MILANO - L'incubo principale degli allenatori è sempre stata la spia che veniva da fuori, lo 007 spedito in avanscoperta dagli avversari e nascosto in qualche cespuglio intorno al campo d'allenamento per carpire gli ultimi segreti tattici. Un'immagine simboleggiata dal preparatore dei portieri del Genoa, scoperto mentre era appollaiato in tuta mimetica in mezzo agli alberi che circondano il centro sportivo della Sampdoria. E così nel corso degli anni è stato tutto un fiorire di rimedi predisposti dai vari maghi della panchina per nascondere il lavoro effettuato durante la settimana: teloni protettivi, giri di ronda con addetti della società muniti di ricetrasmittenti, squadra spostata su campi distanti dalle recinzioni e quindi a prova di binocolo.
Ma ultimamente sembra che il pericolo numero uno sia un'altro: fermare le fughe di notizie. Il nemico da esterno è diventato interno. Non è più l'occhiuto osservatore della squadra rivale, ma è la gola profonda annidata nello spogliatoio o appena fuori. L'ultimo sfogo in ordine di tempo è stato quello di Massimiliano Allegri, inferocito alla vigilia della partita col Celtic per i dettagli sui ritardi di alcuni calciatori (in particolare Balotelli e Robinho) in occasione degli ultimi due allenamenti. Proprio per evitare che simili rivelazioni possano destabilizzare l'ambiente, il livornese ha chiesto maggiore segretezza intorno a Milanello.
Una reazione quasi moderata rispetto a quella di Pep Guardiola che, stanco di ascoltare o leggere notizie troppo precise sulla vita del Bayern Monaco, è arrivato a minacciare pubblicamente l'autore delle soffiate: "Cadrà qualche testa, chiunque sia non giocherà più con me", ha detto il catalano che evidentemente aveva meno problemi a Barcellona se è vero che, con gran dispetto di Ibrahimovic, il gruppo blaugrana era talmente coeso da essere descritto nell'autobiografia dello svedese come una setta agli ordini del suo guru.
Vita molto più difficile per Josè Mourinho nei tre anni passati sulla panchina dell'altra grande di Spagna: il Real. Per lo Special One è stata una lotta continua contro i senatori "merengue" che, a turno, sono entrati nell'elenco dei sospettati. E' toccato soprattutto a Sergio Ramos e Iker Casillas. Il difensore si è dovuto giustificare direttamente con Florentino Perez, il portiere invece ha scelto la strada di una dichiarazione pubblica ("Sono qui da tredici anni, tutto questo non ha senso"). Ma al Real certe polemiche sono sempre state all'ordine del giorno: anni prima Cannavaro era stato descritto come la talpa di Fabio Capello. L'allenatore friulano in precedenza aveva sperimentato un altro ambiente molto poroso, quello della Roma. Tutti i tecnici che si sono succeduti sulla panchina giallorossa hanno faticato parecchio a contenere i flussi di informazione in uscita da Trigoria. Ci ha provato Spalletti, poi si è dovuto misurare col problema Luis Enrique e anche adesso Rudi Garcia ha adottato opportune contromisure. Allenamenti aperti solo alla squadra, via anche i giocatori della primavera e i lavoratori impegnati nella manutenzione giornaliera, sbarrate le finestre degli uffici che permettono di guardare il campo. Perché spesso la spia non è un giocatore, ma un magazziniere, un giardiniere, un dipendente, un cuoco, insomma chiunque orbiti intorno al gruppo. E questo vale per ogni squadra. "Trigoria è come un gruviera pieno di buchi, li chiuderemo tutti", è lo slogan di Rudi Garcia in materia.
Forse memore di quello che aveva visto nella Capitale, Vincenzo Montella non ha esitato a reagire con durezza quando ha iniziato a leggere sui giornali notizie troppo precise sulle mosse provate il giorno prima dai calciatori della Fiorentina. Un'arrabbiatura seguita da uno sfogo con la squadra e dalla decisione di imporre multe salate in caso di scoperta del "chiacchierone" annidato nello spogliatoio. Ma, prima o poi, ogni tecnico deve misurarsi con i "leaks" calcistici. Roberto Mancini sbottò all'Inter quando filtrarono indiscrezioni su una rissa tra Veron e Adriano nell'intervallo dell'andata dei quarti di finale di Champions League con il Villarreal nel 2006. "Tutto quello che si dice deve restare nello spogliatoio", intimò il Mancio. E' il sogno di tutti gli allenatori. Ma le spie continuano a parlare.
