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Da Donnarumma ai fratelli Esposito, in due settimane Mancini ha capito l’Italia dei titolari

Donnarumma e Tonali, due punti fermi della Nazionale di Mancini (agf)

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Anche se ci sono inevitabili ballottaggi, il ct si è fatto una idea precisa della sua nazionale
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BOLOGNA – In due settimane l’Italia è cambiata da così a così e la sensazione è che la trasformazione non sia un’illusione, ma che poggi su basi solide e fondamenta già completate. Mancini II è soddisfatto, prevede che «verranno anche momenti negativi» ma intanto la ricostruzione ha una mappa da seguire.

Da Donnarumma ai due Esposito, gli undici titolari

Già si può dire che esista una formazione titolare ed è sostanzialmente quella che ha pareggiato con la Francia a Saint-Denis, con dei dubbi a centrocampo: Donnarumma in porta, Kayode-Scalvini-Bastoni-Calafiori in difesa, Tonali e due tra Barella, Frattesi, Fagioli e Doumbia a centrocampo, i due Esposito e Kean in attacco. Pochi hanno fatto notare che l’Italia ha avuto il fegato di andare a giocare in casa del…

BOLOGNA – In due settimane l’Italia è cambiata da così a così e la sensazione è che la trasformazione non sia un’illusione, ma che poggi su basi solide e fondamenta già completate. Mancini II è soddisfatto, prevede che «verranno anche momenti negativi» ma intanto la ricostruzione ha una mappa da seguire.

Da Donnarumma ai due Esposito, gli undici titolari

Già si può dire che esista una formazione titolare ed è sostanzialmente quella che ha pareggiato con la Francia a Saint-Denis, con dei dubbi a centrocampo: Donnarumma in porta, Kayode-Scalvini-Bastoni-Calafiori in difesa, Tonali e due tra Barella, Frattesi, Fagioli e Doumbia a centrocampo, i due Esposito e Kean in attacco. Pochi hanno fatto notare che l’Italia ha avuto il fegato di andare a giocare in casa della Francia, una delle tre nazionali più forti al mondo, con tre attaccanti puri.

Barella o Frattesi? I dubbi a centrocampo

È in mezzo al campo che manca ancora una fisionomia definita. La certezza è Tonali, destinato a diventare stabilmente regista anomalo in una formazione in cui il regista classico è previsto che non ci sia e in cui tutti devono condividere le incombenze del palleggio. A livello teorico, il secondo titolare sicuro dovrebbe essere Barella, che però in queste prime quattro partite manciniane (una l’ha saltata, un’altra l’ha cominciata dalla panchina) è stato tra i meno convincenti. È chiaro come in prospettiva non si possa prescindere dal miglior Barella, però nel frattempo sono parecchio cresciute le quotazioni di Frattesi, che porta esperienza, elettricità, senso del gol, Fagioli (misura e creatività) e Doumbia (potenza, corsa e peso). A vederla dalla parte giusta, abbiamo cinque titolari all’altezza senza considerare Romano, che secondo il ct è destinato a una carriera azzurra di lungo corso. Insomma, il reparto sembra copertissimo, tenuto conto che non c’era Cristante, che nella testa di Mancini sarebbe stato il centrale titolare. Ora non c’è più così bisogno di lui.

E Dimarco e Palestra dove lo metti?

La difesa ha ormai tre punti fermi, Kayode, Bastoni e Calafiori. Se sta bene, l’altro centrale è Scalvini, più adatto di Mancini alla linea a 4 e soprattutto con molti anni in meno. Coppola e Ghilardi non hanno convinto (ma il primo resterà senz’altro nel giro), Kouadio sarà una colonna del prossimo ciclo dell’Under 21, Ruggeri si è dimostrato affidabilissimo a ogni livello. Nel reparto erano indisponibili due big, Palestra e Dimarco. Si può dire che sulle fasce siamo decisamente ben messi, anche se l’ex atalantino e l’interista sono teoricamente più funzionali come esterni in un centrocampo a cinque. Di Lorenzo, unico ultratrentenne di questa maxi convocazione assieme a Mancini tornerà utile in caso di necessità: la sua affidabilità non è in discussione.

Tutto gira attorno a Esposito

In attacco, Esposito è più di un titolare sicuro. «Pio ha fame, fame di gol, di lottare, di giocare. In questo è straordinario», lo ha benedetto Mancini. «Nel giro di un paio d’anni può diventare il centravanti che fa girare la squadra, come erano Vieri e Toni, a cui assomiglia». In pratica, il più giovane degli Esposito non è soltanto un implacabile uomo-gol (sette in tredici partite, di cui soltanto sei da titolare), ma anche il perno del gioco offensivo della squadra, con la sua capacità di proteggere palla e smistarla ai compagni. Ha davvero molto di Toni. Mancini avrebbe voluto affiancarlo da due ali, e perciò ne aveva convocate addirittura sette, ma sul campo la formula più efficace si è dimostrata quella con Kean e Sebastiano Esposito in appoggio, vale a dire due attaccanti puri ma eclettici, che non hanno il dribbling tra le loro virtù migliori ma dinamismo, qualità tecnica, senso del gol. Di tutti gli altri, quello che più è piaciuto è stato Vergara, il più creativo del gruppo: si è senz’altro guadagnato un posto nella rosa. Per gli altri, il casting è aperto: Raspadori ha fatto molto bene a Bursa ma si è infortunato presto, Zaniolo non lo si è visto, Maldini e Cambiaghi sono piaciuti solo a tratti, Inacio e Zoma sono da rivedere e valgono più in prospettiva che nel presente. Si aspetta anche Retegui, che può entrare in concorrenza con Scamacca come vice Pio. Tirando le fila, non siamo al livello delle quattro big europee (Francia, Spagna, Inghilterra, Portogallo), ma nemmeno così scarsi: il futuro non è poi così spaventoso.

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