Sono solo due lettere: no. Ma hanno un peso e conseguenze. Non solo ci si domanda: e ora? Ma anche: chi accetta si sentirà un piano B? Il gran rifiuto di Guardiola, per motivi personali e di cuore, di tempo e di testa, rischia di far sentire Pirlo, chiamato da Maldini e Leonardo per riportare la Nazionale ai fasti d’un tempo, una seconda scelta. Un piano di riserva.
Beppe Bergomi, ex bandiera dell’Inter, campione del Mondo nell’82, commentatore Sky: “Ma no, io in campo avrei fatto spazio a Beckenbauer. Guardiola, semplicemente, è il migliore. Sarebbe sbagliato sentirsi sminuito per essere stato scelto dopo il più grande”.
E se ci si sentisse?
“Io penso sempre che le persone siano intelligenti”.
L’idea Guardiola la stuzzicava. È una delusione?
"Di fronte a una scelta di vita, familiare si può fare poco. Ma era giusto provarci. Paolo e Leo hanno provato a giocarsi la carta del migliore. E quando…
Sono solo due lettere: no. Ma hanno un peso e conseguenze. Non solo ci si domanda: e ora? Ma anche: chi accetta si sentirà un piano B? Il gran rifiuto di Guardiola, per motivi personali e di cuore, di tempo e di testa, rischia di far sentire Pirlo, chiamato da Maldini e Leonardo per riportare la Nazionale ai fasti d’un tempo, una seconda scelta. Un piano di riserva.
Beppe Bergomi, ex bandiera dell’Inter, campione del Mondo nell’82, commentatore Sky: “Ma no, io in campo avrei fatto spazio a Beckenbauer. Guardiola, semplicemente, è il migliore. Sarebbe sbagliato sentirsi sminuito per essere stato scelto dopo il più grande”.
E se ci si sentisse?
“Io penso sempre che le persone siano intelligenti”.
L’idea Guardiola la stuzzicava. È una delusione?
"Di fronte a una scelta di vita, familiare si può fare poco. Ma era giusto provarci. Paolo e Leo hanno provato a giocarsi la carta del migliore. E quando serve ricostruire e ripartire devi provare a prendere il più bravo”.
Serviva un profilo alla Guardiola comunque?
"No, dopo il suo no bisognava cambiare progetto. Se non prendi lui, serve un altro programma. Un’idea diversa: un profilo giovane, che incarni il cambiamento. Un’idea che a cascata dalla nazionale arrivi alle giovanili. In questo periodo si prende sempre da esempio la Spagna. Bene, diciamo che c’era una Spagna prima del Barcellona di Cruijff e una dopo. Lui ha cambiato la cultura calcistica di quel paese”.
Da noi si può fare?
"Con la nostra cultura. Abbiamo identità diverse: prendere il modello, non copiare. Dobbiamo formare le nostre squadre nazionali puntando sulla fase difensiva e su giocatori che sappiano fare l’uno contro uno. Siamo l’unico Paese che fa la difesa a tre, non esistono più le ali, si disperde il talento. Il campionato ci dovrebbe aiutare. Un mio vecchio cavallo di battaglia, ma ci porta a un altro discorso”.
Dicevamo profilo giovane per costruire, Pirlo è il nome giusto?
"Ricordiamo che è un campione del mondo, che ha vinto tanto, che conosce e ama la maglia azzurra e sa cosa significa. E soprattutto è un genio calcistico”.
Potrebbe fare bene o sarebbe servito un nome più suggestivo dopo aver sognato Guardiola?
"Il nome è importante. Per ripartire servirebbe. Ma è anche relativo. Sempre per fare l’esempio della Spagna: Luis Enrique non ha fatto bene ed è un grande nome, De La Fuente veniva dalle giovanili e ha vinto tutto”.
Siamo in ritardo?
"No, le partite sono a settembre, i giocatori sono in ritiro con i loro club. Ci vuole pazienza e tempo”.
Tra Mancini, Conte e Pirlo chi le piace di più?
"Antonio ha fatto bene, Roberto ha vinto, Pirlo è un giovane su cui scommettere. Sono tre buoni allenatori su cui puntare, hanno qualità, ognuno con una visione. Mi fido delle scelte di Maldini e Leonardo”.
Perché?
"Perché conoscono il calcio. E perché sanno prendersi le responsabilità e sanno gestirle”.