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Rivera: “Russia caso grave, Pirlo non può fare il ct. Maldini non sapeva?”

Gianni Rivera ai tempi del Milan

 

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Il mito del Milan e della Nazionale: “Mi stupisco che qualcuno abbia pensato fosse la persona giusta”
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Per Gianni Rivera, bandiera del Milan e della Nazionale, la storia di Andrea Pirlo come commissario tecnico non sarebbe nemmeno dovuta cominciare a prescindere dagli sviluppi che di fatto hanno escluso tale possibilità. «Non è la persona giusta», dice l’ottantaduenne, ex campione e parlamentare, con la Dc e con l’Ulivo.

Rivera, cosa pensa della possibilità di vedere Pirlo ct dopo il contratto da testimonial di un’agenzia russa di scommesse?

«Per quanto riguarda i suoi rapporti con la Russia, bisogna essere molto severi. Di questi tempi, un simile legame esporrebbe l’intero movimento del calcio italiano a un rischio di reputazione. Non può essere la persona giusta per guidare la Nazionale, e mi meraviglio che qualcuno abbia pensato che potesse esserlo.…

Per Gianni Rivera, bandiera del Milan e della Nazionale, la storia di Andrea Pirlo come commissario tecnico non sarebbe nemmeno dovuta cominciare a prescindere dagli sviluppi che di fatto hanno escluso tale possibilità. «Non è la persona giusta», dice l’ottantaduenne, ex campione e parlamentare, con la Dc e con l’Ulivo.

Rivera, cosa pensa della possibilità di vedere Pirlo ct dopo il contratto da testimonial di un’agenzia russa di scommesse?

«Per quanto riguarda i suoi rapporti con la Russia, bisogna essere molto severi. Di questi tempi, un simile legame esporrebbe l’intero movimento del calcio italiano a un rischio di reputazione. Non può essere la persona giusta per guidare la Nazionale, e mi meraviglio che qualcuno abbia pensato che potesse esserlo. Penso e spero che Maldini non fosse al corrente di questo suo legame con la società di scommesse di Mosca»

Degli altri candidati, qualcuno le piace?

«Mancini è un bravo tecnico, ma quando ha scelto di lasciare l’Italia per andare ad allenare l’Arabia Saudita si è automaticamente tagliato fuori. O almeno, così dovrebbe essere, secondo una logica normale».

E Antonio Conte?

«Sinceramente non mi sembra sia la persona giusta in questo momento. Come ct non ha fatto male, ma nemmeno è stato particolarmente brillante. In ogni caso, al di là dei nomi, serve una rifondazione profonda del calcio italiano».

Da dove si parte?

«Fra i tanti problemi, il primo che affronterei è quello dei procuratori troppo potenti in Serie A, anche grazie all’atteggiamento remissivo dei club. Le società dovrebbero davvero provare a crescersi in casa i talenti, come succede all’estero. In questo modo, è anche possibile insegnare ai giovani dei valori che vanno oltre al calcio. Ai miei tempi, i bravi allenatori erano maestri, a tutto tondo».

Chi sono stati i suoi?

«Franco Pedroni, capitano e allenatore dell’Alessandria, un gentiluomo, ma non senza astuzia. Mi fece fare un provino di nascosto, quando scoprì che tanti club mi cercavano. Poi ovviamente Liedholm e Rocco. Con tecnici così, trovare un grande ct non sarebbe certo stato un problema».

E chi bisognerebbe scegliere?

«Io mi sono proposto, e non è uno scherzo. Avrei l’esperienza e la conoscenza del calcio necessarie. A suo tempo ne avevo parlato con Gravina. Con Malagò non ho invece avuto modo di confrontarmi. Sarei perfettamente in grado, anche perché ho uno staff di alto livello, giovani che potrebbero fare la differenza».

Addirittura? E chi fa parte del suo team?

«Ne dico uno: Adolfo Sormani, figlio del mio compagno di squadra Angelo. Ha allenato in Italia e all’estero, ha le competenze che servono. Non capisco perché nessuno ci prenda in considerazione».

Fosse lei il ct, cosa farebbe?

«Partirei sicuramente dalle caratteristiche degli uomini che ho a disposizione, non dalla rigidità di un modulo. Comunque, non ho voglia di regalare le idee così, sarebbe Malagò a dovermi chiedere come migliorare questa Nazionale, dopo tre mondiali senza azzurri».

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