✕

Nazionale, Gattuso: “Chiesa non viene per sua scelta”

Ascolta l'audio

Il ct azzurro prepara la sfida con la Moldova di giovedì e con la Norvegia di domenica senza Kean e uno degli attaccanti migliori che “ancora non se la sente”
5 minuti di lettura

Firenze. Stavolta c’è spazio per tutti. La prima delle ultime due partite del 2025 della Nazionale, quella di giovedì in Moldova, servirà a Gattuso per provare chi di solito gioca meno: ci sarà dunque presumibilmente posto dall’inizio per Bellanova e per il recuperato Buongiorno, mentre in corso d’opera sperano di trovare minuti i milanisti Gabbia e Ricci e Cambiaghi, l’esterno del Bologna convocato per rimpiazzare tra i 27 convocati l’infortunato Kean. Invece il duello di Milano con la Norvegia, domenica prossima 16 novembre, servirà al ct per valutare i titolari nell’unico esame di alto livello possibile prima dei play-off di marzo, ai quali l’Italia è destinata salvo improbabile caduta dei norvegesi mercoledì con l’Estonia. Lo stesso commissario tecnico ha illustrato il suo piano: “Questi 7-8 giorni non saranno una scampagnata, mi aspetto il massimo impegno e che la squadra prosegua il lavoro fatto finora. Metteremo in campo nella prima i giocatori che hanno avuto poco spazio finor…

Firenze. Stavolta c’è spazio per tutti. La prima delle ultime due partite del 2025 della Nazionale, quella di giovedì in Moldova, servirà a Gattuso per provare chi di solito gioca meno: ci sarà dunque presumibilmente posto dall’inizio per Bellanova e per il recuperato Buongiorno, mentre in corso d’opera sperano di trovare minuti i milanisti Gabbia e Ricci e Cambiaghi, l’esterno del Bologna convocato per rimpiazzare tra i 27 convocati l’infortunato Kean. Invece il duello di Milano con la Norvegia, domenica prossima 16 novembre, servirà al ct per valutare i titolari nell’unico esame di alto livello possibile prima dei play-off di marzo, ai quali l’Italia è destinata salvo improbabile caduta dei norvegesi mercoledì con l’Estonia. Lo stesso commissario tecnico ha illustrato il suo piano: “Questi 7-8 giorni non saranno una scampagnata, mi aspetto il massimo impegno e che la squadra prosegua il lavoro fatto finora. Metteremo in campo nella prima i giocatori che hanno avuto poco spazio finora: da loro mi aspetto che diano il massimo. Nella seconda cambieremo: sappiamo che la Norvegia può metterci in difficoltà, ma quella è una partita che si prepara da sola. Per me è più importante quella in Moldova per l’atteggiamento”.

Gli infortuni e l’importanza dello stage

Gattuso dovrà affrontare dopo la partita con la Norvegia il problema classico del suo nuovo mestiere: il lungo letargo invernale delle nazionali, 4 mesi senza partite che nel caso specifico diventano ancora di più un’incognita, perché gli azzurri si ritroveranno solo a pochi giorni dagli appuntamenti decisivi per il loro destino: gli spareggi di marzo (semifinale e finale) per andare al Mondiale americano. La questione s’ingarbuglia ulteriormente per gli assenti di questa tornata, tra i quali spicca Kean: per loro la parentesi senza Nazionale si allunga di un altro mese: “Moise non doveva giocare in Conference League con la Fiorentina, è stato buttato dentro e ha rischiato. Ma abbiamo quattro mesi, lo ritroveremo”.

