Da Tagliavento a Tommasi, weekend nero per gli arbitri
Tanti errori nell'ultimo turno di campionato, nel mirino soprattutto il rigore concesso al Torino contro l'Atalanta e la serie di sbagli durante Fiorentina-Genoa. Evidente finora la severità nel giudicare qualsiasi contatto nei sedici metridi MATTEO PINCI
ROMA - Forse il turbinio di norme e interpretazioni, riscritte e riviste a cadenza ormai quasi settimanale da designatori e istituzioni sportive, ha finito per disorientare anche loro. Gli arbitri della serie A inciampano nel peggior weekend della stagione, sbattendo sul più solare degli episodi, quello per cui da sempre si accapigliano gli appassionati e forse l'unico utile a determinare la differenza tra vittoria e sconfitta: il rigore. Anzi, i rigori. Perché degli 8 penalty concessi dai direttori di gara nel corso della 21esima giornata, la metà lasciano enormi dubbi sulla legittimità dell'assegnazione.
Il caso più eclatante coinvolge direttamente Tagliavento: "inspiegabile", l'aggettivo più usato per descrivere il rigore concesso dal fischietto di Terni al Torino. Rigore decisivo, perché i granata battono l'Atalanta grazie alla realizzazione di Cerci, quanto folle nella sua illogica dinamica. Consigli esce di pugno, prende …
Il caso più eclatante coinvolge direttamente Tagliavento: "inspiegabile", l'aggettivo più usato per descrivere il rigore concesso dal fischietto di Terni al Torino. Rigore decisivo, perché i granata battono l'Atalanta grazie alla realizzazione di Cerci, quanto folle nella sua illogica dinamica. Consigli esce di pugno, prende …
ROMA - Forse il turbinio di norme e interpretazioni, riscritte e riviste a cadenza ormai quasi settimanale da designatori e istituzioni sportive, ha finito per disorientare anche loro. Gli arbitri della serie A inciampano nel peggior weekend della stagione, sbattendo sul più solare degli episodi, quello per cui da sempre si accapigliano gli appassionati e forse l'unico utile a determinare la differenza tra vittoria e sconfitta: il rigore. Anzi, i rigori. Perché degli 8 penalty concessi dai direttori di gara nel corso della 21esima giornata, la metà lasciano enormi dubbi sulla legittimità dell'assegnazione.
Il caso più eclatante coinvolge direttamente Tagliavento: "inspiegabile", l'aggettivo più usato per descrivere il rigore concesso dal fischietto di Terni al Torino. Rigore decisivo, perché i granata battono l'Atalanta grazie alla realizzazione di Cerci, quanto folle nella sua illogica dinamica. Consigli esce di pugno, prende la palla, poi Cerci gli finisce addosso. Fallo sul portiere, certo non il contrario. Per tutti, non per l'arbitro.
Ma non appare meno forzata la scelta di Tommasi a Firenze. Nel festival di fischi folli in scena al Franchi, dal gol in fuorigioco (ma per pochi centimetri) di Antonini a quello buono ma negato a Aquilani, il pezzo forte è il rigore concesso per fallo di Neto su Antonelli. Un contatto minimo, l'esterno del Genoa che con la gamba di richiamo si colpisce quella sfiorata dal portiere. La caduta però ha tempi e modalità tutt'altro che convincenti. Per tutti, non per Tommasi. Che, non pago, sanziona con lo stesso metro una trattenuta in area rossoblù di De Maio su Ambrosini, decisamente accentuata dal mediano viola. Penalty comunque, ma che non pareggia il conto degli errori. Anzi, lo raddoppia.
Dubbi anche sul fischio di Mazzoleni durante Verona-Roma: giallorossi già avanti per 1-2, ma il fallo di Gonzalez su Torosidis è almeno discutibile. Perché il difensore, prima di agganciare la caviglia del terzino romanista, sposta il pallone. E il greco, colpito, accentua decisamente gli effetti dell'impatto. Ma per l'arbitro è rigore, quello del definitivo 1-3. E pensare che sabato sera Conte appariva scontento assai per il rigore con espulsione (netti entrambi) concesso contro la sua Juve nel match contro la Lazio.
