Parigi – Avanti un altro, marchons. Al ballo dei debuttanti azzurri si è aggiunto a Parigi Antonio Vergara, che ancora non ci crede. «Un’emozione enorme: vestire i colori dell’Italia è qualcosa di unico, veramente speciale». Solo uno spezzone di gara allo Stade de France per il centrocampista del Napoli, molto bravo però a sfruttarlo al meglio per dimostrare al ct che si potrà contare su di lui, sull’esemplare scia di Kayode in Turchia. Le gambe dei piccoli azzurri non tremano e proprio la loro sfrontatezza è il segnale più incoraggiante per la rinascita. Per il nuovo talento nato a Frattaminore 23 anni fa la dolce notte del Saint-Denis non rappresentava un traguardo da festeggiare, ma piuttosto l’inizio di un percorso auspicabilmente lungo e ambizioso.
Parigi – Avanti un altro, marchons. Al ballo dei debuttanti azzurri si è aggiunto a Parigi Antonio Vergara, che ancora non ci crede. «Un’emozione enorme: vestire i colori dell’Italia è qualcosa di unico, veramente speciale». Solo uno spezzone di gara allo Stade de France per il centrocampista del Napoli, molto bravo però a sfruttarlo al meglio per dimostrare al ct che si potrà contare su di lui, sull’esemplare scia di Kayode in Turchia. Le gambe dei piccoli azzurri non tremano e proprio la loro sfrontatezza è il segnale più incoraggiante per la rinascita. Per il nuovo talento nato a Frattaminore 23 anni fa la dolce notte del Saint-Denis non rappresentava un traguardo da festeggiare, ma piuttosto l’inizio di un percorso auspicabilmente lungo e ambizioso.
Vergara, ora vuole più spazio?
«Questo dipende dal mister. Devo solo farmi trovare sempre pronto. In mezzo a tanti campioni mi sono sentito a mio agio, alla fine sono umani anche i francesi. Una piacevole sensazione, anche se la punizione di Olise mi ha lasciato a bocca aperta».
Studia da trequartista e le è toccato debuttare davanti a Zidane...
«Emozionante, certo: Zidane è stato un fuoriclasse straordinario e per me una fonte di ispirazione quand’ero bambino. Ma i brividi più forti me li ha regalati la maglia azzurra. Penso che sia stata una bella partita, giocare contro la Francia non è mai facile e rischiare pure di vincere ci darà sicuramente più sicurezza in noi stessi, perché sappiamo di avere ancora dei margini di crescita».
Sta iniziando un nuovo corso, racconti il dietro le quinte.
«Mancini lavora tanto sulla psicologia del gruppo. Ci convince della nostra bravura e ci chiede di essere felici quando giochiamo, di divertirci tra noi, di accorciare le distanze in campo per gestire di più il pallone».
Sembra la strada giusta.
«Sì, abbiamo iniziato a vedere quella che potrà essere la nuova Italia, come mentalità e organizzazione di gioco. Ma ora sotto con la Turchia, c’è già un’altra gara».
Si aspetta di giocare dall’inizio, a Bologna?
«Io sono pronto. Il ct farà le sue scelte. Ci spero sempre».
Ma qual è il suo ruolo preferito?
«A me piace giocare di più a destra, perché essendo mancino ho la possibilità di rientrare sul piede sinistro. Ma sono a totale disposizione di Mancini».
Donnarumma, i fratelli Esposito, lei. Stesso dialetto.
«È un Nazionale a trazione campana. Donnarumma contro la Francia ha fatto parate pazzesche: meno male che sta con noi, altrimenti far gol sarebbe diventato impossibile».
Alla fine allo Stade de France si poteva addirittura vincere, però.
«Nessun rimpianto: è un punto guadagnato e non due punti persi. Va bene così».