Pio là davanti e la squadra che gli gira attorno. Siamo ancora nella fase evolutiva della Nazionale, ma intanto abbiamo un cardine. Mancini II ha scritto due bozze ed è presto per trovare una sintesi tra il molto di brutto che c’è stato a Roma e il tantissimo di buono sciorinato a Bursa, dove però l’Italia ha abbracciato un’idea di gioco che ricalca meglio i principi tattici che il ct ha da sempre in testa. Quello che più conta, al di là dello sviluppo che l’idea avrà, è che può già cementare qualche mattone: se sono azzurri a lungo termine che va cercando, un paio li ha trovati, vale a dire Pio Esposito e Kayode, 21 anni il primo e 22 il secondo, non ragazzini né neofiti: sono al punto giusto della loro carriera per offrirsi un salto di qualità.
I punti fermi
I punti fermi non mancano ed era questa la prima certezza che Mancio voleva mettere da parte. C’è Donnarumma, naturalmente, nonostante un errore ogni tanto gli scappi. Calafiori senz’altro, in un ruolo dove anche Ruggeri, con la…
Pio là davanti e la squadra che gli gira attorno. Siamo ancora nella fase evolutiva della Nazionale, ma intanto abbiamo un cardine. Mancini II ha scritto due bozze ed è presto per trovare una sintesi tra il molto di brutto che c’è stato a Roma e il tantissimo di buono sciorinato a Bursa, dove però l’Italia ha abbracciato un’idea di gioco che ricalca meglio i principi tattici che il ct ha da sempre in testa. Quello che più conta, al di là dello sviluppo che l’idea avrà, è che può già cementare qualche mattone: se sono azzurri a lungo termine che va cercando, un paio li ha trovati, vale a dire Pio Esposito e Kayode, 21 anni il primo e 22 il secondo, non ragazzini né neofiti: sono al punto giusto della loro carriera per offrirsi un salto di qualità.
I punti fermi
I punti fermi non mancano ed era questa la prima certezza che Mancio voleva mettere da parte. C’è Donnarumma, naturalmente, nonostante un errore ogni tanto gli scappi. Calafiori senz’altro, in un ruolo dove anche Ruggeri, con la sua vasta esperienza internazionale, dà garanzie in una zona del campo dove c’è anche Dimarco. A destra siamo alle fasi finali del tramonto di Di Lorenzo: con Kayode ci sarà Palestra, sulle fasce siamo coperti per anni. Al centro della difesa invece no, perché abbiamo una nidiata di difensori abituati a giocare a tre: l’unico che lo fa stabilmente a 4 è Coppola, mentre Scalvini con Sarri è ai primi passi. Mancini è quello che fa più fatica ad adattarsi, mentre la coppia Scalvini-Bastoni ha funzionato anche se andrà tarata contro attaccanti di altro impatto: non c’è di meglio che essere testati da Dembélé e Olise.
Gli altri
A centrocampo è sbagliato dire che Romano abbia perso un’occasione: contro il Belgio era vistosamente emozionato, ma dopo lo sbaglio sullo 0-1 Godts è cresciuto, come se avesse saldato il costo del debutto. Va senz’altro inserito tra le note positive, come anche Frattesi, il più brillante tra le mezze ali della vecchia guardia. Tonali si è riscattato a Bursa, Barella potrà farlo allo Stade de France mentre Fagioli ha permesso a Mancini di rispolverare la funzione del doppio regista. Anzi, del tutti registi o del nessun regista, perché lui e Tonali non lo sono stati in senso classico ma hanno cucito il gioco in movimento. Un centrale canonico manca, in attesa della maturazione di Romano: sarebbe stato Cristante, che però ha dato forfait.
Ora la Francia
È davanti che oltre a Pio c’è nebbia. Venerdì il centravanti sarà quasi certamente Kean, che da esterno perde incisività, con Raspadori infortunato che torna a casa, ma delle nove ali teoricamente utilizzabili non c’è nessuno che si possa scegliere a occhi chiusi, mentre Zidane ha talmente tanta ricchezza da potersi permettere di arretrarne una a centrocampo, prima Cherki e poi Akliouche. Quello che più incuriosiva, Inacio, è rimasto due volte su due fuori dalla lista dei 23, come se non avesse convinto Mancini nei giorni di Coverciano. Ma resta lui quello dal potenziale più interessante.