Erzegovina - l’ex centrocampista dell’Hajduk Spalato dal 2010 al 2017 ha allenato fra Arabia Saudita ed Emirati, prima di essere richiamato in patria, sulla panchina della nazionale. Sotto la sua guida, la Croazia ha raggiunto i migliori risultati della propria storia, conquistando l’argento a Russia 2018, il bronzo a Qatar 2022 e il secondo posto alla Uefa Nations League del 2022/23.