Diventa comunque ancora più importante mettere in calendario uno stage a Coverciano (10-11 febbraio le date plausibili), che spezzi la lunga parentesi e permetta al ct di rivedere la squadra e ai giocatori di rimettere la Nazionale al centro dei loro pensieri in una fase della stagione particolarmente incentrata sui club: “Non si può anticipare la giornata di campionato prima del raduno di marzo. Questo mese abbiamo lavorato su tutto il programma: potremo trovare uno spazio a febbraio per lo stage, sperando di riuscirci. Ci stiamo lavorando, dobbiamo ringraziare anche la Lega Serie A. Ma i club, con tutto il bene che ci vogliono, non possono trovare uno spazio nel calendario che non c’è. Spetterà a noi andare a trovare i calciatori, organizzare una cena o incontri nelle varie città, anche a Londra per chi gioca in Premier League. I quattro mesi senza partite? Abbiamo messo giù il programma fino al 15-16 gennaio. Andremo a vedere la Supercoppa in Arabia a gennaio, vedremo un sacco di partite: non staremo certo fermi”.

Tonali e il rischio squalifica

Nella programmazione in vista dei play-off è entrato anche il delicato tema delle squalifiche (Bastoni ha già scontato un turno, Barella sarà fuori in Moldova). Le diffide si azzerano agli spareggi, ma gli attuali diffidati, in caso di cartellino giallo con la Norvegia, rischierebbero di saltare la semifinale: è per questo che a Tonali, pilastro del centrocampo, verrà risparmiata la partita di San Siro, mentre dovrebbe essere in campo a Chisinau: “Gli ho già parlato una decina di giorni fa. Non possiamo permetterci di perderlo per la semifinale, vedo difficile che possa giocare con la Norvegia”. Gli altri due diffidati sono Cambiaso e Frattesi: anche per loro va valutato l’impiego in una o in entrambe le ultime due partite del girone di qualificazione.

L’occasione per Esposito

L’infortunio di Kean diventa un’occasione per Esposito: è il giovane centravanti interista il più serio candidato ad affiancare Retegui a Milano coi norvegesi, se Gattuso confermerà il sistema con le due punte, finora l’elemento tattico vincente della sua gestione: “Kean manca, ma abbiamo attaccanti forti. Ci aspettiamo tanto da chi è qui”. Pio Esposito a volte è un po’ chiuso nell’Inter dalla concorrenza, come del resto Raspadori nell’Atletico Madrid: “Non è vero che il calcio italiano non è di alto livello. Poi è innegabile che in Premier League si faccia un altro sport: per i soldi che circolano e per i giocatori che ci sono. Ogni settimana, quando andiamo a vedere le partire in sere A, troviamo squadre con uno o due giocatori italiani, 60-65 in tutto. Non è la qualità del nostro campionato il problema. Pensate al peso che deve sopportare: non può sbagliare le occasioni che ha. Anche Raspadori è un giocatore forte, il fatto che stia giocando pochissimo mi fa stare male. Forse qualche stadio nuovo in Italia aiuterebbe, ma la situazione è questa”. Vedendo partite, qualche novità è spuntata: “Bisogna essere onesti: Zaniolo e Palestra, ad esempio, hanno fatto cose interessanti, anche se per ora abbiamo preferito lavorare con chi ha iniziato il percorso. Ma le porte non sono chiuse per nessuno, guardiamo tutti. Berardi? Nessuno ne mette in dubbio le qualità, lo sto seguendo, so quello che può dare. Scamacca? Se è qui, è perché credo in lui”.

Chiesa non se la sente ancora

Un discorso a parte vale per Chiesa, ancora assente a Coverciano, malgrado qualche ottimo spezzone di partita col Liverpool. Il ct non ignora i suoi progressi, ma il diretto interessato non si sente ancora di tornare in Nazionale: “Parlo spesso con lui, bisogna rispettare le scelte e i problemi che ognuno di noi ha. Io devo rispettare quello che mi dice il giocatore. Se è una scelta più sua? Sì, è così”.

