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Politici in campo contro Pirlo, La Russa: “Che Dio ce la mandi buona”

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Durissime le prese di posizione per il ruolo da testimonial di un’agenzia di scommesse russa
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Quando a maggio scorso Pirlo è stato a Mosca per fare quello che un ex calciatore fa quando diventa testimonial, firma autografi, sorride nei selfie e si fa ben pagare, non ha fatto i conti giusti. Non li ha fatti con il futuro. E ora non ha nulla da guadagnare da quella storia. Anzi, quel ruolo di testimonial con un’azienda russa di scommesse rischia di costargli molto, moltissimo, un futuro inatteso che si era presentato come la grande occasione.

Due mesi fa l’unico indignato era stato l’ucraino Vladyslav Heraskevych, l’atleta dello skeleton che a Milano-Cortina non ha potuto gareggiare con il casco che aveva le immagini degli amici morti nel conflitto: definì Pirlo un «fallito morale per il quale nulla è più prezioso dei rubli russi».

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Quando a maggio scorso Pirlo è stato a Mosca per fare quello che un ex calciatore fa quando diventa testimonial, firma autografi, sorride nei selfie e si fa ben pagare, non ha fatto i conti giusti. Non li ha fatti con il futuro. E ora non ha nulla da guadagnare da quella storia. Anzi, quel ruolo di testimonial con un’azienda russa di scommesse rischia di costargli molto, moltissimo, un futuro inatteso che si era presentato come la grande occasione.

Due mesi fa l’unico indignato era stato l’ucraino Vladyslav Heraskevych, l’atleta dello skeleton che a Milano-Cortina non ha potuto gareggiare con il casco che aveva le immagini degli amici morti nel conflitto: definì Pirlo un «fallito morale per il quale nulla è più prezioso dei rubli russi».

Vladislav Heraskevych 

Oggi non c’è più una sola voce: Pirlo non è solo un ex calciatore o un allenatore di una sconosciuta squadra di Dubai, lo United FC, che decide di fare da testimonial a un provider di Mosca, ma è l’uomo scelto per guidare l’Italia del calcio. E non tutti vogliono essere rappresentati da chi ha fatto affari con Mosca. Carlo Calenda, leader di Azione, che ha ricevuto minacce su canali filorussi ed è rimasto coerente nel suo supporto all’Ucraina, si schiera all’opposizione: «Chi fa o ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022 non dovrebbe mai ricoprire cariche nazionali». Si allinea Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo che a giugno ha lasciato il Pd e proprio con Calenda ha presentato pochi giorni fa una proposta di legge per fermare la propaganda russa: «Non mi interessa se Pirlo sia filorusso o meno. Conta ciò che ha scelto di fare: prestare, liberamente e ripetutamente, il proprio prestigio a un’operazione di normalizzazione del regime di Putin mentre l’Ucraina veniva bombardata. Non è il piano B di Guardiola, è il piano Z del calcio italiano». Molto critico anche Mauro Berruto, responsabile Sport del Pd ed ex ct della nazionale maschile di pallavolo: «Grave che Pirlo faccia pubblicità a scommesse, il fatto che il provider sia russo è un’aggravante. Risolvere l’imbarazzo». Della Vedova di +Europa invita il ct in pectore «a riflettere sul significato pubblico di scelte private e di affari». Solo Renzi e La Russa fanno 0-0 sul legame tra Pirlo e Mosca, per loro il campo è una questione tremendamente più seria. Per il leader di Iv «bisogna solo fare in bocca al lupo all’allenatore», il presidente del Senato è invece preoccupato e aspetta solo un miracolo: «Che Dio ce la mandi buona». Ma le loro sono voci isolate, la posizione di Pirlo con Mosca crea imbarazzo e non basterà che rompa l’accordo con Fonbet. Questo dribbling rischia di essere il più difficile della sua vita e non è detto che gli riesca.

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