Ambrosini: “Conta il fattore mentale, le sconfitte con la Nazionale pesano. Serve coraggio”
di Franco VanniMassimo Ambrosini ha visto Italia-Norvegia su uno schermo, perché ha scelto di essere sugli spalti della Inalpi Arena per le Finals a Torino, ad applaudire Alcaraz e soprattutto Sinner. Presto tornerà a concentrarsi su San Siro: commenterà il derby in studio a Dazn – che lo trasmetterà in esclusiva - dopo i tanti che ha vissuto su quel campo, anche da capitano, con la maglia del Milan.
Ambrosini, ha fatto bene il suo amico Gattuso a scusarsi per la sconfitta contro la Norvegia?
«Certo, serve a prendere coscienza di quel che è successo, assumersi la responsabilità e ripartire. In carriera, Rino ha sempre saputo tirare fuori il meglio dalle situazioni complicate».
Qual è il più grande problema di questa Nazionale?
«Ancor più degli aspetti tecnici, conta i…
Massimo Ambrosini ha visto Italia-Norvegia su uno schermo, perché ha scelto di essere sugli spalti della Inalpi Arena per le Finals a Torino, ad applaudire Alcaraz e soprattutto Sinner. Presto tornerà a concentrarsi su San Siro: commenterà il derby in studio a Dazn – che lo trasmetterà in esclusiva - dopo i tanti che ha vissuto su quel campo, anche da capitano, con la maglia del Milan.
Ambrosini, ha fatto bene il suo amico Gattuso a scusarsi per la sconfitta contro la Norvegia?
«Certo, serve a prendere coscienza di quel che è successo, assumersi la responsabilità e ripartire. In carriera, Rino ha sempre saputo tirare fuori il meglio dalle situazioni complicate».
Qual è il più grande problema di questa Nazionale?
«Ancor più degli aspetti tecnici, conta il fattore mentale: gli azzurri portano il peso di un Paese che vive di calcio, eppure ai più giovani non ha mai fatto vivere un’estate a tifare per la Nazionale ai Mondiali».
Da qui a marzo c’è tempo a sufficienza per risolvere i problemi? E cosa si può fare?
«Serve coraggio. Non siamo stati più forti della Norvegia, ma dovremo essere più bravi di qualsiasi squadra che affronteremo. Quattro mesi, fra campionato e coppe, aiuteranno i giocatori nel reset mentale. Le sconfitte con la Nazionale pesano. Ero in campo nella finale di Euro 2000 contro la Francia, so di cosa parlo».
La serie A dovrebbe adeguare il proprio calendario per aiutare gli Azzurri?
«È giusto che uno sforzo si faccia, ma senza forzature. La Lega e i club devono anche preservare la regolarità del campionato».
Lo stage di febbraio può essere prezioso per Donnarumma e compagni?
«Aggiungere impegni e viaggi in una stagione già logorante di solito non serve. Ma in questo caso può essere utile. Guardarsi in faccia, un mese prima del momento decisivo, può aiutare a eliminare le scorie e superare il trauma».
Lei domenica ha preferito gli spalti dell’Inalpi Arena a quelli di San Siro. Col senno di poi, ci ha visto giusto…
«Un’esperienza stupenda. Dalla partita all’organizzazione, Torino ha messo in atto uno spettacolo di eccellenza».
Il talento che manca nel calcio lo abbiamo nel tennis. Come lo spiega?
«Il talento deve essere nutrito da ambizione e voglia feroce, o si disperde. Jannik è l’esempio».
Ha compreso le ragioni di Sinner e Musetti, che hanno preferito non giocare la Davis?
«Da tifoso avrei sperato nella rinuncia a un altro torneo, ma ogni sport ha i suoi ritmi. Non gioco a tennis né a padel, a differenza di Bobo Vieri, che domenica dopo il derby tra Inter e Milan sarà in studio con me a Fuoriclasse: per l’occasione, ci sarà anche Gigi Buffon».
Che derby si aspetta? Come lo giocheranno Chivu e Allegri?
«L’Inter, che ama manovrare, attaccherà. Il Milan sarà pronto a ripartire e a prendersi tutti gli spazi».
Allegri lo ha avuto come allenatore. Come preparava le partite importanti?
«Lavorava sui punti deboli degli avversari. Era bravo a replicare in gara quel che provava in allenamento. E infondeva sicurezza, scacciando alibi e paura».
La emoziona vedere Modric in maglia rossonera?
«Riempie il cuore di chiunque ami il calcio. Campioni simili vanno oltre i colori, sono un dono. Con Rabiot e Maignan, è il leader carismatico del Milan. Dal punto di vista tecnico, la differenza può farla anche Leao».
Dove si deciderà il derby?
«Scelgo il duello tra Modric e Çalhanoglu, visto che Chivu alza molto Çalha sul play avversario. E i difensori dell’Inter dovranno contenere le folate del Milan».
Chi vincerà?
«Non ci becco mai. E mica solo con il calcio: domenica, per esempio, pensavo che Alcaraz a Torino avrebbe vinto in due set».