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Bergomi: “Maldini farà la differenza. Ricoprirà un ruolo mai visto prima”

Giuseppe Bergomi

 

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Il campione del mondo ‘82 commenta la nomina della bandiera rossonera alla direzione tecnica della Nazionale
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C’era anche Beppe Bergomi tra le figure ipotizzate da Giovanni Malagò per rilanciare la Nazionale. Lui una delle alternative a Paolo Maldini, per competenza, esperienza e capacità di lavorare con i giovani: «Mi ha fatto piacere essere in questa lista. Tra me e Malagò c’è grande stima. È stato lui a farmi portare la torcia olimpica durante la cerimonia di apertura dei Giochi di Milano Cortina, uno dei momenti più emozionanti della mia vita. Se Paolo non avesse accettato, io sarei stato tra le possibili soluzioni e per me è motivo di orgoglio. Però Maldini è la scelta migliore, per distacco».

Ha parlato quindi con Malagò? «Eh eh, mi faccia essere evasivo».

Allora Maldini, direttore tecnico e presidente del Club Italia. «La persona giusta. Pa…

C’era anche Beppe Bergomi tra le figure ipotizzate da Giovanni Malagò per rilanciare la Nazionale. Lui una delle alternative a Paolo Maldini, per competenza, esperienza e capacità di lavorare con i giovani: «Mi ha fatto piacere essere in questa lista. Tra me e Malagò c’è grande stima. È stato lui a farmi portare la torcia olimpica durante la cerimonia di apertura dei Giochi di Milano Cortina, uno dei momenti più emozionanti della mia vita. Se Paolo non avesse accettato, io sarei stato tra le possibili soluzioni e per me è motivo di orgoglio. Però Maldini è la scelta migliore, per distacco».

Ha parlato quindi con Malagò? «Eh eh, mi faccia essere evasivo».

Allora Maldini, direttore tecnico e presidente del Club Italia. «La persona giusta. Paolo ha esperienza, ha già fatto il dirigente ad alto livello. Ha valori importanti, competenza. Stravedo per lui, penso sia il giocatore italiano più forte con il quale ho giocato. Ricoprirà una posizione nuova: saprà fare la differenza».

Con lui ci sarà Leonardo, in veste di consigliere. «Una mossa intelligente. Il lavoro sarà tanto, puoi avere ogni qualità possibile ma in due si fa tutto meglio».

Un aggettivo per descrivere entrambi. «Maldini è stato un grande difensore, è uno pratico nel modo di gestire le cose. Leo è un sognatore. Vi ricordate di lui allenatore? Giocava con il 4-2 fantasia, molto brasiliano. Il mix è interessante».

Quale sarà il compito per loro più arduo? «Saper sfruttare i settori giovanili. La filiera azzurra lavora bene. Mi dicono che abbiamo due annate promettenti, quella dei ragazzi del 2010 e quella del 2007. Loro dovranno trasmettere le direttive corrette. Bisogna avere gli stessi principi, linee guida condivise».

Vale a dire? «Far giocare con le stesse idee le varie selezioni, pensare alla Nazionale come una prima squadra di un club. Ho visto da poco un torneo under 11, vinto da ragazzi spagnoli: loro hanno tutti un modo di giocare simile. Anche noi abbiamo tanto talento: non disperdiamolo, dobbiamo avere il coraggio di far sbagliare i nostri giovani».

Sarebbe utile introdurre un sistema di premialità per i club che danno spazio ai ragazzi? «Io sono convinto che quelli bravi giocano sempre. Penso a Donnarumma, Zaniolo, e prima ancora a Balotelli e Cassano, che hanno esordito giovanissimi. Non credo siano necessari premi. Però bisogna saper vedere le potenzialità nei giocatori, e lanciarli senza paura».

La prima decisione di Maldini, insieme a Malagò e Leonardo, sarà nominare il nuovo ct. Chi vorrebbe sulla panchina della Nazionale? «Non c’è una scelta giusta, dipende dal calcio in cui credi, dai cambiamenti che ti aspetti di vedere. A me stuzzica Guardiola. E quando hai dalla tua parte Paolo, hai la forza e lo standing per andare a parlare con Pep. A naso, un tentativo lo possono fare».

Guardiola costa troppo. «Io sono per un calcio romantico. Questi allenatori hanno guadagnato un sacco di soldi. Mi dicono: se riducono le pretese non valorizzano il loro status. Ma dico, uno come Guardiola, un genio del calcio, ha bisogno di pensare al suo status? Per lui può essere stimolante guidare la Nazionale, può viverla come una sfida. Certo, questo non vuol dire che gli altri candidati non vadano bene».

Partiamo da Mancini? «Perfetto come ct, e ha tanta voglia di rientrare. Sappiamo come è il nostro mondo, non è facile far digerire a tutti il suo addio del 2023. Ma ha visione, sa scovare i talenti: merita un’altra opportunità».

Conte. «In poco tempo sa costruire una squadra, sia in campo sia nello spogliatoio. Pretende molto, dà altrettanto. A chi dice che non resterebbe quattro anni di fila: questo deve sentirlo lui. Se ti dice di sì, vuol dire che arriva fino al Mondiale del 2030, non può più tirarsi indietro, al netto di disastri. Ha la garanzia Maldini, che ti sta vicino, ti protegge. Ed è ancora giovane, avrebbe tutto il tempo di allenare ancora nei club».

Pioli. «Paolo lo conosce bene, hanno vinto insieme uno scudetto al Milan. Sarebbe un’altra buona soluzione. Un concetto però va chiarito: guidare la Nazionale deve essere un orgoglio. L’aspetto economico non deve essere la prima variabile».

Altre idee che la stuzzicano. «Io adoro Klopp, ma allenerà la nazionale tedesca. Allora dico un profilo alla Fabregas. Il suo Como è un modello da studiare, lui sa lavorare con i ragazzi, sa sviluppare il talento. Peccato non sia libero».

E se lei ricevesse una telefonata da Maldini? «Se chiama uno come Paolo, lo ascolti. Mi piace fare il commentatore in tv a Sky, ma la maglia azzurra ha caratterizzato la mia carriera, dall’82 al ’98, ho giocato quattro Mondiali. Se posso dare una mano, non mi tiro indietro».

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