Altro che Nazionale, ci vuole mano semmai per montare una coffa, per sistemare una bigotta a regola d’arte, per piazzare come si deve lo specchio di poppa. E la vela di trinchetto, va da sé, neppure quella è uno scherzo. Se la vita è riproduzione in miniatura di ciò che davvero conta, se va accostata con grazia e dita gentili, nulla più del navimodellismo statico rappresenta Claudio Ranieri. I velieri: la sua passione. Montare modelli di navi con perizia e pazienza per una navigazione anche solo immaginata, ecco cosa fa il nostro uomo nel tempo libero. Ne ha sempre avuto poco, ma il mare è infinito per chi accudisce il sogno dell’onda.
La lezione del padre Mario
Papà Mario, macellaio al Testaccio, faceva pulire il bancone e sistemare i quarti di b…
Altro che Nazionale, ci vuole mano semmai per montare una coffa, per sistemare una bigotta a regola d’arte, per piazzare come si deve lo specchio di poppa. E la vela di trinchetto, va da sé, neppure quella è uno scherzo. Se la vita è riproduzione in miniatura di ciò che davvero conta, se va accostata con grazia e dita gentili, nulla più del navimodellismo statico rappresenta Claudio Ranieri. I velieri: la sua passione. Montare modelli di navi con perizia e pazienza per una navigazione anche solo immaginata, ecco cosa fa il nostro uomo nel tempo libero. Ne ha sempre avuto poco, ma il mare è infinito per chi accudisce il sogno dell’onda.
La lezione del padre Mario
Papà Mario, macellaio al Testaccio, faceva pulire il bancone e sistemare i quarti di bue al ragazzo per spiegargli cos’è la vita vera. La vera vita di Claudio Ranieri è lo sport come dev’essere. Quando i tifosi del Cagliari, luogo del cuore insieme a Roma e Catanzaro (fu un idolo in campo per quasi un decennio, guidando la difesa) insolentirono quelli del Venezia in un playoff di B, lui gridò che non si fa, sbracciandosi nel "no!”. E lo stadio cambiò registro all’istante.
L’aggiustatore chiamato sull’orlo del burrone
Quante navi magnifiche ha montato “Tinkerman” l’aggiustatore, chiamato spesso sull’orlo del burrone per metterci una fune, un legaccio, una parola e un’idea. Uomo di salvezze e promozioni, le discese ardite, eccome, e le risalite, Claudio Ranieri sembra scritto da Mogol e cantato da Battisti: perché è un classico. Ha allenato grandi club danarosi, Chelsea, Valencia, Monaco, Inter. Juventus, Roma, ma alla fine torna sempre al Baretto calabrese, è da quelle parti che incontrò Rosanna, il più bello tra i suoi velieri.
La sconfitta di Mourinho contro Claudio
Claudio Ranieri aggiustatutto, un po’ di mastice, un po’ di buonsenso, tanto mestiere. Il normalizzatore che odia gli scienziati del pallone, forse anche per questo si prese del vecchio settantenne da Mourinho quando di anni ne aveva solo 56: Mou ebbe il tempo di scusarsi, e di essere esonerato dopo una sconfitta contro Claudio. Del quale non potremo mai dimenticare una delle maggiori imprese nella storia del calcio, cioè il trionfo in Premier con il Leicester quotato 5mila a uno, più della comparsa del mostro di Loch Ness o di Elvis redivivo. Un’altra volta, dopo una partita chiusa finalmente senza prendere gol, come da promessa portò i giocatori in pizzeria: ma questi scoprirono che avrebbero dovuto stendere loro la pasta. Una lezione come quelle del suo papà macellaio: solo la vita insegna a vivere.
Ritorni e lacrime di gioia
L’anno scorso, il sublime modellista rifiutò la panchina della Nazionale perché voleva più tempo per sé, ma il destino non lo aiuta mai a smettere. La sua storia è piena di ritorni e lacrime di gioia. È la stima il collante che lo tiene insieme, la stima e lo stile. Lo hanno fatto Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica, come lui nello sport solo Piola, Bartali, Sara Simeoni e Messner, eppure nella sua testa non smette di trillare quel campanello, dilly-ding dilly-dong, che a Leicester e Londra mimava nelle orecchie dei giocatori distratti. Perché non di onori si campa ma di oneri, e la dignità consiste nel farli diventare la stessa cosa.
L’esonero a due giornate dalla fine
E mai una polemica, mai la soddisfazione data al nemico di una replica scomposta o spiegazzata: la forma è sostanza, e Claudio Ranieri è davvero una parte del meglio che abbiamo, lo dovrebbe tutelare l’Unesco come un paesaggio, come un monumento. Eppure, c’è stato anche l’amaro in bocca, come quando la Juventus lo esonerò a due giornate dalla fine, terzo in classifica. Era un momento di grave imbarazzo societario per i bianconeri, e forte inadeguatezza dopo Calciopoli e il ritorno in A: Ranieri era l’uomo giusto nel contesto sbagliato, ma quella volta insegnò allo stile Juve cosa sia lo stile.
Un mezzo pontefice del calcio
Dicono sia il sosia di Papa Leone, lui ci scherza, in fondo un mezzo pontefice del calcio lo è davvero. Ora gli hanno messo tra le mani un galeone senza vele, dovrà piegare il legno dello scafo, dovrà trovare il giusto oceano. E allora buon vento in questo gran mare azzurro.