Un sospiro di quelli che lo hanno reso celebre, poi, senza scomporsi, una sentenza: «Peggio di così non può andare. Mi auguro che Roberto Mancini e Claudio Ranieri risollevino le sorti del nostro calcio. Tutta l’Italia ha bisogno di tornare a sognare per il pallone». Tra i pensieri di Dino Zoff, 84 anni, la nostalgia filtra come uno spiffero. C’è, ma non si vede. Per questo, quando parla, usa tutta la prudenza del caso. Racconta di essere «sempre in vacanza ormai», ma appena sente la parola «Nazionale» non si tira indietro: abbassa il volume del televisore della sua casa romana e inizia a parlare.
La voce è scottata da un passato recente che ha smesso di sorridere: tre Mondiali senza gli azzurri non li avrebbe mai immaginati, nea…
Un sospiro di quelli che lo hanno reso celebre, poi, senza scomporsi, una sentenza: «Peggio di così non può andare. Mi auguro che Roberto Mancini e Claudio Ranieri risollevino le sorti del nostro calcio. Tutta l’Italia ha bisogno di tornare a sognare per il pallone». Tra i pensieri di Dino Zoff, 84 anni, la nostalgia filtra come uno spiffero. C’è, ma non si vede. Per questo, quando parla, usa tutta la prudenza del caso. Racconta di essere «sempre in vacanza ormai», ma appena sente la parola «Nazionale» non si tira indietro: abbassa il volume del televisore della sua casa romana e inizia a parlare.
La voce è scottata da un passato recente che ha smesso di sorridere: tre Mondiali senza gli azzurri non li avrebbe mai immaginati, neanche in un incubo, l’eroe del Mundial spagnolo del 1982. Dino, uomo dei record (giocatore più anziano a sollevare una Coppa del Mondo, unico italiano ad aver vinto Europei e Mondiale) si ritrova a commentare la Nazionale dei record al contrario. L’Italia l’ha difesa tra i pali (è il portiere con la più lunga striscia d’imbattibilità nella storia delle nazionali di calcio con 1142 minuti senza gol subiti) e in panchina dal ’98 al 2000, sfiorando un Europeo — perso contro la Francia — e allenando tra gli altri Paolo Maldini, durato solo 17 giorni come direttore tecnico della nuova Figc.
Una figura voluta da Malagò, che però Zoff non ha compreso del tutto: «Vorrei capire, senza polemiche, a cosa serva questo ruolo».
Zoff, il ritorno di Mancini come allenatore della Nazionale la convince? Nella memoria di tutti resta la sua fuga nel Ferragosto di tre anni fa per andare ad allenare l’Arabia Saudita...
«Roberto è un uomo d’esperienza. Può risollevare le sorti del nostro calcio. Ha già dimostrato di poter vincere, il resto non conta».
Per Ranieri, invece, si tratta di una prima volta.
«Claudio è una persona straordinaria, che aggiunge sempre qualcosa in più ovunque vada. Lo racconta il suo curriculum. Sono convinto sarà così anche in Nazionale».
Fino a lunedì quel ruolo apparteneva a Paolo Maldini, che lei aveva definito «l’uomo perfetto».
«Evidentemente non era perfetto. Paolo lo conosco, è una persona per bene, molto a modo».
Ha scelto di dimettersi insieme a Leonardo, dopo la presa di posizione sul caso Pirlo.
«Avranno avuto i loro motivi per fare questo passo indietro, ma non voglio entrare nel merito della questione. Non voglio dire se sia giusto o sbagliato. Non faccio il giudice».
Pensa che l’Italia avesse bisogno di un direttore tecnico per rilanciarsi? È una figura quasi inedita.
«Prima di tutto, vorrei capire cosa faccia e a cosa serva il direttore tecnico così concepito. Non lo dico mica per fare polemica, ma per avere delle risposte. Quando allenavo io la Nazionale, avevo uno come Gigi Riva a fare da dirigente e team manager. Il suo ruolo era molto chiaro, definito, efficace».
Il futuro della Nazionale, adesso, è nelle mani della coppia Mancini-Ranieri. Bastano i nomi per riportare l’azzurro ai Mondiali?
«Io sono convinto che Roberto e Claudio, insieme, siano in grado di riportarci ai Mondiali, perché fare peggio di così è davvero molto difficile. Hanno entrambi le caratteristiche giuste per rimettere l’Italia nella carreggiata delle grandi nazionali del mondo e farci sognare ancora. Tutta l’Italia ne ha bisogno. Ne hanno bisogno le ragazze e i ragazzi che sono cresciuti senza Nazionale ai Mondiali. È come se mancasse un pezzo di storia, ma è arrivato il momento di riscriverla».