FIRENZE - Il regista della Fiorentina appassionato di cinema, che legge Mann e ascolta Guccini, il ragazzo che poteva fare lo sciatore come l'altro valdostano ex Juventus Savona ora al Nottingham Forest, non è una meteora a Coverciano: il ct Gattuso ne vuole misurare l'affidabilità internazionale. Il calcio occupa oggi la parte fondamentale della vita di Hans Nicolussi Caviglia, a maggior ragione adesso che, a 25 anni, il battesimo con l'Italia segna la possibile svolta della sua carriera. Ma questo non gli impedisce di coltivare ancora le sue passioni e i suoi rapporti. Guccini lo ha incontrato di persona, andandolo a trovare a Pavana, il paese del cantautore emiliano: "Avere appigli e interessi anche fuori dal campo è molto importante. La mia carriera può ricordare un film come "2001 Odissea nello spazio": si passano momenti difficili, ma si trova dentro se stessi la forza per ottenere quello che vogliamo. Questo incontro con Guccini, una passione che mi è stata trasmessa da mio pad…
FIRENZE - Il regista della Fiorentina appassionato di cinema, che legge Mann e ascolta Guccini, il ragazzo che poteva fare lo sciatore come l'altro valdostano ex Juventus Savona ora al Nottingham Forest, non è una meteora a Coverciano: il ct Gattuso ne vuole misurare l'affidabilità internazionale. Il calcio occupa oggi la parte fondamentale della vita di Hans Nicolussi Caviglia, a maggior ragione adesso che, a 25 anni, il battesimo con l'Italia segna la possibile svolta della sua carriera. Ma questo non gli impedisce di coltivare ancora le sue passioni e i suoi rapporti. Guccini lo ha incontrato di persona, andandolo a trovare a Pavana, il paese del cantautore emiliano: "Avere appigli e interessi anche fuori dal campo è molto importante. La mia carriera può ricordare un film come "2001 Odissea nello spazio": si passano momenti difficili, ma si trova dentro se stessi la forza per ottenere quello che vogliamo. Questo incontro con Guccini, una passione che mi è stata trasmessa da mio padre, è stato molto bello: ci siamo sentiti quando ero a Torino e poi ho avuto la possibilità di pranzare con lui".
La guerra: “Una sconfitta per l'umanità”
Un ragazzo con gli occhi così aperti non li ha ovviamente tenuti chiusi sulla vicenda di Gaza: "Per rispetto delle competenze rimando a quello che ha detto il presidente Gravina. Siccome il calcio è fondato sul rispetto delle regole, mi auguro che si agisca così in tutti gli ambiti. Ogni guerra è una sconfitta per l'umanità".
Nicolussi Caviglia su Kean leader
In questa Nazionale c'è un coetaneo di Nicolussi Caviglia, suo compagno di squadra anche alla Fiorentina. Lui, in effetti, conosce Kean meglio di chiunque altro a Coverciano: "Con Moise il rapporto è unico, ci conosciamo da tutta la vita, l'ho visto crescere. Non siamo macchine, ci sono momenti diversi in un percorso, ma lui lavora sempre al massimo e lo può dimostrare. Ha fatto uno step fondamentale: può essere leader". Il modello di riferimento, però, non è un attaccante: "Per me è sempre stato Cruyff, mi ha ispirato come anche Pirlo, esempio massimo di un play moderno. Io sento un orgoglio enorme per essere arrivato qui da una regione così piccola e dopo le parole di Gattuso sento ancora più forte la responsabilità. Penso che si debba credere sempre nella crescita del giocatori nei settori giovanili".
Cambiaghi e gli italiani di seconda generazione
Le convocazioni di Baldini per l'Under 21 segnano un momento cruciale: 7 su 25 sono italiani di seconda generazione e associano gli azzurrini del calcio alle nazionali vincenti di atletica e pallavolo e alle nazionali europee in netto vantaggio su questo profilo, come Francia, Germania, Inghilterra e Spagna, oltre a spazzare via naturalmente ogni idea di razzismo. Cambiaghi, fantasista del Bologna, conferma questa lettura: "Non tocca a noi parlarne in questo momento, ma è chiaro che siamo in un'epoca di evoluzione e crescita costanti. Sono giocatori di grande livello, il futuro della Nazionale è anche questo".
Cambiaghi e la foto di Berlino
Gattuso è stato un idolo dell'altro neoconvocato Cambiaghi, fantasista del Bologna, fin da bambino, letteralmente. Nell'archivio delle sue foto spicca quella che lo ritrae a Berlino la notte della vittoria dell'Olympiastadion al Mondiale 2006: "Un ricordo che porterò sempre con me, nasce dalla passione di tutta la famiglia: mio nonno e mio papà mi hanno accompagnato a vedere la finale. Ho ricordi vaghi, non avevo ancora 6 anni. Rimarranno sempre nel mio cuore".
Il rapporto con Italiano, suo allenatore al Bologna, è un passaggio essenziale della carriera di Cambiaghi: "Devo tanto al mister, mi ha voluto fortemente al Bologna e dopo il mio serio infortunio al ginocchio è stato bravo ad aspettarmi. Ha idee innovative e molto belle". Lo studio degli attaccanti esterni è una costante delle sue giornate: "Ho guardato molto Insigne e Chiesa. Studio parecchio chi gioca nella mia posizione, i movimenti e la velocità di esecuzione: faccio sempre tesoro di tutte le esperienze. Magari, quando sono uscito dall'Atalanta, non ero ancira pronto: le stagioni che ho fatto in prestito mi sono servite tutte, in serie B e in serie A".