Donnarumma capitano coraggioso: “Qui per dare l’esempio, mi piacerebbe andare alle Olimpiadi”
di Enrico CurròFirenze - Ha cercato di essere un capitano coraggioso, per indicare ai compagni la rotta verso il Mondiale. Adesso, due mesi dopo la caduta di Zenica, Gigio Donnarumma è diventato un capitano che incoraggia: la chioccia, in senso letterale, della Nazionale più giovane della storia, 20 anni e 6 mesi la media d’età. È anche l’unico, tra i veterani, ad avere chiesto al ct pro tempore Silvio Baldini di essere nel gruppo travasato dalle Under alla Nazionale maggiore per le due amichevoli in Lussemburgo e in Grecia. Ma non c’è stato il fuggi fuggi per andare in vacanza, assicura, né tanto meno la fuga dalle responsabilità: “Io ho dato la mia disponibilità, ma anche gli altri sarebbero venuti, tutti: vogliono riportare l’Italia in alto. Io da capitano mi sono sentito in dovere di chiamare Baldini, ma è stata sua la decisione. Sono contento di essere qui e di potere dare l’esempio, di potere portare la mia esperienza. Le Olimpiadi del 2028? Speriamo di andarci: io, se potrò essere di aiuto, a…
Firenze - Ha cercato di essere un capitano coraggioso, per indicare ai compagni la rotta verso il Mondiale. Adesso, due mesi dopo la caduta di Zenica, Gigio Donnarumma è diventato un capitano che incoraggia: la chioccia, in senso letterale, della Nazionale più giovane della storia, 20 anni e 6 mesi la media d’età. È anche l’unico, tra i veterani, ad avere chiesto al ct pro tempore Silvio Baldini di essere nel gruppo travasato dalle Under alla Nazionale maggiore per le due amichevoli in Lussemburgo e in Grecia. Ma non c’è stato il fuggi fuggi per andare in vacanza, assicura, né tanto meno la fuga dalle responsabilità: “Io ho dato la mia disponibilità, ma anche gli altri sarebbero venuti, tutti: vogliono riportare l’Italia in alto. Io da capitano mi sono sentito in dovere di chiamare Baldini, ma è stata sua la decisione. Sono contento di essere qui e di potere dare l’esempio, di potere portare la mia esperienza. Le Olimpiadi del 2028? Speriamo di andarci: io, se potrò essere di aiuto, andrò con grande piacere”.
La ferita della Bosnia
Il dolore per il terzo Mondiale mancato consecutivamente (Donnarumma era in panchina contro la Svezia nel 2017 e in campo nel 2022 contro la Macedonia del Nord) è stato subito acutissimo, racconta: “Una mazzata durissima: per due giorni non sono riuscito ad allenarmi col Manchester City. Mi è caduto il mondo addosso, una dei più grandi dolori della mia vita. È stata più dura dell’altra volta, con la Macedonia del Nord, non so neanche spiegare il perché. Si era creata un’atmosfera magica, un po’ come all’Europeo vinto nel 2021. Ma ci farà bene portarci dietro questa ferita”.
La gratitudine verso Gattuso e Buffon
L’alchimia descritta dal portiere ha lasciato il posto all’incredulità per il risultato: “L’Italia di Gattuso era un gruppo davvero magico, anche grazie al Mister, a Gigi Buffon, al Presidente. Le immagini del dolore dei miei compagni non le dimenticherò mai”.
L’Italia dei giovani promette bene
Proprio la sua veste di guida della nuova, giovanissima Nazionale permette a Donnarumma di valutare i ragazzi coi quali si è allenato a Coverciano per la prima volta, parando tra l’altro in partitella tutto il possibile: quasi un avviso di ingresso nel calcio dei grandi: “Ripartiamo da un gruppo di calciatori giovani che in allenamento mi hanno impressionato e che possono tenere un ritmo alto, giocando in molti nei campionati esteri: in Premier, in Bundesliga e in Ligue 1”. Le tre finaliste di coppa della Premier League non sono casuali: “È inutile girarci intorno, si impara tanto. Da un anno sono in Inghilterra e lì possono tenere un ritmo alto. Questi ragazzi che sono qui sono spugne, recepiscono tutto e vanno forte. Baldini sta creando un gruppo di uomini. Ci daranno una grande mano nei prossimi anni. Bisogna fidarsi di noi, ma lo dobbiamo dimostrare sul campo. Per conquistare la fiducia dei tifosi, servono le prestazioni sul campo. Le parole le porta via il vento”.
Nessun veto al ct straniero, ma niente endorsement per Guardiola
L’incognita, fino all’elezione del successore di Gabriele Gravina al vertice della Figc, è su chi guiderà dalla panchina i tanti novizi. Donnarumma non si pronuncia sul nome del futuro ct, però non ritiene che debba esserci alcuna pregiudiziale sul passaporto: “Non sarebbe un problema, se fosse uno straniero”. Sulla deduzione successiva, cioè sulla candidatura del catalano Pep Guardiola, avallata anche dal ministro dello sport Abodi, il capitano dell’Italia non fornisce tuttavia indizi, malgrado l’evidente feeling che ha avuto con lui a Manchester, dove il vincente Pep è stato appena rimpiazzato dall’italiano Enzo Maresca: “Avrei voluto ancora Guardiola al City: ha fatto la storia per 10 anni, ma la sua volontà era di fermarsi e avrà avuto le sue ragioni. Non ho parlato con lui dell’Italia, non spetta a me”, è il solo lapidario commento.
I fallimenti del calcio italiano
Donnarumma spiega che il calcio italiano non può restare fermo alla delusione di Zenica e alle recriminazioni, magari per l’arbitraggio: “Bisogna un po’ scrollarsi di dosso queste mancate qualificazioni, Certo, pesano, siamo esseri umani. L’espulsione sull’1-0 l’avevamo assorbita, ma la verità è che abbiamo lottato fino alla fine, con occasioni da gol anche in inferiorità numerica. L’1-1 quando eravamo tranquilli, ci ha sorpreso, ma abbiamo reagito bene. Quello che ha fatto più male è vedere ciò che ha passato chi ha dovuto lasciare. Bisogna ripartire dallo spirito di quella squadra”.
Il giallo del foglietto in Bosnia
L’episodio del foglietto che gli è stato rubato durante i calci di rigore è diventato virale sul web: “Un po’ di nervosismo era inevitabile: ti rubano un foglietto e ti prende il nervosismo, ma non ci sono stati problemi”.
Il Mondiale da spettatore
Donnarumma non ha molta voglia di vivere da spettatore l’imminente Mondiale americano: “Tiferò per i miei compagni del City, ma farò fatica a guardare le partite, guarderò ben poco. Staccherò con le partite al video e riprenderò il 20 luglio, dopo la finale