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Nazionale nel tunnel: errori e poca autostima, bocciati i veterani

Il ct azzurro Roberto Mancini 

 

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Mancini con l’incubo retrocessione: lunedì contro la Turchia con Kayode e Mandragora: “Ma presto saremo in cima”
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Bursa – Se l’altra sera oltre al Belgio ci hanno battuto anche i fantasmi, chissà cosa capiterà domani a Bursa, tra la Turchia di Montella e i nostri nuovi incubi (e i fantasmi sono sempre lì). «I pensieri del passato hanno avuto un peso», ha detto Mancini dando i primi segni di sconsolatezza, perché di fronte alla desolazione dell’esordio è difficile tenere la parte dell’ottimista a oltranza, benché il ct abbia subito cercato di acchiappare l’unico appiglio possibile: «Ripartiamo dai primi 25’ del secondo tempo», come se uno spicchio di partita fosse la via di fuga dalla cupezza. L’incubo, adesso, è la retrocessione nella serie B di Nations League e in questo senso la partita di domani nel bollore dello stadio di Bursa sarà una specie di spareggio, con tutte le inquietudini che questa parola evoca nell’ultimo decennio di storia azzurra. Scenderanno di categoria le due peggiori tra le quattro quarte, le altre due e le due peggiori terze spareggeranno (ridaje) con le quattro seconde d…

Bursa – Se l’altra sera oltre al Belgio ci hanno battuto anche i fantasmi, chissà cosa capiterà domani a Bursa, tra la Turchia di Montella e i nostri nuovi incubi (e i fantasmi sono sempre lì). «I pensieri del passato hanno avuto un peso», ha detto Mancini dando i primi segni di sconsolatezza, perché di fronte alla desolazione dell’esordio è difficile tenere la parte dell’ottimista a oltranza, benché il ct abbia subito cercato di acchiappare l’unico appiglio possibile: «Ripartiamo dai primi 25’ del secondo tempo», come se uno spicchio di partita fosse la via di fuga dalla cupezza. L’incubo, adesso, è la retrocessione nella serie B di Nations League e in questo senso la partita di domani nel bollore dello stadio di Bursa sarà una specie di spareggio, con tutte le inquietudini che questa parola evoca nell’ultimo decennio di storia azzurra. Scenderanno di categoria le due peggiori tra le quattro quarte, le altre due e le due peggiori terze spareggeranno (ridaje) con le quattro seconde della serie B. Se li chiamiamo play-out, come sarebbe corretto, magari gli spettri se ne stanno buonini al loro posto.

Nervi tesi

È un’Italia di nervi scoperti. «Se cominciamo a massacrare i giocatori dopo la prima partita, non aiutiamo la nazionale» si è lamentato Di Lorenzo, senza considerare quanto sia giustificata la rabbiosa delusione dei tifosi e quanto poco abbia aiutato, in questo senso, il ritorno di Mancini, che inevitabilmente non gode di credito popolare dopo la fuga milionaria verso l’Arabia, che in pochi oltre a Malagò (e ai giocatori, per la verità, che hanno accolto con favore il ct bis) hanno perdonato.

L’altra sera il Mancio ha per la prima volta perso il controllo, sebbene per una sola frazione di secondo, dicendo quasi con stizza che «se riconquistare il pubblico è come scalare l’Everest, sarà ancora più bello quando saremo in cima». Il dubbio di non farcela non ce l’ha. Il lavoro di Mancini a questo punto deve essere soprattutto psicologico e forse non immaginava di dover intervenire così in profondità su coscienze e inconscio, quando magari pensava che la priorità fossero tattica e reclutamento, organizzando la transizione al 4-3-3 e l’inserimento progressivo dei giovani.

(lapresse)

L’una e l’altra cosa all’Olimpico non hanno funzionato, anche se è difficile capire in pieno quanto i limiti puramente tecnici (le distanze tra i reparti, l’imprecisione nel palleggio, le difficoltà sia nell’uno contro uno sia nell’intuire i movimenti belgi) siano stati incentivati dalle remore psicologiche. Di sicuro hanno funzionato poco il centrocampo, e non per colpa di Romano (non dovevano forse prenderselo Barella e Tonali, il grosso delle responsabilità?), e la difesa in blocco.

Mancini cambia

Mancini cambierà qualcosa, sa che il suo omonimo difensore nella linea a 4 si trova a disagio, per cui a Bursa lascerà il posto a Scalvini, destinato ad affiancare il rientrante Bastoni. Probabile anche l’inserimento di Kayode a destra al posto Di Lorenzo, un altro dei veterani che hanno deluso il ct, pronto a lanciare Frattesi per uno tra Barella e Tonali e magari Mandragora in regia. Zaniolo non sta bene e tornerà a casa. La vera difficoltà, in questa fase, è l’urgenza di conciliare il processo di crescita con l’immediatezza dei risultati, servirebbe un periodo cuscinetto per integrare i ragazzi e modificare i principi di gioco, invece siamo già in vista di ultime spiagge. «È una questione di autostima» denuncia Di Lorenzo, imprigionato come tanti in un terribile circolo vizioso, perché più perdi meno ne hai e meno ne hai e più perdi. Che il cielo turco ci assista.

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