ROMA - "Veni, vidi, vici. E me ne vado". Se fosse stato un allenatore di calcio, Giulio Cesare avrebbe dovuto aggiungere una precisazione alla sua frase più famosa. Perché questo fine stagione sta evidenziando un fenomeno decisamente curioso: molti tecnici abbandoneranno la panchina sulla quale hanno appena ottenuto successi prestigiosi. A partire da ha chi ha primeggiato in Europa. Lascerà tra pochi giorni il timoniere della formazione più in forma del continente: Jupp Heynckes che cederà la guida del Bayern Monaco a Pep Guardiola.
Indipendentemente dal risultato della finale di Wembley col Borussia Dortmund, i bavaresi sono stati protagonisti di un'annata formidabile: Campioni di Germania con quasi due mesi di anticipo e dominatori della Champions League con 11 gol rifilati (senza subirne uno) a Juventus e Barcellona tra quarti e semifinale. Ma nemmeno questo è bastato per la conferma di Heynckes che fa posto a Guardiola in nome della necessità di programmare un futuro dall'orizzonte ampio: il tedesco ha 68 anni, lo spagnolo 42.
Cambierà aria anche il fresco vincitore dell'Europa League col Chelsea: Rafa Benitez, ormai abbonato al licenziamento con la medaglia al collo. Gli era già successo nel dicembre 2010 dopo aver condotto l'Inter al successo nel Mondiale per club, avendo ereditato la formazione campione d'Europa da Mourinho, maestro del genere: il portoghese, infatti, ha abbandonato Porto e Inter un minuto dopo il triplice fischio delle finali di Coppa Campioni 2004 e 2010. In questo caso invece la situazione potrebbe ribaltarsi con lo Special One alla guida del Chelsea post-Benitez nella serata della Supercoppa europea (senza dimenticare che Abramovic pochi mesi fa aveva mandato via Roberto Di Matteo da Campione d'Europa in carica). E, se il Bayern piegherà il Borussia Dortmund a Londra, l'incontro di fine agosto diventerà un emblema del trionfo mordi e fuggi: Guardiola e Mourinho, sfidanti detentori senza essere stati artefici delle vittorie di pochi mesi prima.
Ma l'elenco può continuare: Ancelotti via dal Paris Saint Germain da Campione di Francia, probabilmente per accasarsi al Real Madrid che lo tenta da quasi cinque anni. Di natura assolutamente particolare l'addio di Alex Ferguson al Manchester United, trionfatore in Premier League, al termine di un ciclo durato 27 anni e concluso dallo scozzese che ha scritto la parola "fine" a questa vicenda irripetibile. Così gli unici due allenatori campioni nazionali nei cinque principali tornei europei che si ripresenteranno al via sulla stessa panchina nella prossima stagione saranno Tito Vilanova (Barcellona) e Antonio Conte (Juventus).
Anche il nostro calcio conferma la tendenza europea. Walter Mazzarri lascia il Napoli che, grazie al 2° posto in Serie A, ha ottenuto la qualificazione diretta in Champions League e una posizione finale in classifica che mancava dai tempi di Maradona. Andrea Mandorlini, che ha riportato il Verona nella massima divisione dopo undici anni tra B e C, probabilmente non sarà l'allenatore della squadra gialloblu dopo le vacanze.
Questa galleria europea di saluti vincenti è fatta di esoneri voluti dai club e decisioni autonome dei tecnici. Da un lato, entra in gioco la frenesia di proprietari sempre più bizzosi e spaventosamente facoltosi al punto da potersi permettere mosse apparentemente avventate e incoerenti; dall'altro, contribuisce la volontà di cambiare aria per andare in piazze considerate più prestigiose, guadagnare di più oppure farla finita con rapporti societari difficili. Senza dimenticare che ormai anche molti tecnici hanno un agente. E, come capita con i calciatori, i movimenti rendono. Spesso la rappresentanza comune di tecnici e giocatori genera intrecci di mercato in grado di mobilitare decine di milioni di euro nelle piazze più ricche. Anche per questi motivi il vortice del cambiamento non risparmia nemmeno chi ha appena vinto.
Indipendentemente dal risultato della finale di Wembley col Borussia Dortmund, i bavaresi sono stati protagonisti di un'annata formidabile: Campioni di Germania con quasi due mesi di anticipo e dominatori della Champions League con 11 gol rifilati (senza subirne uno) a Juventus e Barcellona tra quarti e semifinale. Ma nemmeno questo è bastato per la conferma di Heynckes che fa posto a Guardiola in nome della necessità di programmare un futuro dall'orizzonte ampio: il tedesco ha 68 anni, lo spagnolo 42.
Cambierà aria anche il fresco vincitore dell'Europa League col Chelsea: Rafa Benitez, ormai abbonato al licenziamento con la medaglia al collo. Gli era già successo nel dicembre 2010 dopo aver condotto l'Inter al successo nel Mondiale per club, avendo ereditato la formazione campione d'Europa da Mourinho, maestro del genere: il portoghese, infatti, ha abbandonato Porto e Inter un minuto dopo il triplice fischio delle finali di Coppa Campioni 2004 e 2010. In questo caso invece la situazione potrebbe ribaltarsi con lo Special One alla guida del Chelsea post-Benitez nella serata della Supercoppa europea (senza dimenticare che Abramovic pochi mesi fa aveva mandato via Roberto Di Matteo da Campione d'Europa in carica). E, se il Bayern piegherà il Borussia Dortmund a Londra, l'incontro di fine agosto diventerà un emblema del trionfo mordi e fuggi: Guardiola e Mourinho, sfidanti detentori senza essere stati artefici delle vittorie di pochi mesi prima.
Ma l'elenco può continuare: Ancelotti via dal Paris Saint Germain da Campione di Francia, probabilmente per accasarsi al Real Madrid che lo tenta da quasi cinque anni. Di natura assolutamente particolare l'addio di Alex Ferguson al Manchester United, trionfatore in Premier League, al termine di un ciclo durato 27 anni e concluso dallo scozzese che ha scritto la parola "fine" a questa vicenda irripetibile. Così gli unici due allenatori campioni nazionali nei cinque principali tornei europei che si ripresenteranno al via sulla stessa panchina nella prossima stagione saranno Tito Vilanova (Barcellona) e Antonio Conte (Juventus).
Anche il nostro calcio conferma la tendenza europea. Walter Mazzarri lascia il Napoli che, grazie al 2° posto in Serie A, ha ottenuto la qualificazione diretta in Champions League e una posizione finale in classifica che mancava dai tempi di Maradona. Andrea Mandorlini, che ha riportato il Verona nella massima divisione dopo undici anni tra B e C, probabilmente non sarà l'allenatore della squadra gialloblu dopo le vacanze.
Questa galleria europea di saluti vincenti è fatta di esoneri voluti dai club e decisioni autonome dei tecnici. Da un lato, entra in gioco la frenesia di proprietari sempre più bizzosi e spaventosamente facoltosi al punto da potersi permettere mosse apparentemente avventate e incoerenti; dall'altro, contribuisce la volontà di cambiare aria per andare in piazze considerate più prestigiose, guadagnare di più oppure farla finita con rapporti societari difficili. Senza dimenticare che ormai anche molti tecnici hanno un agente. E, come capita con i calciatori, i movimenti rendono. Spesso la rappresentanza comune di tecnici e giocatori genera intrecci di mercato in grado di mobilitare decine di milioni di euro nelle piazze più ricche. Anche per questi motivi il vortice del cambiamento non risparmia nemmeno chi ha appena vinto.