Rivera: “Perdere così è umiliante. Gattuso non è entrato nella testa dei giocatori”
di Andrea SereniGianni Rivera e Sandro Mazzola prima di un Milan-Inter
Milano – Sessanta partite con la maglia azzurra. Il mitico gol del 4-3 alla Germania nella partita del secolo. Ma Gianni Rivera soltanto pochi giorni dopo quell’impresa, ha dovuto vivere anche i fischi dei tifosi azzurri: all’aeroporto di ritorno a casa dal Messico. La colpa, si fa per dire, di quella Nazionale era aver perso 4-1 la finale contro il Brasile di Pelé. Erano anni in cui il concetto di fallimento, per l’Italia, era decisamente lontano da quello attuale.
Gianni Rivera, perché la Nazionale è crollata contro la Norvegia?
«Mi ha sorpreso notare un divario così ampio. Nel secondo tempo sembrava di vedere il Brasile contro nessuno. Colpa nostra, sono una buona selezione ma certo non il Brasile. È stato umiliante e strano. Eravamo in balia degli avversari. Magari loro sono andati oltre le loro possibilità, ma l’Italia non può essere questa».
Come siamo arrivati a questo punto, secondo lei?
«Campioni non ne abbiamo più, ma i problemi della Nazionale sono tanti, non è solo una quest…
Milano – Sessanta partite con la maglia azzurra. Il mitico gol del 4-3 alla Germania nella partita del secolo. Ma Gianni Rivera soltanto pochi giorni dopo quell’impresa, ha dovuto vivere anche i fischi dei tifosi azzurri: all’aeroporto di ritorno a casa dal Messico. La colpa, si fa per dire, di quella Nazionale era aver perso 4-1 la finale contro il Brasile di Pelé. Erano anni in cui il concetto di fallimento, per l’Italia, era decisamente lontano da quello attuale.
Gianni Rivera, perché la Nazionale è crollata contro la Norvegia?
«Mi ha sorpreso notare un divario così ampio. Nel secondo tempo sembrava di vedere il Brasile contro nessuno. Colpa nostra, sono una buona selezione ma certo non il Brasile. È stato umiliante e strano. Eravamo in balia degli avversari. Magari loro sono andati oltre le loro possibilità, ma l’Italia non può essere questa».
Come siamo arrivati a questo punto, secondo lei?
«Campioni non ne abbiamo più, ma i problemi della Nazionale sono tanti, non è solo una questione di chi va in campo. Abbiamo tanti temi inevasi che dovrebbero essere affrontati dalla federazione, troppo facile addossare le responsabilità solo sui giocatori».
Ha sentito cosa ha detto Gattuso sul sistema di qualificazione? In un girone più morbido ci saremmo qualificati ai Mondiali senza dover passare dai play-off?
«Come facciamo a esserne sicuri? Ripeto, la Norvegia è un’ottima squadra con un fuoriclasse come Haaland, ma è stata l’Italia a farla sembrare di un’altra categoria».
Sembra quasi che il rendimento dei nostri migliori giocatori cambi tra club e Nazionale.
«C’è Bastoni che l’Inter considera un difensore eccezionale, poi con l’Italia fa errori tragici. Evidentemente in azzurro non ha le stesse certezze a cui riesce ad affidarsi quando gioca con la sua squadra».
Pensa che Gattuso abbia l’esperienza e le capacità per portare l’Italia ai Mondiali?
«Non conosco abbastanza Rino per dare un giudizio. Però ho letto che erano stati contattati altri allenatori prima di lui, e hanno rifiutato. Su questo andrebbe fatta una riflessione. Certo guardando la partita domenica mi è parso che Gattuso non sia riuscito a entrare nella testa dei calciatori».
Il rischio, concreto, a questo punto, è di rimanere fuori per la terza volta di fila dai Mondiali?
«Il trend negativo dura da 15 anni. C’è qualcosa che non funziona. Probabilmente anche per questo tecnici di valore hanno declinato le proposte della federazione».
Ai suoi tempi l’Italia si divideva sulla staffetta tra lei e Mazzola. Poi abbiamo avuto Antognoni, Baggio, Totti e Del Piero. Perché non nascono più veri numeri 10?
«La colpa è delle mamme (ride). A parte gli scherzi, ormai quel tipo di giocatore non esiste più, ma non solo in Italia: chi ha talento ormai si sposta sulle fasce».
Ma è fuori di dubbio che il calcio italiano si sia decisamente impoverito di talenti.
«L’ingresso sulla scena dei procuratori ha danneggiato il sistema. Oggi le famiglie devono pagare gli agenti per far giocare i bambini. Se non si è ricchi, i ragazzi possono essere talentuosi ma comunque non avere mai una reale possibilità di emergere. Il rischio è che, se non si pone un freno a questa deriva, la situazione peggiori».
Come andrebbe ristrutturato il sistema?
«Guardi, io preferisco non dire niente. Consigli a me non ne ha chiesti nessuno. Ho provato a dire al presidente della Figc Gravina che ero a disposizione, ma lui non mi ha chiamato. Non pensa che uno come me possa essere utile al movimento».
Il problema è da inquadrare al presente o bisogna riferirsi a quello che non è stato fatto nei dieci anni precedenti?
«Le crisi vanno affrontate giorno dopo giorno. Se non ci si comporta bene quotidianamente, poi crescono».
Lei è stato coinvolto anni fa nel settore tecnico.
«Quando il presidente federale era Tavecchio. Mi propose la panchina della Nazionale, ma all’epoca non avevo ancora il tesserino da allenatore».
Oggi ci sono le persone giuste al comando?
«I risultati sono la prima cosa. Chi è bravo vince. Speriamo accada. Altrimenti sarebbe giusto pensare a una riorganizzazione».