Firenze - Per Niccolò Pisilli è una stagione da ricordare. La qualificazione della Roma alla Champions, con Milan e Juventus battute allo sprint, è passata anche attraverso il suo definitivo passaggio al ruolo di protagonista, che Gasperini gli ha via via riconosciuto. A dicembre c’è stato il salto dalla panchina al ruolo di titolare: “Ho sempre cercato di allenarmi al meglio e di recepire gli insegnamenti del Mister, anche quando non giocavo. Da dicembre sono stato bravo a prendermi lo spazio. Il mio futuro? Ora penso alla partita della Nazionale con la Grecia. Poi penserò al resto, non vedo perché dovrei lasciare Roma e la Roma, alla quale sono legatissimo. Sarà la stagione del centenario? Daremo il massimo come sempre, ma è troppo approssimativo parlare ora di obiettivi”. C'è stato, nell’annata di Pisilli, un solo doloroso momento: la sconfitta ai calci di rigore a Zenica contro la Bosnia, che ha portato alla terza consecutiva mancata qualificazione al Mondiale. “Una grandissima de…
Firenze - Per Niccolò Pisilli è una stagione da ricordare. La qualificazione della Roma alla Champions, con Milan e Juventus battute allo sprint, è passata anche attraverso il suo definitivo passaggio al ruolo di protagonista, che Gasperini gli ha via via riconosciuto. A dicembre c’è stato il salto dalla panchina al ruolo di titolare: “Ho sempre cercato di allenarmi al meglio e di recepire gli insegnamenti del Mister, anche quando non giocavo. Da dicembre sono stato bravo a prendermi lo spazio. Il mio futuro? Ora penso alla partita della Nazionale con la Grecia. Poi penserò al resto, non vedo perché dovrei lasciare Roma e la Roma, alla quale sono legatissimo. Sarà la stagione del centenario? Daremo il massimo come sempre, ma è troppo approssimativo parlare ora di obiettivi”. C'è stato, nell’annata di Pisilli, un solo doloroso momento: la sconfitta ai calci di rigore a Zenica contro la Bosnia, che ha portato alla terza consecutiva mancata qualificazione al Mondiale. “Una grandissima delusione, la reazione è stata uguale per tutti. Ogni partita è a sé, la squadra era focalizzata sull’obiettivo e la delusione di tutti noi è stata assolutamente naturale”.
Gli insegnamenti di Baldini e Gattuso
In quest'isola di giovani creata da Baldini, a 21 anni, lui è praticamente un veterano, fatto singolare per un calciatore che mercoledì scorso in Lussemburgo ha raggiunto appena la terza presenza: “Baldini è una persona molto vera e sincera con valori molto profondi, ce li trasmette. Ci fa discorsi che vanno oltre il calcio e sta a noi recepirli. Ci dice che il campo è la nostra chiesa, nelle due ore di allenamento dobbiamo stare concentratissimi (delle fasi dell’allenamento con la benda sull’occhio servono proprio per aumentare la concentrazione). Ci sono lavori con orari ben diversi. Io cerco di seguire questi consigli al 100%. Il nostro miglioramento come calciatori e uomini passa da quelle due ore, due ore e mezza”. La parentesi precedente, con Gattuso ct, è stata altrettanto preziosa: “Il risultato di Zenica non può cambiare la sostanza. Gattuso io lo posso solo ringraziare per avermi chiamato per i play off, è un mister molto bravo e nelle partite con lui la Nazionale ha fatto molto bene, la squadra era con lui”.
La crescita dei giovani italiani
Insieme a Pio Esposito, in assenza dell’infortunato Palestra, Pisilli è l’emblema di una stagione che ha lanciato alcuni giovani italiani: “Pio ha fatto un grandissimo anno. In generale per un giovane ci può stare all’inizio un po’ di emozione e di tensione. Io spero che ci sarà sempre più spazio per i giovani italiani. Penso che il valore di un calciatore alla fine venga sempre fuori, se uno lavora con costanza e dedizione. Poi ci sono ovviamente tempi diversi di maturazione, ma i talenti prima o poi esplodono. Il calcio dei grandi è diverso da quello giovanile, ma abbiamo calciatori forti, non meriteremmo di stare fuori dal Mondiale”. I giudizi critici sull’età media molto bassa di questa squadra non scalfiscono Pisilli: “Qualsiasi cosa fai qualcuno ha sempre qualcosa da ridere: non bisogna focalizzarsi su queste cose, ma solo sulla nostra grande occasione di vetrina e sull’onore di rappresentare la Nazionale”.
La squadra multietnica e il tifo per il tennis
Questa è la squadra più multietnica della storia azzurra, assimilabile ormai a in questo a Francia, Germania, Inghilterra, Spagna: un concetto del tutto naturale per la generazione di Pisilli & C: “Chi viene qui rappresenta l’Italia, per noi come gruppo non fa alcuna differenza: l’importante è che tutti diano il massimo per rappresentare l’Italia. I successi delle Under che non si confermano con la Nazionale maggiore? Eravamo qui a fare il tifo per l’Under 17 che è arrivata in finale all’Europeo, i ragazzi forti li abbiamo e li abbiamo sempre avuti”. Il pensiero corre anche al tennis e allo straordinario Roland Garros degli italiani, che per lui, figlio di Francesco ex tennista classificato Atp, è particolarmente importante: “È un momento d’oro, a me piace vedere questo sport: non eravamo abituati alle vittorie e la cosa ci riempie d’orgoglio”.