Ma ultimamente sembra che il pericolo numero uno sia un'altro: fermare le fughe di notizie. Il nemico da esterno è diventato interno. Non è più l'occhiuto osservatore della squadra rivale, ma è la gola profonda annidata nello spogliatoio o appena fuori. L'ultimo sfogo in ordine di tempo è stato quello di Massimiliano Allegri, inferocito alla vigilia della partita col Celtic per i dettagli sui ritardi di alcuni calciatori (in particolare Balotelli e Robinho) in occasione degli ultimi due allenamenti. Proprio per evitare che simili rivelazioni possano destabilizzare l'ambiente, il livornese ha chiesto maggiore segretezza intorno a Milanello.
Una reazione quasi moderata rispetto a quella di Pep Guardiola che, stanco di ascoltare o leggere notizie troppo precise sulla vita del Bayern Monaco, è arrivato a minacciare pubblicamente l'autore delle soffiate: "Cadrà qualche testa, chiunque sia non giocherà più con me", ha detto il catalano che evidentemente aveva meno problemi a Barcellona se è vero che, con gran dispetto di Ibrahimovic, il gruppo blaugrana era talmente coeso da essere descritto nell'autobiografia dello svedese come una setta agli ordini del suo guru.
Vita molto più difficile per Josè Mourinho nei tre anni passati sulla panchina dell'altra grande di Spagna: il Real. Per lo Special One è stata una lotta continua contro i senatori "merengue" che, a turno, sono entrati nell'elenco dei sospettati. E' toccato soprattutto a Sergio Ramos e Iker Casillas. Il difensore si è dovuto giustificare direttamente con Florentino Perez, il portiere invece ha scelto la strada di una dichiarazione pubblica ("Sono qui da tredici anni, tutto questo non ha senso"). Ma al Real certe polemiche sono sempre state all'ordine del giorno: anni prima Cannavaro era stato descritto come la talpa di Fabio Capello. L'allenatore friulano in precedenza aveva sperimentato un altro ambiente molto poroso, quello della Roma. Tutti i tecnici che si sono succeduti sulla panchina giallorossa hanno faticato parecchio a contenere i flussi di informazione in uscita da Trigoria. Ci ha provato Spalletti, poi si è dovuto misurare col problema Luis Enrique e anche adesso Rudi Garcia ha adottato opportune contromisure. Allenamenti aperti solo alla squadra, via anche i giocatori della primavera e i lavoratori impegnati nella manutenzione giornaliera, sbarrate le finestre degli uffici che permettono di guardare il campo. Perché spesso la spia non è un giocatore, ma un magazziniere, un giardiniere, un dipendente, un cuoco, insomma chiunque orbiti intorno al gruppo. E questo vale per ogni squadra. "Trigoria è come un gruviera pieno di buchi, li chiuderemo tutti", è lo slogan di Rudi Garcia in materia.
Forse memore di quello che aveva visto nella Capitale, Vincenzo Montella non ha esitato a reagire con durezza quando ha iniziato a leggere sui giornali notizie troppo precise sulle mosse provate il giorno prima dai calciatori della Fiorentina. Un'arrabbiatura seguita da uno sfogo con la squadra e dalla decisione di imporre multe salate in caso di scoperta del "chiacchierone" annidato nello spogliatoio. Ma, prima o poi, ogni tecnico deve misurarsi con i "leaks" calcistici. Roberto Mancini sbottò all'Inter quando filtrarono indiscrezioni su una rissa tra Veron e Adriano nell'intervallo dell'andata dei quarti di finale di Champions League con il Villarreal nel 2006. "Tutto quello che si dice deve restare nello spogliatoio", intimò il Mancio. E' il sogno di tutti gli allenatori. Ma le spie continuano a parlare.