Chinisau – La quinta vittoria su cinque partite di Gattuso ct, apparentemente la più superflua, ha fornito in realtà indicazioni precise. L’ha infatti garantita, a secondo tempo inoltrato, l’ingresso di quattro titolari, che hanno evitato a un soffio dalla fine un inglorioso 0-0. Le riserve, schierate in massa (con l’eccezione di Tonali) per testarne l’affidabilità, non sono riuscite a venire a capo della Moldova, inutilmente schiacciata sotto l’80% di possesso palla. Poi, via via, Retegui, Pio Esposito, Dimarco e Politano hanno impresso la svolta, che si è concretizzata solo all’88’ nella testata in avvitamento di Mancini su cross di Dimarco e in quella al 92’ di Pio Esposito, alla seconda rete in quattro partite, sull’assist di Politano.
La rabbia di Gattuso
Gli Ultras Italia, che con uno striscione intendevano giustificare la sassaiola killer contro un pullman di tifosi a Rieti definendola una fatalità, hanno contestato la squadra, suscitando l’ira del commissario tecnico: «Quei cori sono una vergogna, inaccettabili. Sei partite di fila vinte nel girone non bastano per andare al Mondiale? Non dovete chiederlo a me, ma a chi fa i regolamenti».
Domenica la Norvegia
Prima che l’Italia scendesse in campo, il 4-1 della Norvegia all’Estonia aveva già scritto la classifica del girone di qualificazione per l’America, derubricando questa partita nello stadietto dello Zimbru a prima prova sul valore della squadra in vista degli spareggi di marzo. Sotto i riflettori che squarciavano il buio di Bulevardul Dacia, la Nazionale non è stata luminosa. Domenica prossima a San Siro proverà a esserlo nel confronto con i norvegesi, già certi del viaggio in America, a meno di una inimmaginabile vittoria per 9-0 degli azzurri: tecnicamente sarà la verifica più importante, visto che la affronteranno i titolari. L’esame per le riserve non è andato benissimo.
La difesa della Moldova
Il primo tempo si è rivelato un campionario di sovrapposizioni e fughe sulla fasce, di imbucate frontali e di corner, con la Moldova necessariamente rattrappita nella propria metà campo e incitata dal pubblico a resistere alle spallate degli azzurri. La muraglia di Popescu non è crollata, per qualche ghirigoro di troppo da parte degli assaltatori e per la poca decisione al tiro, peccato in verità non nuovo: stavolta i peccatori sono stati Raspadori, Scamacca, Cristante e Mancini. Così, su una leggerezza in palleggio, è diventato concreto il rischio del contrappasso allo spreco, ma Postolachi, mestierante del campionato romeno, ha emulato i più illustri colleghi, sparacchiando alto tutto solo.
I guizzi di Mancini e Pio Esposito
Nella ripresa il copione non è cambiato, con le evidenti difficoltà di tramutare in gol l’egemonia causa traffico sull’impostazione di Cristante e Tonali, imprecisioni tecniche assortite e scarsa efficacia della coppia d’attacco Raspadori-Scamacca. Gattuso ha allora sostituito il duo col tandem Retegui-Pio Esposito e la differenza di peso in area è emersa subito. La spallata decisiva, però, è arrivata alla mezz’ora dall’innesto sulle fasce di Dimarco e Politano per Cambiaso e Orsolini: la qualità tecnica è migliorata e il 2-0 ne è stato logica conseguenza. La Nazionale ha assunto sembianze più simili a quella che domenica (con Frattesi incursore) si confronterà con la Norvegia. Il 3-5-2 di Milano sarà l’ultima verifica prima dei play-off.