Firenze – «Non ci sono neri italiani». Nel novembre 2010 il coro allo stadio di Klagenfurt, semivuoto per l’amichevole con la Romania, raggelò Mario Balotelli. Domani in Lussemburgo, dopo quasi 16 anni, un’altra amichevole promette l’inizio di una stagione davvero nuova: quella della Nazionale degli italiani di seconda generazione o col doppio passaporto, orgogliosi di rappresentare l’Italia. Come i loro coetanei e coetanee dell’atletica e della pallavolo, che fianco a fianco, schiacciano il pallone e saltano e corrono veloce, senza i retropensieri sciocchi degli adulti. Il calcio ci è arrivato più tardi. L’Italia non è la Francia del black, blanc, beur 1998, né la Germania dell’immigrazione massiccia o l’Inghilterra che da decenni mescola etnie. Il terzo Mondiale mancato di fila ha varato una squadra giovanissima: Silvio Baldini, ct pro tempore prestato dall’Under 21, guida ragazzi di frequente ascendenza straniera, con passaporto da scegliere.
Firenze – «Non ci sono neri italiani». Nel novembre 2010 il coro allo stadio di Klagenfurt, semivuoto per l’amichevole con la Romania, raggelò Mario Balotelli. Domani in Lussemburgo, dopo quasi 16 anni, un’altra amichevole promette l’inizio di una stagione davvero nuova: quella della Nazionale degli italiani di seconda generazione o col doppio passaporto, orgogliosi di rappresentare l’Italia. Come i loro coetanei e coetanee dell’atletica e della pallavolo, che fianco a fianco, schiacciano il pallone e saltano e corrono veloce, senza i retropensieri sciocchi degli adulti. Il calcio ci è arrivato più tardi. L’Italia non è la Francia del black, blanc, beur 1998, né la Germania dell’immigrazione massiccia o l’Inghilterra che da decenni mescola etnie. Il terzo Mondiale mancato di fila ha varato una squadra giovanissima: Silvio Baldini, ct pro tempore prestato dall’Under 21, guida ragazzi di frequente ascendenza straniera, con passaporto da scegliere.
La nuova Italia giovane e multietnica
Loro non hanno dubbi. Non il figlio dell’ex punta brasiliana della serie A Joao Batista Pià, l’attaccante del Dortmund Inacio Pià: bergamasco come la madre, sogna da sempre la maglia azzurra più importante. Non Cher Ndour, centrocampista della Fiorentina, nato a Brescia, figlio del senegalese Mamadou e della bresciana Silvia, transitato al Benfica: «Al Mondiale tiferò Senegal, ma la mia squadra è l’Italia». Non Honest Ahanor, difensore dell’Atalanta, 9 presenze in Champions, nato ad Aversa da genitori nigeriani, ma subito a Genova con la mamma in un centro d’accoglienza e sbocciato nelle giovanili del Genoa: adora il pesto e parla con la cantilena ligure, però ha dovuto aspettare la maggiore età per la cittadinanza.
Nessun dubbio, la scelta sull’Italia
Non ha dubitato il centravanti genoano Jeff Ekhator, papà e mamma nigeriani, nato a Genova, svezzato all’oratorio Don Bosco: ha già segnato 4 gol in A, uno di tacco al Napoli. Né ha tentennato il virtuoso del dribbling Seydou Fini, 20 anni oggi, altro prodotto rossoblù, appena promosso in A col Frosinone: nato in Costa d’Avorio, a 6 anni era col padre a Genova, dove le partite di strada al Porto Antico ne hanno affinato la destrezza. A Filippo Mane, difensore del Dortmund, smarrirono l’accento del cognome senegalese all’anagrafe di Magenta. A 16 anni folgorò gli scout del Dortmund, dove ha scalato posizioni fino al debutto in Champions. Da italiano dichiarato.
I 4 passaporti di Koleosho
Non c’è Africa o Brasile solo nei geni di Fabio Chiarodia, nato in Sassonia, dove il padre arrivò dal Veneto per aprire una gelateria. Ma per il difensore del Moenchengladbach il dilemma Italia-Germania nemmeno si è posto. La scelta pareva complicata per il cosmopolita Luca Koleosho, punta del Paris FC dopo i trascorsi in Spagna e in Inghilterra: ha 4 passaporti, è nato negli Usa da madre canadese di famiglia molisana e padre nigeriano: “Io mi chiamo Luca”, ha tagliato corto. Ora i ragazzi della Nazionale di calcio più multietnica della storia devono battere il Lussemburgo. E poi meritare l’azzurro, diventando tutti titolari nei loro club: oggi non lo sono. Così certi cori sarebbero ancora più grotteschi.