ROMA - La maledizione continua e rende ancor più traballante la posizione di un Petkovic che non sembra più così padrone della situazione. La maledizione per la Lazio si chiama Genoa. I liguri sono la bestia nera dei capitolini (quinto successo consecutivo tra Olimpico e Marassi) e lo confermano in un match mutevole come il cielo di Roma. Il Genoa risale la china, ballando il sirtaki con Fetfatzidis formato Ulisse. E' lui a uscire dal "cavallo" portato nel fortino romano, lui il lanzichenecco che saccheggia la capitale.
Petkovic e Gasperini si siedono alla scacchiera, il serbo perde il suo alfiere Hernanes ancor prima di cominciare e per l'ennesima volta deve rivoluzionare la sua squadra. Gasperini fa il trasformista. Vuole confondere le idee al forte avversario, per provarci dopo averlo disorientato. E ci riesce, sebbene Antonelli e Biondini facciano molta fatica a giocare fuori posizione nella prima parte. Quando ci vuole fortuna per far passare a' nuttata.
L'avvio del match, però, è alterno. Il trafficatissimo centrocampo comporta una fase di assestamento più lunga di quanto accada di solito. C'è rispetto e circospezione che in soldoni si traduce in ritmi non eccezionali. Si cercano le distanze. Prova ne sia che bradipo Matuzalem inizialmente sembra il leader delle operazioni. La Lazio sa che deve assolutamente accelerare. La sua pressione sui difensori cresce gradualmente. E se Cavanda trova nel duo Kucka-Marchese un'inferiorità numerica che ne limita le abituali scorribande, sul lato opposto Pereirinha, preferito a Vinicius, si produce in un appoggio alle mezze ali pressocché continuo, poiché Antonelli - che Gasperini ha sorprendentemente schierato ala... ala non è.
Chi però è protagonista assoluto dei primi 45' è Candreva, la cui spinta è costante su tutti e due i lati. Il nazionale ingaggia un duello a distanza con Perin che ne ribatte un paio di bordate dalla lunga. Ma il portierino di Latina il suo capolavoro - nella prima parte - lo confeziona su un colpo di testa ravvicinato di Klose destinato all'angolino basso. Perin si allunga intuendo la traiettoria sulla sua destra e toglie dalla porta la migliore occasione della prima parte. Il Genoa fatica, Gilardino nel deserto dei tartari del suo attacco, fa il suo, francobollato dal corazziere Ciani. Il violinista del gol allunga il suo archetto su un traversone basso, ribattuto proprio dal poderoso francese, e poi in chisura di tempo incorna in anticipo una bella iniziativa di Marchese, non trovando la mira giusta.
Ripresa - Gasperini mette Fetfatzidis trequartista alle spalle di Gilardino, disegnando così un modulo flessibile, una via di mezzo tra il 3-5-1-1 e il 4-4-1-1. Dipene dalla collocazione di Antonelli, che torna a sinistra, una volta uscito Marchese. L'avvio della seconda parte però ricalca in tutto e per tutto il copione fin qui recitato. Il gioco lo fa la Lazio, mentre il Genoa spesso e volentieri si mette con quasi tutti i suoi dietro la linea del pallone. Ma riparte con maggiore profondità: dovrebbe allertarsi la Lazio dopo 2' quando Gilardino trova modo di avvicinarsi a Marchetti in solitudine, servito da Biondini, ma i biancazzurri non se ne curano. Un mani di Antonelli su cross di Anderson fa gridare a rigore, ma Tommasi lascia perdere. L'impossibilità di forzare il blocco ligure spinge Petkovic a pensare di rinforzare l'assalto. Anderson non mostra di valere quegli 8 milioni di euro che è costato, e Gonzalez è l'ombra del giocatore chiave dell'anno passato. Perea e Ederson dovrebbero trasformare l'attacco in un 4-2-3-1. Non fa in tempo a pensarci perché Fetfatzidis al limite dell'area aspetta l'inserimento di Kucka a sinistra, facile passare per lo slovacco su un Cavanda molliccio, diagonale stretto e imprendibile: 0 a 1.
