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Attilio Lombardo: “Quanto manca Vialli alla Nazionale. Le batoste servono a migliorare”

Lombardo e Vialli festeggiano sul prato di Wembley la vittoria dell'Italia agli Europei 

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Intervista all’ex collaboratore di Mancini, oggi alla Sampdoria: “Per il ct è più dura del 2021 ma ha già dato segnali: ci risolleverà”
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Attilio Lombardo, amico ed ex collaboratore di Roberto Mancini, la Nazionale ha iniziato il nuovo ciclo con una sconfitta contro il Belgio. Impressioni?

«Chiudiamo un capitolo e apriamone un altro. Va cancellato il passato, la Bosnia e i Mondiali non giocati. Il presente è oggi. Venerdì l’Italia ha fatto fatica nel primo tempo, nel secondo avrebbe potuto pareggiare prima di subire il 2-0. La squadra si sta formando, ha avuto pochi giorni. Serve pazienza».

Quanto incide sul ct il possibile commissariamento della Figc?

«Roberto è un uomo forte, niente lo intacca. Averne di caratteri come il suo. È concentrato sulle prossime tre partite, ne sono certo. Non si è mai fatto condizionare da nulla».

Cosa è cambiato rispetto alla sua prima Italia?

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Attilio Lombardo, amico ed ex collaboratore di Roberto Mancini, la Nazionale ha iniziato il nuovo ciclo con una sconfitta contro il Belgio. Impressioni?

«Chiudiamo un capitolo e apriamone un altro. Va cancellato il passato, la Bosnia e i Mondiali non giocati. Il presente è oggi. Venerdì l’Italia ha fatto fatica nel primo tempo, nel secondo avrebbe potuto pareggiare prima di subire il 2-0. La squadra si sta formando, ha avuto pochi giorni. Serve pazienza».

Quanto incide sul ct il possibile commissariamento della Figc?

«Roberto è un uomo forte, niente lo intacca. Averne di caratteri come il suo. È concentrato sulle prossime tre partite, ne sono certo. Non si è mai fatto condizionare da nulla».

Cosa è cambiato rispetto alla sua prima Italia?

«All’epoca c’era il gruppo dei vari Chiellini, Bonucci, Insigne e Immobile che era nel pieno della maturazione. Roberto diede loro indicazioni e identità, ma la squadra aveva già grandi capacità. Adesso è più difficile, penso lo sappia anche lui».

C’è il rischio che abbia un’eccessiva riconoscenza verso i reduci di Wembley?

«Ma no, le convocazioni che ha fatto con tanti giovani e debuttanti sono un segnale. In una Nazionale servono i giocatori di esperienza che spieghino agli altri come ci si comporta in quel contesto. Ho trovato esagerate le critiche ricevute da Barella e Di Lorenzo».

Ha deluso Romano, all’esordio.

«Deve fare un percorso. È stato massacrato dopo il Belgio: dargli addosso non è produttivo, per lui come per i ragazzi che avranno presto delle opportunità. È giusto rischiare dando spazio subito ai giovani, ma vanno coccolati e seguiti. Comunque sono convinto che le batoste aiutino, a volte servono a migliorare».

Mancini ha lanciato diversi giovani, da Doumbia a Zoma. Chi le piacerebbe vedere adesso?

«Vergara è un ottimo giocatore. Ce ne sono alcuni interessanti nell’Under 21. Faccio due nomi: Lulli, mi ha sorpreso la sua personalità, e Pisilli. Presto saranno protagonisti in Nazionale».

Quindi, come si rialzerà l’Italia?

«Bisogna avere fiducia in Mancini e nei giovani. Non aspettiamoci un gioco scintillante dopo una settimana. Servirà altro tempo. Ma il percorso è corretto. Roberto ha setacciato tutti i campionati, italiani e stranieri, per cercare i profili giusti. Ha le capacità per raggiungere i risultati che tutti ci auspichiamo arrivino».

Ma lei perché non è anche stavolta nello staff del ct?

«Da quando è andato all’Al-Sadd ha nuovi collaboratori. Io ho preso una strada, tornando alla Sampdoria (è collaboratore tecnico di Corradi, ndr), lui un’altra. L’amicizia resta».

L'abbraccio tra Mancini e Vialli la sera della vittoria degli Europei 

A Euro 2021 c’era Vialli come capo delegazione. Mancini si ritrova senza il suo braccio destro.

«Sicuramente gli manca. A tutti noi manca. Il suo carisma, il rapporto che aveva con i giocatori sono stati elementi importanti per quella vittoria, parte integrante del successo. Roberto prima di ogni allenamento e ogni partita rivolge un pensiero a Luca. Lo porta dentro di sé anche in questa esperienza. Erano troppo legati. La loro non era amicizia, era fratellanza. Dovrà essere bravo a camminare solo sulle sue gambe».

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