Samuele Inacio, 18 anni compiuti ad aprile, rappresenta la Gen Z che non ha visto l’Italia ai Mondiali. «A casa ne parliamo spesso, gli brucia», racconta il papà Inacio Pià, brasiliano, ex attaccante di Napoli e Atalanta. «Samu l’Italia l’ha scelta e sognata, la convocazione lo ha riempito di gioia». Fin qui, tre volte è stato lasciato fuori da Mancini.
Racconti, Pià: cosa si prova a vedere un figlio in Nazionale?
«Viviamo questo momento con orgoglio, anche se tutti in famiglia a partire da Samuele sappiamo che si tratta solo di un piccolo passo. Lui è nato e cresciuto a Bergamo, non ha mai avuto dubbi: il Brasile ci ha contattati tante volte, anche prima del Mondiale U17 e poi nell’U20 per le qualificazioni olimpiche. Ma Samuele voleva solamente l’Italia».
Samuele Inacio, 18 anni compiuti ad aprile, rappresenta la Gen Z che non ha visto l’Italia ai Mondiali. «A casa ne parliamo spesso, gli brucia», racconta il papà Inacio Pià, brasiliano, ex attaccante di Napoli e Atalanta. «Samu l’Italia l’ha scelta e sognata, la convocazione lo ha riempito di gioia». Fin qui, tre volte è stato lasciato fuori da Mancini.
Racconti, Pià: cosa si prova a vedere un figlio in Nazionale?
«Viviamo questo momento con orgoglio, anche se tutti in famiglia a partire da Samuele sappiamo che si tratta solo di un piccolo passo. Lui è nato e cresciuto a Bergamo, non ha mai avuto dubbi: il Brasile ci ha contattati tante volte, anche prima del Mondiale U17 e poi nell’U20 per le qualificazioni olimpiche. Ma Samuele voleva solamente l’Italia».
La vostra è una dinastia di calciatori. Lei, suo fratello Joelson, ora suo figlio: Inacio può diventare il più forte della famiglia?
«Se dico sì può sembrare la risposta del papà tifoso. Ma io sono sempre stato equilibrato, Inacio ha un talento diverso e un potenziale superiore, ci sono già i primi risultati a parlare per lui».
Che tipo di attaccante è?
«Il classico numero 10, molto creativo, gli piace avere la palla tra i piedi, saltare l’uomo, ma sa fare anche la seconda punta e l’esterno, se serve. È un giocatore molto intelligente dal punto di vista tattico e ha la forza fisica per fare bene entrambe le fasi».
Lei è arrivato dal Brasile a 14 anni ed è rimasto in Italia per tutta la carriera. Suo figlio ha scelto di lasciare Bergamo per Dortmund.
«Io sono grato all’Atalanta e all’Italia per tutto quello che mi hanno dato. Lui ha parenti e amici qui. Ma in Germania è felicissimo, fa parte di un club e un progetto importanti. Aveva voglia di fare un’esperienza pure di vita diversa, lontano da casa. Anche l’Atletico Madrid lo corteggiava».
In Serie A invece i giovani faticano a trovare spazio.
«Il materiale per lavorare in Italia c’è anche adesso, ma serve più coraggio e pazienza, buttare dentro i giovani e aspettarli, manca questo. Le pressioni per i risultati ci sono ovunque, anche in Germania, però scelgono su chi puntare e lo fanno in fondo, preferendo la qualità di pochi alla quantità di molti...».
Con Mancini ct ci sarà la svolta?
«Con l’Italia lui ha già vinto, ha una visione moderna e punta sui giovani. Dovranno dargli tempo».
E nel futuro di suo figlio Inacio cosa vede? Può tornare in Italia?
«Lui è sereno, ha voglia di spaccare il mondo, gli auguro di continuare con questa testa. La Serie A? Mai dire mai, ma ora è focalizzato sul Dortmund».