Riecco l'Italia: gol e bel gioco, Turchia travolta 4-1
dal nostro inviato Emanuele GambaBursa – Questa vittoria non vale la salvezza, ma di più: ha un significato molto vicino alla redenzione e resterà impressa come un’impronta, perché facendo la tara a tutto (che partitaccia, la Turchia), l’esibizione sotto la pioggia battente di Bursa va oltre gli sprazzi di bel gioco, gli squarci di inattesa spettacolarità, l’esibizione di tecnica pura che in Nazionale erano spariti da secoli, seppelliti dal peso della responsabilità di dover raccattare un risultato purchessia, che poi è ciò che ci ha portato allo sprofondo. L’Italia ha vinto largo, ha spadroneggiato con Kayode e Pio Esposito (43 anni in due), ha sopportato la rinuncia a gente come Barella e Calafiori, ha fatto pace con Bastoni. E nel primo tempo ha giocato proprio bene, accidenti. Di più non si poteva, anche se Mancini ha commentato quasi con freddezza, tenendosi dentro gli slanci emotivi di chi si è preso una rivincita: «Non c’è una menzione per uno in particolare, tutta la squadra ha giocato bene, alta, ha trovato …
Bursa – Questa vittoria non vale la salvezza, ma di più: ha un significato molto vicino alla redenzione e resterà impressa come un’impronta, perché facendo la tara a tutto (che partitaccia, la Turchia), l’esibizione sotto la pioggia battente di Bursa va oltre gli sprazzi di bel gioco, gli squarci di inattesa spettacolarità, l’esibizione di tecnica pura che in Nazionale erano spariti da secoli, seppelliti dal peso della responsabilità di dover raccattare un risultato purchessia, che poi è ciò che ci ha portato allo sprofondo. L’Italia ha vinto largo, ha spadroneggiato con Kayode e Pio Esposito (43 anni in due), ha sopportato la rinuncia a gente come Barella e Calafiori, ha fatto pace con Bastoni. E nel primo tempo ha giocato proprio bene, accidenti. Di più non si poteva, anche se Mancini ha commentato quasi con freddezza, tenendosi dentro gli slanci emotivi di chi si è preso una rivincita: «Non c’è una menzione per uno in particolare, tutta la squadra ha giocato bene, alta, ha trovato spazi. Era una partita difficile, ora recuperiamo le forze e pensiamo a Parigi».
La redenzione di Bastoni dopo Zenica
Il ct, in questi giorni in cui può allenare poco ma parlare molto (con i giocatori), aveva chiesto una sola cosa: «Voglio che giochino a calcio dal primo minuto e che continuino a farlo anche nei momenti di difficoltà», e mamma mia se l’hanno fatto. Ha aiutato, certo, aver avuto subito il vento in poppa dell’episodio a favore: Ruggeri ha battuto malissimo un corner, Celik l’ha ciccato ancor più maldestramente servendo Bastoni, che in mezza girata l’ha messa nell’angolino: a sei mesi quasi esatti da Zenica, il sacro gesto della redenzione è stato questo.
L’Italia del bel gioco
Possiamo dire che la nuova Italia sia nata in quel momento, come se si fosse di colpo alleggerita da quell’insopportabile cappa di negatività che le gravava addosso. E così abbiamo visto cose che noi umani italiani, abituati a sacramentare delusioni, non eravamo più abituati a vedere: fraseggi stretti, tocchi rapidi, scambi intelligenti, gioco di squadra e mai una volta che il passaggio fosse diretto all’indietro, no, sempre in avanti, persino con tre gol di vantaggio, il che giustifica quel paio di imbarcate prese nel secondo tempo, ma era giusto che nessuno mettesse le redini. Il 2-0 è stato una delizia, dieci tocchi a formare una serie di triangoli che hanno coinvolto sette giocatori, cioè tutti i centrocampisti, tutti gli attaccanti e Kayode, il nostro pendolino, che ha ricevuto da Raspadori e ha staffilato un destro poi ribadito in gol dal solito fiuto di Frattesi. Il 3-0 è stato appena un poco meno bello ma ha seguito gli stessi identici principi di gioco, con quel dialogo fitto di tocchi stretti fino alla sponda di Pio per Pendolino Kayode, che stavolta l’ha messa dentro direttamente. Il ragazzo del Brentford, che Gattuso sbagliò a ignorare, è il primo mattoncino della nuova gestione, ma anche Pio ha fatto grandi cose, risultando immarcabile spalle alla porta (in certe cose, sembrava il Toni degli anni d’oro), e segnando pure il suo gol di prammatica (fondamentale, perché ha freddato i bollori turchi di rimonta), volando in tuffo di testa a raccogliere un tiro di Tonali respinto dal palo.
Ora un grosso peso sulle spalle di Montella
Così tutti i problemi del calcio italiano si sono rovesciati addosso al povero Montella, insultato a gesti e parole dal pubblico di Bursa (anche loro hanno fischiato il nostro inno), che se l’è presa col ct e il presidente federale, il quale s’è tolto dagli impicci nell’intervallo, lasciando lo stadio di soppiatto: Malagò si sarà consolato pensando che c’è uno messo peggio di lui, anche se la vera consolazione è stata vedere l’Italia giocare così, finalmente.
Turchia (4-2-3-1) Bayindir 4 – Celik 4, Demiral 4 (1’ st Bardakci 5), Kabak 4.5, Elmali 4.5 – Özcan 4.5 (31’ st Tiknaz sv), Küçkü 4.5 (1’ st Kahveci sv) – Aydin 5, Güler 6, Can Uzun 4 (1’ st Aktürkoglu 5) – Yilmaz 5.5 (35’ st Gül sv). Ct Montella 4.5.
Italia (4-3-3) Donnarumma 5.5 – Kayode 8, Scalvini 7, Bastoni 7, Ruggeri 6.5 – Frattesi 7.5 (37’ st Di Lorenzo sv), Tonali 7, Fagioli 7 (31’ st Romano sv) – Raspadori 7 (1’ st Cambiaghi 6.5), P.Esposito 8 (31’ st Scamacca sv), S.Esposito 6.5 (18’ st Doumbia 6.5). Ct Mancini 7.5.
Arbitro: Oliver (Ing) 6.5.
Note: ammoniti Can Uzun, Yilmaz, Kabak. Spettatori 43.314.