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Boniek: “Pirlo deve scusarsi, scrivere una lettera e rompere il contratto con l’agenzia russa”

Zibi Boniek 

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Intervista all’ex stella di Juventus e Roma, già presidente della federcalcio polacca
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Zibi Boniek, bandiera della Juventus ed ex vicepresidente Uefa, non ha dubbi: «Pirlo è l’uomo giusto al posto giusto. È un campione del mondo, un simbolo del calcio italiano. L’ho apprezzato in campo e fuori. Gli faccio un grande in bocca al lupo. Chi vede un problema nella sua nomina non ha capito il ruolo del ct». Ma i problemi non mancano.

Boniek, Pirlo è al centro della polemica anche per il suo ruolo di ambasciatore globale dell’agenzia di scommesse russa Fonbet.

«Deve parlare chiaro e risolvere la questione in tempi brevissimi. Deve dirsi dispiaciuto e sciogliere quel contratto. Il modo migliore di farlo è con un testo scritto, chiaro. Chi è stato un campione viene cercato per collaborazioni di ogni tipo, e capita di fare scelte sbagliate. L’importante è riconoscerlo. Lo stesso Mancini ha ammesso di avere sbagliato ad accettare la chiamata dell’Arabia Saudita. Sulla Russia, l’importante è che Fifa e Uefa tengano il punto».

In che modo?

«La nazionale russa non deve essere ammessa…

Zibi Boniek, bandiera della Juventus ed ex vicepresidente Uefa, non ha dubbi: «Pirlo è l’uomo giusto al posto giusto. È un campione del mondo, un simbolo del calcio italiano. L’ho apprezzato in campo e fuori. Gli faccio un grande in bocca al lupo. Chi vede un problema nella sua nomina non ha capito il ruolo del ct». Ma i problemi non mancano.

Boniek, Pirlo è al centro della polemica anche per il suo ruolo di ambasciatore globale dell’agenzia di scommesse russa Fonbet.

«Deve parlare chiaro e risolvere la questione in tempi brevissimi. Deve dirsi dispiaciuto e sciogliere quel contratto. Il modo migliore di farlo è con un testo scritto, chiaro. Chi è stato un campione viene cercato per collaborazioni di ogni tipo, e capita di fare scelte sbagliate. L’importante è riconoscerlo. Lo stesso Mancini ha ammesso di avere sbagliato ad accettare la chiamata dell’Arabia Saudita. Sulla Russia, l’importante è che Fifa e Uefa tengano il punto».

In che modo?

«La nazionale russa non deve essere ammessa ai tornei internazionali fino a quando non sarà finita l’occupazione dell’Ucraina. Solo dopo si potrà ragionare sul reintegro, senza scorciatoie».

Pensa che i nuovi vertici Figc abbiano sbagliato qualcosa nel percorso di nomina del ct?

«L’errore è stato dire pubblicamente che erano stati cercati Ancelotti e Guardiola. Dopo due nomi così, qualunque scelta sarebbe sembrata un ripiego. Ma non è vero. Carlo e Pep sono abituati ad avere a disposizione le squadre ogni giorno, non è detto che un grande tecnico di club sia anche un grande selezionatore. Non serve un nome top in panchina, ma un movimento top che lo sostenga».

A spaventare molti la mancanza di esperienza di Pirlo.

«De la Fuente aveva grande esperienza quando ha cominciato a guidare la Spagna? E Beckenbauer, con la Germania? Lo stesso vale per Scaloni e, per restare in Italia, Bearzot, a cui sarò sempre grato per avermi convocato nella selezione del Resto del Mondo».

Cosa bisogna fare per essergli davvero d’aiuto?

«Maldini, Leonardo e Malagò sanno cosa fare. Devono lavorare con i club di Serie A perché diano spazio ai giocatori italiani. L’Italia del 2006 era composta da calciatori che avevano un ruolo centrale nelle proprie squadre. Quello è il punto: il rapporto fra nazionale e società, anche lontano dai tornei. Il ct è il terminale di un sistema».

La Serie A non concesse nemmeno qualche giorno a Gattuso per uno stage in preparazione dei play-off di qualificazione al Mondiale…

«Esatto. Bisogna dimostrare con i fatti che si hanno a cuore l’inno e la maglia azzurra. L’Italia ha giocatori forti. Non si butti via il blocco storico, anzi si riparta da lì. Certo, se poi la Fifa prevede gli spareggi in gara unica, come fra Bosnia e Italia e fra Svezia e Polonia…».

Non le piace la formula dei play-off?

«Servono andata e ritorno, se davvero si vogliono avere nei tornei le migliori squadre. Sembra che per fortuna la Uefa vada in questa direzione per l’Europeo».

E la Fifa?

«Anche la Fifa potrebbe rivedere i meccanismi di qualificazione. Se potesse, porterebbe il Mondiale a 128 squadre, probabilmente il prossimo sarà a 64. Le regole sono fatte per essere cambiate. Spero che nella prossima Coppa del Mondo non vedremo partite divise in quattro tempi, se non per emergenze climatiche. E il Var va perfezionato. Ho invece apprezzato il lavoro di Collina per ridurre le perdite di tempo. L’importante è che a decidere nel calcio siano persone che lo capiscono, a ogni livello. E Paolo Maldini, con cui mi capita di confrontarmi, è sicuramente una di queste».

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