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L’Italia ai piedi di Pio settimo: Esposito è la certezza, in azzurro meglio di lui solo Enrico Chiesa

Pio Esposito (agf)

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Il centravanti ha segnato in azzurro sette gol in 13 partite
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Pio vestito d’azzurro segna un gol ogni 101’, sono già 7 in appena 13 partite, solo 6 delle quali da titolare. Considerando chi ha almeno 10 presenze, una media migliore l’ha tenuta solamente Enrico Chiesa: sempre 7 reti, ma una ogni 95’. Riva, che resta il nostro inavvicinabile capocannoniere (35 gol) da più di cinquant’anni, tenne un ritmo leggermente inferiore (uno ogni 105’), come persino Meazza (uno ogni 103’), anche se non sono quelli i modelli cui Esposito ha l’arroganza di tendere. Ai ritmi del calcio contemporaneo non c’è nessuno come lui, specie se si considera che il marcatore più prolifico tra i giocatori in attività è ancora Balotelli (14 reti), che resta l’ultimo italiano ad aver segnato in una Coppa del Mondo, un secolo fa, e anche l’ultimo centravanti di livello davvero internazionale (all’epoca lui lo era, prima che si guastasse se lo contendevano gli squadroni) che abbiamo avuto, ripensando alla doppietta alla Germania nella semifinale di Euro 2012.

Il paragone con …

Pio vestito d’azzurro segna un gol ogni 101’, sono già 7 in appena 13 partite, solo 6 delle quali da titolare. Considerando chi ha almeno 10 presenze, una media migliore l’ha tenuta solamente Enrico Chiesa: sempre 7 reti, ma una ogni 95’. Riva, che resta il nostro inavvicinabile capocannoniere (35 gol) da più di cinquant’anni, tenne un ritmo leggermente inferiore (uno ogni 105’), come persino Meazza (uno ogni 103’), anche se non sono quelli i modelli cui Esposito ha l’arroganza di tendere. Ai ritmi del calcio contemporaneo non c’è nessuno come lui, specie se si considera che il marcatore più prolifico tra i giocatori in attività è ancora Balotelli (14 reti), che resta l’ultimo italiano ad aver segnato in una Coppa del Mondo, un secolo fa, e anche l’ultimo centravanti di livello davvero internazionale (all’epoca lui lo era, prima che si guastasse se lo contendevano gli squadroni) che abbiamo avuto, ripensando alla doppietta alla Germania nella semifinale di Euro 2012.

Il paragone con Toni

Da allora un po’ ci ha provato Immobile, che non è però mai stato all’altezza del suo incredibile rendimento nei club, ma poi? Kean sta facendo bene (13), anche Retegui e Raspadori sono in doppia cifra (11), però Pio ha un altro impatto, altre prospettive e una promessa di futuro su cui Mancini ha già investito: «Pio ha fame, fame di gol, di lottare, di giocare. In questo è straordinario», lo ha benedetto il ct. «Nel giro di un paio d’anni può diventare il centravanti che fa girare la squadra, come erano Vieri e Toni, a cui assomiglia. Sarà un grande attaccante».

C’è dunque qualcosa che va oltre la mera contabilità dei gol o delle illusioni suggerite dalla precocità (Riva alla sua età non aveva ancora segnato, Piola, Inzaghi e Vieri neanche debuttato): Esposito, nella testa di Mancini, non è soltanto un terminale ma un ingranaggio, è il perno della manovra d’attacco, il fulcro su cui appoggiare il gioco offensivo perché sta facendo benone soprattutto quello. Si piazza spalle alla porta, doma palloni che gli arrivano da lontano oppure restituisce alla svelta quelli che gli chiedono di scambiare i compagni vicini: se fosse basket, lui sarebbe il pivot perfetto. Mancini lo ha accostato a Toni perché davvero ci sono molte analogie tecniche tra i due, anche se Toni maturò tardi, visto che arrivò in Serie A a 23 anni, in Nazionale a 27, in Champions a 31: Esposito ha le qualità per fare un percorso simile ma partendo molto prima e quel «giro di due anni» cui accennava Mancini significa che al prossimo Europeo avremo un centravanti come si deve.

Nell’Italia, Esposito gioca in maniera differente rispetto all’Inter, se non altro perché nel club deve sottostare alle gerarchie che lo collocano al di sotto di Lautaro (di molto) e di Thuram (di poco): Chivu non può fargli girare la squadra attorno come Mancini ed è normale che Pio svolga anche funzioni di gregario. Ma ha un ct e l’età dalla sua: non avremo un Haaland o un Mbappé, ma un Toni basta e avanza.

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