Ecco il cambio, ma mentre la Lazio si assesta - il Genoa mette al sicuro il prezioso successo, contropiede fulmineo e sventurato mani di Ciani a braccia allargate a chiusura effettuata. Tommasi indica il dischetto e Gilardino spiazza Marchetti. Due a zero. Il serrate capitolino nella mezz'ora finale, Petkovic inserisce pure quel Keita che ieri aveva già disputato un tempo intero (il secondo) nel derby Primavera e trova ancora Perin formato tonno: insuperabile. Ma trova anche un centrocampo rossoblù che - col morale a mille - non sbaglia nulla. Cofie e Matuzalem danno la necessaria tranquillità, e dalla parte opposta non basta la continuità di Pereirinha, forse il migliore, e la verve di Ederson, decisamente più in partita di Anderson. Perin chiude ogni varco e il Genoa trionfa. Per Gasperini è quasi un capolavoro strategico che spinge il Grifone su acque territorialmente tranquille.
LAZIO-GENOA 0-2 (0-0)
Lazio: Marchetti 6 - Cavanda 5, Ciani 6, Radu 6, Pereirinha 7 - Onazi 5,5, Ledesma 6 (73' Keita 5,5), Gonzalez 5 (61' Ederson 6,5)- Candreva 6,5, Klose 6, Anderson 5 (61' Perea 5,5). All. Petkovic
Genoa: Perin 7 - Antonini 6, Portanova 6,5, Manfredini 6,5 - Cofie 7, Matuzalem 6,5, Biondini 6, Marchese 5,5 (dal 46' Fetfatzidis 6,5) - Kucka 6,5 (69' De Maio 6) , Antonelli 6 - Gilardino 6,5 (76' Konatè 6). All. Gasperini
Arbitro: Tommasi 5,5 di Bassano.
Reti: 60' Kucka; 71' Gilardino (rigore).
Note: Recupero 1' e 3'. Ammoniti: Matuzalem, Ciani, Ledesma. Angoli 5 a 4 per la Lazio.
Petkovic e Gasperini si siedono alla scacchiera, il serbo perde il suo alfiere Hernanes ancor prima di cominciare e per l'ennesima volta deve rivoluzionare la sua squadra. Gasperini fa il trasformista. Vuole confondere le idee al forte avversario, per provarci dopo averlo disorientato. E ci riesce, sebbene Antonelli e Biondini facciano molta fatica a giocare fuori posizione nella prima parte. Quando ci vuole fortuna per far passare a' nuttata.
L'avvio del match, però, è alterno. Il trafficatissimo centrocampo comporta una fase di assestamento più lunga di quanto accada di solito. C'è rispetto e circospezione che in soldoni si traduce in ritmi non eccezionali. Si cercano le distanze. Prova ne sia che bradipo Matuzalem inizialmente sembra il leader delle operazioni. La Lazio sa che deve assolutamente accelerare. La sua pressione sui difensori cresce gradualmente. E se Cavanda trova nel duo Kucka-Marchese un'inferiorità numerica che ne limita le abituali scorribande, sul lato opposto Pereirinha, preferito a Vinicius, si produce in un appoggio alle mezze ali pressocché continuo, poiché Antonelli - che Gasperini ha sorprendentemente schierato ala... ala non è.
