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Mancini alla ricerca della felicità, l’Italia fa calcio e non piange più

Roberto Mancini (lapresse)

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Niente retorica, solo gioco: il tecnico ha convinto la squadra a puntare sul palleggio per ridurre la distanza dalle grandi
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PARIGI – Mancini II non ha fatto invocazioni all’amor patrio né lanciato appelli al popolo frustrato e soprattutto non ha mai aperto il dialogo con i fantasmi del passato. Li ha semplicemente ignorati, lasciando che piano piano anche i giocatori imparassero a farlo: ci hanno messo un po’ (d’altronde mentre molti di loro erano a Zenica, lui stava placidamente in Qatar a vincere il campionato, anche se un minuto dopo era già pronto a tornare), la sconfitta con il Belgio è stata anche un po’ colpa degli spettri, ma già nel secondo tempo dell’Olimpico è germinato nelle teste dei giocatori il seme dell’oblio, ed è per quello che il ct cita spesso quei 15-20’ (secondo lui un po’ di più) come il momento iniziale della svolta. Si trattava di rimuovere senza sforzarsi di farlo, depistando i pensieri verso altre incombenze: Mancini ha resettato i suoi parlando loro principalmente di calcio, spiegando che essere squadra non significa andare a cena assieme, spendere tempo in sedute di analisi col…

PARIGI – Mancini II non ha fatto invocazioni all’amor patrio né lanciato appelli al popolo frustrato e soprattutto non ha mai aperto il dialogo con i fantasmi del passato. Li ha semplicemente ignorati, lasciando che piano piano anche i giocatori imparassero a farlo: ci hanno messo un po’ (d’altronde mentre molti di loro erano a Zenica, lui stava placidamente in Qatar a vincere il campionato, anche se un minuto dopo era già pronto a tornare), la sconfitta con il Belgio è stata anche un po’ colpa degli spettri, ma già nel secondo tempo dell’Olimpico è germinato nelle teste dei giocatori il seme dell’oblio, ed è per quello che il ct cita spesso quei 15-20’ (secondo lui un po’ di più) come il momento iniziale della svolta. Si trattava di rimuovere senza sforzarsi di farlo, depistando i pensieri verso altre incombenze: Mancini ha resettato i suoi parlando loro principalmente di calcio, spiegando che essere squadra non significa andare a cena assieme, spendere tempo in sedute di analisi collettive o cementare un’unità morale, ma prima di tutto imparare a scambiarsi la palla. Giocare assieme, ecco. Giocare.

Il cambio di mentalità che ha contagiato gli azzurri

Ciò che ha colpito, dell’Italia turca e francese, non è tanto il concetto tattico che si sta sviluppando ma il cambio di mentalità che ha contagiato gli azzurri da Bursa in poi. Vale molto il complimento indiretto di Kalulu: "Per quello che vedo tutte le settimane in Serie A, non direi che avete giocato all’italiana".

Una sessione di palleggio sfacciato

Per il ct, la personalità si acquisisce attraverso il gioco: una sessione di palleggio sfacciato vale più di mille discorsi. "Vogliamo provare a dominare il gioco, perché questo atteggiamento ce l’hanno o cercano di averlo soltanto le grandi squadre". Poi c’è chi, come la Francia, "non ha un solo giocatore che sbagli uno stop", quindi serve un profondo lavoro di compensazione, perché i nostri qualche stop lo sbagliano e certe inverosimili punizioni come quella di Olise non le sanno battere, perciò il ct ha fatto allenamenti su allenamenti basati principalmente sul palleggio, sulla capacità di tenere il mano il gioco, di prenderci confidenza. Trattare la palla con naturalezza è la personalità trasferita al gesto tecnico, "perché la mentalità si acquisisce giocando e i miglioramenti passano attraverso gli errori. Certe volte andrà meglio e altre peggio, ma mi sembra che questa sia la strada giusta".

Età media, tre in meno rispetto a Zenica

Certo, aiuta il fatto che tre quinti dei difensori titolari giochino in Premier, dove ogni settimana, e non solo ogni tanto come in Serie A, sfidano giocatori fortissimi, e che gli altri due abbiano esperienza di finali di Champions ed Europa League. Tra centrocampo e attacco esperienza internazionale e maturità completa sono ancora in formazione, però non stupisce che l’ex intoccabile Barella, probabilmente ancora incrostato dal calcare nocivo dei ricordi tossici, sia scalato nelle gerarchie dietro all’entusiasta Frattesi, avido di palloni da giocare e in naturale stato di grazia. Contro la Francia, l’età media dei titolari era di appena 25,1 anni, quasi tre in meno rispetto a Zenica: nella terra giovane il seme germina più in fretta, come il pensiero nuovo nel cervello sgombro.

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