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Fratelli gioielli. Gli Esposito sulla scia degli Abbagnale: quando il talento è affare di famiglia

Pio e Sebastiano Esposito 

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Lo sport italiano ha un’importante tradizione di dinastie vincenti. Pio e Sebastiano, titolari nella Nazionale di Mancini che ha vinto in Turchia, sono gli ultimi di una lunga serie
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Nello sport italiano mio fratello no, non è mai figlio unico. Fratelli d’Italia, dal calcio alla pallanuoto, dal tennis all’atletica, dallo sci al rugby: fratellanza colorata d’azzurro, legami di sangue, destini comuni. Oggi Pio e Sebastiano Esposito, insieme nella nazionale-bis del Mancio-bis che vince in Turchia, ieri – tra quelli che hanno vestito la maglia della nazionale insieme – ci sono i Milano (Giuseppe e Felice, la prima coppia), i Cevenini (Aldo e Luigi) e gli Inzaghi (Pippo e Simone). Altri invece sono approdati in nazionale in tempi diversi: i fratelli Baresi (Franco e Beppe), gli Zenoni (Cristian e Damiano), i Varglien (Mario e Giovanni) e – foto vintage – i Rampini (Carlo e Alessandro). Ma i fratelloni dello sport italiano sono gli Abbagnale. Carmine e Giuseppe (per tacer di Agostino) fratelli-simbolo del canottaggio italiano, dominatori assoluti nel decennio che dagli anni 80 sconfina nei 90. Figli del titolare di un biscottificio a Castellammare di Stabia, uniti nell’…

Nello sport italiano mio fratello no, non è mai figlio unico. Fratelli d’Italia, dal calcio alla pallanuoto, dal tennis all’atletica, dallo sci al rugby: fratellanza colorata d’azzurro, legami di sangue, destini comuni. Oggi Pio e Sebastiano Esposito, insieme nella nazionale-bis del Mancio-bis che vince in Turchia, ieri – tra quelli che hanno vestito la maglia della nazionale insieme – ci sono i Milano (Giuseppe e Felice, la prima coppia), i Cevenini (Aldo e Luigi) e gli Inzaghi (Pippo e Simone). Altri invece sono approdati in nazionale in tempi diversi: i fratelli Baresi (Franco e Beppe), gli Zenoni (Cristian e Damiano), i Varglien (Mario e Giovanni) e – foto vintage – i Rampini (Carlo e Alessandro). Ma i fratelloni dello sport italiano sono gli Abbagnale. Carmine e Giuseppe (per tacer di Agostino) fratelli-simbolo del canottaggio italiano, dominatori assoluti nel decennio che dagli anni 80 sconfina nei 90. Figli del titolare di un biscottificio a Castellammare di Stabia, uniti nell’urlo strozzato di GaleazzI. Il “2 con” – Giuseppe e Carmine più il timoniere Peppiniello Di Capua, fratello acquisito – ha fatto la leggenda del canottaggio. Due ori, Los Angeles 1984 e Seoul 1988. Ma il più vincente è anche il meno celebrato, Agostino. Oro a Los Angeles 1984 nel “Quattro di coppia”, oro ad Atlanta 1996 nel due di coppia, oro a Sydney nel quattro di coppia.

Carmine e Giuseppe Abbagnale 

Le dinastie nella scherma e nella pallanuoto

I fratelli, come è giusto che sia, vanno per conto loro, ma non dimenticano mai l’origine condivisa e – talvolta – nemmeno l’arrivo. Ai Giochi di Mosca del 1980 Maurizio Damilano vinse l’oro nella 20 km di marcia e – superato il traguardo – aspettò che arrivasse il fratello Giorgio. Il nome dei Nadi è riferibile alla storia della scherma. Nedo e Aldo, fratelli all’assalto, figli del maestro d'armi Beppe Nadi, fondatore dello storico Circolo Scherma Fides di Livorno che li avvertì da subito: fioretto e sciabola sì, spada invece proibita perché ritenuta un’arma indisciplinata. Ai Giochi di Anversa del 1920, nella finale della sciabola, succede l’incredibile: il maggiore Nedo contro Aldo, oro e argento, mai successo prima. In pedana ecco anche i fratelli, spadisti, Dario ed Edoardo Mangiarotti, figli dello stesso padre, Giuseppe ma di madre diversa. È l’acqua l’elemento che unisce i fratelli Porzio, Franco e Pino, vedi alla voce Posillipo, scudetti in catena di montaggio più coppe varie tra gli anni 80 e 90, e oro olimpico con l’Italia nel 1992, ai Giochi di Barcellona. Pino definito il «Beckenbauer della pallanuoto», Franco emblema della «cazzimma». Nei tuffi – lì dove la genetica va decifrata in ogni movimento – ecco Nicola e Tommaso Marconi, che con la sorella Maria sono – tutti e tre – medagliati a livello europeo. Fausto e Serse Coppi, il Campionissimo e il gregario. La somiglianza tra i due è impressionante: il naso affilato, la bocca sottile, una precoce stempiatura. Lo scrittore Dino Buzzati scrive: «Serse ha la stessa faccia del fratello, con in meno quella espressione furba e con in più due occhi estremamente dolci e buoni. Spesso lo scambiano per Fausto e questo accresce l’elemento emotivo della situazione». Serse Coppi muore a ventotto anni, dopo una caduta mentre sta correndo il Giro del Piemonte. Sempre sulle due ruote, ma parliamo di moto, va data contezza di Valentino Rossi e Luca Marini, fratelli così uguali e così diversi, ma legatissimi.

Luca Marini e Valentino Rossi 

La sincerità di Claudio Panatta: “Adriano è molto più forte”

Sulla neve – specialità sci di fondo – hanno trovato il loro percorso due friulani di Tolmezzo, Manuela (due ori, due argenti e tre bronzi ai Giochi) e Giorgio Di Centa (oro nella 50 chilometri). Nel tennis i fratelli per eccellenza sono Adriano e Claudio Panatta. Quando il primo viveva l’anno più felice della sua carriera –il 1976, in bacheca Internazionali di Roma, Roland Garros e Coppa Davis – il secondo era un adolescente (tra i due ci sono dieci anni di differenza): la serenità con «Panattino» ha raccontato le dinamiche familiari – «Non sono mai stato geloso di mio fratello, semplicemente era molto più forte di me» – testimonia un rapporto sano. Il rugby italiano è una storia di famiglia, per cui abbondano i fratelli: dai mitici Francescato, Nello e Rino, ai Cutitta, Massimo e Marcello, che erano in campo a Grenoble nella seconda metà degli anni 90, quando l’Italia conquisto la Coppa FIRA battendo la Francia 40-32 (primo trofeo vinto dal rugby azzurro, prima vittoria contro i transalpini), fino ai Bergamasco, Mauro e Mirco, e ai Cannone, Niccolò e Lorenzo. Significativa la traccia lasciata dai fratelli Ottoz – i figli di Eddy e Lyana Calvesi – nella storia dell’atletica azzurra: il più noto è stato Laurent, che ventisei anni dopo il padre (nel 1994) batte il record italiano dei 110 metri ostacoli, ma il loro percorso l’hanno fatto anche Patrick e Pilar. Ai Giochi Di Parigi 2024 ecco Chiara Consonni, medaglia d’oro – con Vittoria Guazzini – nella Madison nel ciclismo su pista e suo fratello Simone, medaglia di bronzo nell’inseguimento a squadre.

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