Al di là del tifo di parte, il fine settimana ha portato una serie di concessioni nella migliore delle ipotesi generose. Solo un caso? Possibile, anche se la sensazione è che dopo anni di buonismo, richiesto dalle direttive Aia, forse gli arbitri italiani abbiano cercato di assolvere al mandato Uefa sulla "tolleranza zero" in area di rigore. In Italia Braschi si era raccomandato soprattutto per le trattenute in occasione dei calci piazzati: in Europa sanzionate con regolarità, in serie A spesso tollerate silenziosamente (anche dai calciatori che le subiscono). Ma la severità nel giudicare qualsiasi contatto nei sedici metri è oggi evidente, soprattutto dopo una prima parte di stagione più lassista. Atteggiamento certamente più europeo, ma che rischia di scadere nella ricerca quasi ossessiva di un fallo in area da sanzionare. Il confine è sottilissimo: ma i rischi della degenerazione delle interpretazioni, sfortunatamente, domenica sono sembrati evidenti a tutti.
Il caso più eclatante coinvolge direttamente Tagliavento: "inspiegabile", l'aggettivo più usato per descrivere il rigore concesso dal fischietto di Terni al Torino. Rigore decisivo, perché i granata battono l'Atalanta grazie alla realizzazione di Cerci, quanto folle nella sua illogica dinamica. Consigli esce di pugno, prende la palla, poi Cerci gli finisce addosso. Fallo sul portiere, certo non il contrario. Per tutti, non per l'arbitro.
Ma non appare meno forzata la scelta di Tommasi a Firenze. Nel festival di fischi folli in scena al Franchi, dal gol in fuorigioco (ma per pochi centimetri) di Antonini a quello buono ma negato a Aquilani, il pezzo forte è il rigore concesso per fallo di Neto su Antonelli. Un contatto minimo, l'esterno del Genoa che con la gamba di richiamo si colpisce quella sfiorata dal portiere. La caduta però ha tempi e modalità tutt'altro che convincenti. Per tutti, non per Tommasi. Che, non pago, sanziona con lo stesso metro una trattenuta in area rossoblù di De Maio su Ambrosini, decisamente accentuata dal mediano viola. Penalty comunque, ma che non pareggia il conto degli errori. Anzi, lo raddoppia.
Dubbi anche sul fischio di Mazzoleni durante Verona-Roma: giallorossi già avanti per 1-2, ma il fallo di Gonzalez su Torosidis è almeno discutibile. Perché il difensore, prima di agganciare la caviglia del terzino romanista, sposta il pallone. E il greco, colpito, accentua decisamente gli effetti dell'impatto. Ma per l'arbitro è rigore, quello del definitivo 1-3. E pensare che sabato sera Conte appariva scontento assai per il rigore con espulsione (netti entrambi) concesso contro la sua Juve nel match contro la Lazio.
Al di là del tifo di parte, il fine settimana ha portato una serie di concessioni nella migliore delle ipotesi generose. Solo un caso? Possibile, anche se la sensazione è che dopo anni di buonismo, richiesto dalle direttive Aia, forse gli arbitri italiani abbiano cercato di assolvere al mandato Uefa sulla "tolleranza zero" in area di rigore. In Italia Braschi si era raccomandato soprattutto per le trattenute in occasione dei calci piazzati: in Europa sanzionate con regolarità, in serie A spesso tollerate silenziosamente (anche dai calciatori che le subiscono). Ma la severità nel giudicare qualsiasi contatto nei sedici metri è oggi evidente, soprattutto dopo una prima parte di stagione più lassista. Atteggiamento certamente più europeo, ma che rischia di scadere nella ricerca quasi ossessiva di un fallo in area da sanzionare. Il confine è sottilissimo: ma i rischi della degenerazione delle interpretazioni, sfortunatamente, domenica sono sembrati evidenti a tutti.