La palla, stavolta, se la sono passata poco, Giovanni Malagò e Roberto Mancini. Al circolo Canottieri Lazio di Roma, il presidente della Federcalcio e il candidato alla panchina della Nazionale hanno giocato — e vinto — nello stesso team: il Canottieri Aniene, non il Club Italia. «Se faremo coppia anche in azzurro? Siamo una coppia legata nella vita, a prescindere da tutto. Questo ci tengo a precisarlo», ha sentenziato dopo la partita di ieri sera Malagò, frenando le speranze di Mancini. «Il mio ritorno sulla panchina della Nazionale non dipende da me. È un’idea che piace a tanti», la confessione dell’ex ct.
Freddezza tra i due
Prima ancora di scoperchiare il vaso dei loro pensieri, entrambi avevano fatto di tutto per palesare questa distanza. Durante il riscaldamento, i loro sguardi non si sono mai incrociati. Le parole — poche — che hanno accompagnato l’attesa della finale della Coppa Canottieri over 60 sono il riflesso di una crepa che s’è allargata nell’ultima settimana, quando M…
La palla, stavolta, se la sono passata poco, Giovanni Malagò e Roberto Mancini. Al circolo Canottieri Lazio di Roma, il presidente della Federcalcio e il candidato alla panchina della Nazionale hanno giocato — e vinto — nello stesso team: il Canottieri Aniene, non il Club Italia. «Se faremo coppia anche in azzurro? Siamo una coppia legata nella vita, a prescindere da tutto. Questo ci tengo a precisarlo», ha sentenziato dopo la partita di ieri sera Malagò, frenando le speranze di Mancini. «Il mio ritorno sulla panchina della Nazionale non dipende da me. È un’idea che piace a tanti», la confessione dell’ex ct.
Freddezza tra i due
Prima ancora di scoperchiare il vaso dei loro pensieri, entrambi avevano fatto di tutto per palesare questa distanza. Durante il riscaldamento, i loro sguardi non si sono mai incrociati. Le parole — poche — che hanno accompagnato l’attesa della finale della Coppa Canottieri over 60 sono il riflesso di una crepa che s’è allargata nell’ultima settimana, quando Mancini, promesso ct, ha scoperto che il suo amico Malagò sta facendo davvero sul serio per convincere Pep Guardiola. «Non sono stato contattato per la panchina dell’Italia», la dichiarazione indispettita di Roberto. Che nello spogliatoio, al termine dell’incontro, ci ha tenuto a chiedere a Giovanni dei chiarimenti.
L’ipotesi Guardiola
Ma la fascinazione di Malagò è tutta per Guardiola: «Ne parleremo oggi in Assemblea di Lega», ha rivelato il numero uno del calcio italiano. A Milano la presentazione del nuovo Club Italia davanti alle squadre di Serie A: ci saranno anche il consulente Leonardo e il direttore tecnico Paolo Maldini, che non smette di confrontarsi con Andrea Pirlo, pronto a prendere il timone dell’Italia se la trattativa per Guardiola non dovesse andare in porto. In ogni caso, «il nome del ct non lo saprete oggi», la precisazione di Malagò.
Che continua a sognare in grande, ragionando su quello sforamento del budget che gli permetterebbe di convincere Pep: al tecnico spagnolo sono stati proposti circa 5 milioni di euro all’anno, fino al 2030. Più del doppio di quanto offerto a Pirlo e Mancini, soluzioni certo più sostenibili. Ma che non riescono a fare colpo su Malagò, che s’è presentato come uomo nuovo, quello delle «scelte coraggiose».
Oggi l’Assemblea delle squadre di Serie A proverà a rilanciare il nome di Antonio Conte, l’ex allenatore del Napoli che pure — come Mancini — ha ammesso di non essere stato contattato. Non è certo un mistero che la maggioranza dei club prema da tempo in quella direzione. Una strada costosa, anche questa, che però scontenterebbe Maldini. L’ex dirigente del Milan ha presentato il suo progetto e il nome di Conte non compare. Del resto, Paolo è stato molto chiaro con Malagò, abbracciando con convinzione la missione Guardiola, più di un sogno. L’imminente convocazione del Consiglio federale per il prossimo martedì conferma l’idea di voler chiudere la partita in settimana, in un senso o nell’altro.