La tattica e i tanti 0-0

La prevalenza degli 0-0 in serie A e il ritmo di gioco non intensissimo hanno secondo il ct una spiegazione chiara: “I numeri parlano, la tattica nel nostro campionato la fa da padrone, gli spazi sono molti meno: a campo aperto, in altri campionati, ci sono altri picchi di velocità”. L’alternanza tra il 4-4-2 e il 3-5-2 è ormai consolidata: “Lo facciamo in base all’avversario: se una squadra sa fare più moduli, questa è una risorsa. Il regista? Lo abbiamo, qui ci sono Locatelli e all’occorrenza Ricci. Divertirmi guardando le partite? Io devo vedere i giocatori: non sono solo i giocatori ad andare veloce, ma la palla. Quando giochiamo con le due punte, servono accorgimenti per non perdere l’equilibrio. Mi piace coraggio di Italiano e Gasperini con Bologna e Roma: Mancini ogni tanto sembra Cafu. Sono due allenatori che non hanno paura”. Calafiori è un possibile jolly: “Non sa fare solo il centrale o il terzino sinistro nell’Arsenal, ma anche la mezzala: è un giocatore smart”.

Viscidi e le Under vincenti

Il serbatoio del calcio italiano, spiega Gattuso, non è affatto esangue: “Venti giorni fa c’è stata una riunione molto importante con Viscidi e Buffon. Ai nostri tempi le giovanili vincevano poco, a parte l’Under 21. Ora invece succede, segno che il materiale c’è. Bisogna alzare l’asticella, non bloccare i ragazzi all’Under 19: dobbiamo permettere che crescano, anche lasciandoli sbagliare. Fino a 21 anni non bisogna battezzare un giocatore, serve un po’ di pazienza”.

Gattuso su Spalletti, Conte e difesa

Il ct rivela di avere parlato col suo predecessore, neo allenatore della Juventus: “L’ho chiamato per l’in bocca al lupo. Mi ha ringraziato e mi ha chiesto se avevo bisogno di qualcosa”. Su Conte Gattuso ha le idee chiarissime: “Il Napoli è un grande allenatore. A Napoli ho lavorato, è difficile riconfermarsi quando si vince, ma la classifica è apertissima”. Il tema della fragilità difensiva è generale: “È cambiato il calcio, non si difende più di reparto, è un fenomeno mondiale, non capita solo in Italia. Semmai possiamo parlare di allenamento: ci sono giocatori forti che non colpiscono di testa perché è un fondamentale che si allena di meno. Non è che non sappiamo più difendere: è che ora si gioca e si lavora diversamente”.

Il ritorno a Milanello e i progressi di Gabbia

Da venerdì, prima della partita di Milano con la Norvegia, Gattuso tornerà da ct a Milanello, dove ha vissuto da calciatore e da allenatore: “Emozionato? No, a Milanello ho passato 14-15 anni: avrò tanti ricordi sì, ma ho anche tante cose alle quali pensare. Gabbia centrale nel Milan? Gli ho detto che è cresciuto molto, era tempo che non lo vedevo, mi piace come interpreta allenamenti e partite. Sapevo che era un ragazzo serio, in questi anni migliorato molto. Sbaglia poco: quando uno è umile, è già tantissimo”.

Gli azzurri e la ricerca sul cancro

In occasione del 60° anniversario di Fondazione Airc, gli Azzurri, a sostegno di Un gol per la ricerca, il ct e i giocatori della Nazionale raccolgono il testimone dai calciatori della serie A, proseguendo la mobilitazione del mondo del pallone al fianco di oltre 5000 ricercatrici e ricercatori al lavoro nei laboratori di oltre cento istituzioni in tutto il Paese per migliorare la prevenzione, la diagnosi e la cura del cancro: inviteranno tifosi e appassionati alle donazioni con SMS o chiamate da telefono fisso al numero 45521 o sul sito airc.it. La formazione di Un gol per la ricerca è guidata da Gianluigi Buffon e coinvolge ricercatori, volontari, ambassador, partner, donatori e persone che hanno affrontato la malattia. Tra gli ambassador Airc Francesco Acerbi, Lorenzo De Silvestri e Claudio Marchisio.

Leggi i commenti