Chi però è protagonista assoluto dei primi 45' è Candreva, la cui spinta è costante su tutti e due i lati. Il nazionale ingaggia un duello a distanza con Perin che ne ribatte un paio di bordate dalla lunga. Ma il portierino di Latina il suo capolavoro - nella prima parte - lo confeziona su un colpo di testa ravvicinato di Klose destinato all'angolino basso. Perin si allunga intuendo la traiettoria sulla sua destra e toglie dalla porta la migliore occasione della prima parte. Il Genoa fatica, Gilardino nel deserto dei tartari del suo attacco, fa il suo, francobollato dal corazziere Ciani. Il violinista del gol allunga il suo archetto su un traversone basso, ribattuto proprio dal poderoso francese, e poi in chisura di tempo incorna in anticipo una bella iniziativa di Marchese, non trovando la mira giusta.
Ripresa - Gasperini mette Fetfatzidis trequartista alle spalle di Gilardino, disegnando così un modulo flessibile, una via di mezzo tra il 3-5-1-1 e il 4-4-1-1. Dipene dalla collocazione di Antonelli, che torna a sinistra, una volta uscito Marchese. L'avvio della seconda parte però ricalca in tutto e per tutto il copione fin qui recitato. Il gioco lo fa la Lazio, mentre il Genoa spesso e volentieri si mette con quasi tutti i suoi dietro la linea del pallone. Ma riparte con maggiore profondità: dovrebbe allertarsi la Lazio dopo 2' quando Gilardino trova modo di avvicinarsi a Marchetti in solitudine, servito da Biondini, ma i biancazzurri non se ne curano. Un mani di Antonelli su cross di Anderson fa gridare a rigore, ma Tommasi lascia perdere. L'impossibilità di forzare il blocco ligure spinge Petkovic a pensare di rinforzare l'assalto. Anderson non mostra di valere quegli 8 milioni di euro che è costato, e Gonzalez è l'ombra del giocatore chiave dell'anno passato. Perea e Ederson dovrebbero trasformare l'attacco in un 4-2-3-1. Non fa in tempo a pensarci perché Fetfatzidis al limite dell'area aspetta l'inserimento di Kucka a sinistra, facile passare per lo slovacco su un Cavanda molliccio, diagonale stretto e imprendibile: 0 a 1.
Ecco il cambio, ma mentre la Lazio si assesta - il Genoa mette al sicuro il prezioso successo, contropiede fulmineo e sventurato mani di Ciani a braccia allargate a chiusura effettuata. Tommasi indica il dischetto e Gilardino spiazza Marchetti. Due a zero. Il serrate capitolino nella mezz'ora finale, Petkovic inserisce pure quel Keita che ieri aveva già disputato un tempo intero (il secondo) nel derby Primavera e trova ancora Perin formato tonno: insuperabile. Ma trova anche un centrocampo rossoblù che - col morale a mille - non sbaglia nulla. Cofie e Matuzalem danno la necessaria tranquillità, e dalla parte opposta non basta la continuità di Pereirinha, forse il migliore, e la verve di Ederson, decisamente più in partita di Anderson. Perin chiude ogni varco e il Genoa trionfa. Per Gasperini è quasi un capolavoro strategico che spinge il Grifone su acque territorialmente tranquille.
LAZIO-GENOA 0-2 (0-0)
Lazio: Marchetti 6 - Cavanda 5, Ciani 6, Radu 6, Pereirinha 7 - Onazi 5,5, Ledesma 6 (73' Keita 5,5), Gonzalez 5 (61' Ederson 6,5)- Candreva 6,5, Klose 6, Anderson 5 (61' Perea 5,5). All. Petkovic
Genoa: Perin 7 - Antonini 6, Portanova 6,5, Manfredini 6,5 - Cofie 7, Matuzalem 6,5, Biondini 6, Marchese 5,5 (dal 46' Fetfatzidis 6,5) - Kucka 6,5 (69' De Maio 6) , Antonelli 6 - Gilardino 6,5 (76' Konatè 6). All. Gasperini
Arbitro: Tommasi 5,5 di Bassano.
Reti: 60' Kucka; 71' Gilardino (rigore).
Note: Recupero 1' e 3'. Ammoniti: Matuzalem, Ciani, Ledesma. Angoli 5 a 4 per la Lazio.