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Milanello e il circolo Aniene, il naufragio annunciato di un sodalizio impossibile

Leonardo e Paolo Maldini 

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È subito fallito l’innesto tra due mondi troppo lontani addio ai piani decennali. Ci vuole un governo d’unità nazionale per il nostro calcio
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Non pare anche a voi di sentire clangore di scudi e spade, e vedere scintillio di lame nel crepuscolo? Il console silenzioso e diplomatico, il prode Giovanni, alla fine ha dovuto rinunciare a una tessitura di trame che forse non avrebbe giovato al nostro povero calcio, e allora addio Paolo e Leo, addio al fu Andrea che veramente si eliminò da solo giocando alla roulette russa. È la battaglia dei mondi e degli amici che si ribaltano in nemici e viceversa: alla fine ne restò uno soltanto, il valoroso Giovanni Malagò. Ne dubitavate?

Gli amiconi di Milanello hanno capitolato sulla sponda del Tevere, anzi dell’Aniene. Vittime di errori da principianti, Maldini e Leonardo che cooptarono il sodale Pirlo. L’amichettismo rossonero sembrava la nuova frontiera trascolorando in azzurro, invece era solo un miraggio. Non è più tempo dei memorabili scherzi in ritiro con Gattuso, altro giubilato nazionale, tra una planata di Berlusconi in elicottero e la presentazione dell’ennesima stella: perché i m…

Non pare anche a voi di sentire clangore di scudi e spade, e vedere scintillio di lame nel crepuscolo? Il console silenzioso e diplomatico, il prode Giovanni, alla fine ha dovuto rinunciare a una tessitura di trame che forse non avrebbe giovato al nostro povero calcio, e allora addio Paolo e Leo, addio al fu Andrea che veramente si eliminò da solo giocando alla roulette russa. È la battaglia dei mondi e degli amici che si ribaltano in nemici e viceversa: alla fine ne restò uno soltanto, il valoroso Giovanni Malagò. Ne dubitavate?

Gli amiconi di Milanello hanno capitolato sulla sponda del Tevere, anzi dell’Aniene. Vittime di errori da principianti, Maldini e Leonardo che cooptarono il sodale Pirlo. L’amichettismo rossonero sembrava la nuova frontiera trascolorando in azzurro, invece era solo un miraggio. Non è più tempo dei memorabili scherzi in ritiro con Gattuso, altro giubilato nazionale, tra una planata di Berlusconi in elicottero e la presentazione dell’ennesima stella: perché i mondi, a volte, più che lontani sono incompatibili.

Se il presidente Malagò ha tentato di trattenere la strana coppia, senza che nel frattempo nessuno fosse riuscito a spiegare agli italiani cosa accidenti sia un “advisor”, l’orgoglio milanista, o forse solo un incredibile e ingenuo spiazzamento dopo una collana inimmaginabile di sbagli, ha portato al gran rifiuto di Leo e Paolo. Sarà per un’altra volta, questa era la volta sbagliata. Nella pancia del cavallo di legno, portato nottetempo tra le mura del Circolo Canottieri, tre eroi senza l’astuzia di Odisseo erano pronti a discendere e fare strage, ma avevano spade di legno e scudi di cartone.

Come si poteva pensare di tenere davvero insieme l’Aniene e Milanello? Una svista a suo modo storica. Oltre il grottesco dovrebbe venire in soccorso il realismo, invece si è spalancata la comica. Ma pensavano di trapiantare a Roma l’antica efficienza lombarda evaporata, l’epoca dei cuscini su misura nelle stanze di Milanello sempre a giusta temperatura, e la “caminetto room” dove il presidente riceveva i potenti non solo del pallone, o la balconata dove questi posavano per la foto di rito? Sul Tevere si devono essere distratti, loro che negli spogliatoi dell’Aniene e a bordo piscina, o nelle sfide all’immancabile padel, di trame bene intrecciate se ne sono sempre intesi. Stavolta, niente. Si ipotizzava un innesto impeccabile, una talea che avrebbe dato fiori nuovi e profumatissimi, invece erano ortiche innaffiate da dilettanti. Giovanni Malagò ha commesso l’insolito sbaglio di delegare quasi tutto alle persone sbagliate, e se n’è accorto prima che fosse troppo tardi, anche grazie a un colpo di fortuna.

La guerra dei mondi doveva essere un governo di unità nazionale: nei tempi di crisi, la Roma della politica risolveva simili situazioni dando l’incarico a Fanfani o Andreotti, la cui versione attuale potrebbe essere incarnata da Conte o Mancini, e visto che questi sono giorni omerici (nel senso del film), ecco che entrambi gli ex cittì stanno mettendo la prua delle nere navi verso Itaca, e non è neppure il caso di dire che anche a questa terra si approda passando per il Tevere, mica navigando su quei quattro canali dei Navigli. Altro che governo di unità nazionale, un governicchio è venuto fuori semmai, un dicastero balneare durato una manciata di giorni.

Eppure la Leggenda, l’Advisor e il Maestro sembravano già i padroni, scelti – due su tre – da Giovanni in persona: di Pirlo, veramente, Malagò non era mica convinto, e come una benedizione dal cielo è arrivata la roulette russa. Però in tanti, in questi giorni e non solo a Roma, hanno pensato che Pirlo più che russo fosse scarso, come allenatore s’intende. A quel punto, l’onda dell’orgoglio (o dell’estrema, seppur tardiva consapevolezza di non essere adeguati) ha levato di mezzo anche gli altri due, il Paolo e il Leo, così la partita a padel o calcetto con il Mancio, o forse con Antonio, adesso può riprendere: avevamo scherzato, i piani decennali lasciamoli non alla Nazionale ma alla storia nazionale del secondo dopoguerra. Se il nostro calcio avesse un centesimo di quell’energia e di quell’ottimismo, vincerebbe i prossimi due o tre mondiali. Tra parentesi, visto che ancora di Odissea si tratta (o forse è più una Pirliade), giusto dieci anni doveva durare il progetto di rifondazione azzurra, un po’ tanti, dieci come la guerra di Troia e il ritorno a casa di Odisseo, dieci come un vero 10 che in Italia non nasce più, forse non lo meritiamo un grande 10, noi che lasciavamo a casa Baggio dai mondiali.

Troppo distanti i paesaggi, troppo dissimili. I 160 mila metri quadrati di verde a Milanello e l’acqua di smeraldo della piscina romana, quasi il Fontanone del Gianicolo della Grande Bellezza che alla fine ha annichilito la vana agitazione dell’estate milanese, un cinepanettone fuori stagione. Da una parte il silenzio, dall’altra il baccano, niente tonnarelli “calcio e pepe” e nemmeno una bella sauna al Circolo per i tre amiconi diventati presto due, e in un attimo nessuno. Ancora Omero, allora, può venirci in soccorso. «Chi ti ha reso cieco, figlio mio?» chiese il divino Poseidone. «Nessuno è stato» rispose Polifemo, il suo povero figlio orbo. Anche in questa triste storia azzurra c’è chi non ci ha visto, c’è chi non vede bene. E per il ruolo di Nessuno è apertissimo il casting: tre nomi in mente li avremmo, forse quattro.

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