ROMA - Real e Barcellona? Bayern Monaco e Manchester United? Macché. Il centro nevralgico del mercato sposta il baricentro delle preferenze dei campioni lì dove più del prestigio, dei trofei e della gloria possono i soldi. Dimenticato ormai il colpo Neymar, e in attesa di Bale al Real, le grandi mosse ruotano attorno all'asse dei grandi capitali, più che delle grandi piazze.
CAVANI, LAMELA E GLI ALTRI: CHI NON DICE NO - Edinson Cavani, ad esempio, non ha avuto dubbi: di fronte ai tentennamenti del Real, alle resistenze del Chelsea di Mourinho, all'impossibilità di rilancio del Manchester City, al cuore che diceva (ancora?) Napoli ha preferito le ragioni del portafogli scegliendo i soldi del Paris Saint Germain. In fondo, quando sul tuo tavolo arriva un'offerta da circa 10 milioni a stagione, dimenticare sentimenti e emozioni è certamente meno doloroso. Ancora di più, poi, se la tua squadra è la prima a spingerti verso la nuova destinazione, ingolosita dall'assegno più ricco - sin qui - del mercato mondiale. A Parigi dove conoscono bene la formula, hanno replicato poco dopo con Marquinhos: lui aveva scelto Barcellona, unica soluzione gradita per lasciare l'amata Roma. Almeno fino a quando non ha prevalso la prospettiva di gonfiare il conto in banca con cifre da capogiro - circa 3 milioni a stagione - per un ragazzo che soffierà 20 candeline soltanto nel 2014. Una strada che a breve potrebbe anche seguire Lamela: a Roma il suo ingaggio non supera il milione e 200 mila euro. Per averlo a Londra il Tottenham di Baldini garantirebbe 4 milioni di sterline lorde, più del doppio di quanto prenda attualmente. Inevitabile che il padre e l'agente abbiano fatto i bagagli per andare ad ascoltare la proposta lasciandosi tentare, anche se il blasone non è certo quello di Manchester United o Arsenal. E neanche della Juventus: a Torino avevano scelto Jovetic, lui si era già promesso al punto di sfidare Firenze e i Della Valle per vestirsi di bianconero. Un muro contro muro rotto però - anche in questo caso - da un rilancio cui era impossibile dire no. E allora, firma con il City, e tanti saluti alla nobile Signora piemontese.
GOMEZ E OSVALDO, MODELLO FALCAO - Il fascino pecuniario, però, non travolge soltanto i grandi campioni. L'ex catanese Gomez, per tutti il Papu, aspettava l'Inter e sognava l'Atletico Madrid. Prima di piegarsi alle offerte milionarie degli ucraini del Metalist Kharkiv, tra l'altro privati dell'Europa League dal tribunale dell'Uefa. Oppure Osvaldo, impuntatosi per restare in Italia, ma soltanto fin quando il modesto Southampton non ha rilanciato oltre i 3 milioni annui la propria proposta economica. Abbastanza anche per mettere da parte necessità familiari e preferenze geografiche. I due (ex) argentini d'Italia, però, hanno ancora molto da imparare da chi come Radamel Falcao ne ha fatto una religione: per Ancelotti il colombiano vale Ibrahimovic - forse il precursore della nuova tendenza - Cristiano Ronaldo e Messi, almeno per capacità d'incidere sulle proprie squadre. Eppure la sua carriera europea non annovera che buone squadre, senza mai il salto di qualità: Porto, Atletico Madrid, ora il neo promosso (e ricchissimo) Monaco. Trasferimenti modesti, sotto il profilo tecnico. Un triplo salto in alto, però, dal punto di vista delle remunerazioni annuali. Per lui, e per gli altri, la gloria può attendere.
CAVANI, LAMELA E GLI ALTRI: CHI NON DICE NO - Edinson Cavani, ad esempio, non ha avuto dubbi: di fronte ai tentennamenti del Real, alle resistenze del Chelsea di Mourinho, all'impossibilità di rilancio del Manchester City, al cuore che diceva (ancora?) Napoli ha preferito le ragioni del portafogli scegliendo i soldi del Paris Saint Germain. In fondo, quando sul tuo tavolo arriva un'offerta da circa 10 milioni a stagione, dimenticare sentimenti e emozioni è certamente meno doloroso. Ancora di più, poi, se la tua squadra è la prima a spingerti verso la nuova destinazione, ingolosita dall'assegno più ricco - sin qui - del mercato mondiale. A Parigi dove conoscono bene la formula, hanno replicato poco dopo con Marquinhos: lui aveva scelto Barcellona, unica soluzione gradita per lasciare l'amata Roma. Almeno fino a quando non ha prevalso la prospettiva di gonfiare il conto in banca con cifre da capogiro - circa 3 milioni a stagione - per un ragazzo che soffierà 20 candeline soltanto nel 2014. Una strada che a breve potrebbe anche seguire Lamela: a Roma il suo ingaggio non supera il milione e 200 mila euro. Per averlo a Londra il Tottenham di Baldini garantirebbe 4 milioni di sterline lorde, più del doppio di quanto prenda attualmente. Inevitabile che il padre e l'agente abbiano fatto i bagagli per andare ad ascoltare la proposta lasciandosi tentare, anche se il blasone non è certo quello di Manchester United o Arsenal. E neanche della Juventus: a Torino avevano scelto Jovetic, lui si era già promesso al punto di sfidare Firenze e i Della Valle per vestirsi di bianconero. Un muro contro muro rotto però - anche in questo caso - da un rilancio cui era impossibile dire no. E allora, firma con il City, e tanti saluti alla nobile Signora piemontese.
GOMEZ E OSVALDO, MODELLO FALCAO - Il fascino pecuniario, però, non travolge soltanto i grandi campioni. L'ex catanese Gomez, per tutti il Papu, aspettava l'Inter e sognava l'Atletico Madrid. Prima di piegarsi alle offerte milionarie degli ucraini del Metalist Kharkiv, tra l'altro privati dell'Europa League dal tribunale dell'Uefa. Oppure Osvaldo, impuntatosi per restare in Italia, ma soltanto fin quando il modesto Southampton non ha rilanciato oltre i 3 milioni annui la propria proposta economica. Abbastanza anche per mettere da parte necessità familiari e preferenze geografiche. I due (ex) argentini d'Italia, però, hanno ancora molto da imparare da chi come Radamel Falcao ne ha fatto una religione: per Ancelotti il colombiano vale Ibrahimovic - forse il precursore della nuova tendenza - Cristiano Ronaldo e Messi, almeno per capacità d'incidere sulle proprie squadre. Eppure la sua carriera europea non annovera che buone squadre, senza mai il salto di qualità: Porto, Atletico Madrid, ora il neo promosso (e ricchissimo) Monaco. Trasferimenti modesti, sotto il profilo tecnico. Un triplo salto in alto, però, dal punto di vista delle remunerazioni annuali. Per lui, e per gli altri, la gloria può attendere.