ROMA - La curva sud della Roma, a distanza di quasi due mesi dai fatti di viale Tor di Quinto, dimostra la propria vicinanza alla famiglia di Ciro Esposito. Dopo gli striscioni di solidarietà nei confronti di Daniele De Santis, il presunto omicida del tifoso partenopeo, esposti in occasione di Roma-Juventus dell'11 maggio scorso ("Daje Danie'") i gruppi storici del tifoso organizzato giallorosso ora si affidano a un comunicato per far arrivare il messaggio di cordoglio ai familiari della vittima.
"Rimaniamo colpiti e addolorati dal tragico epilogo di questa brutta vicenda - si legge nella nota diffusa in rete - la morte non ha colori né bandiere", assicurano citando il testo di uno striscione esposto in curva sud nel marzo scorso, dopo che in città erano apparse delle scritte ingiuriose alla memoria di Vincenzo Paparelli, il sostenitore laziale ucciso da un razzo esploso dai tifosi romanisti durante il derby del 28 ottobre 1979.
Nonostante la solidarietà dimostrata, il comunicato, firmato "gli ultras della Roma" e pubblicato sul sito Asromaultras.org, curato da Lorenzo Contucci (avvocato penalista esperto in materia di reati da stadio, che ne conferma l'autenticità) ha suscitato subito un vespaio di polemiche. A urtare la sensibilità di molti altri tifosi della Roma sono state le prime righe, dedicate proprio a "Gastone" De Santis. "La curva sud rimane e rimarrà sempre al fianco di un suo figlio - recita il testo - non rinnegheremo mai un nostro fratello, giusto o sbagliato che sia. Questo ci hanno insegnato la vita e la strada".
"Questa frase è inaccettabile - dice un commentatore di forzaroma. info - i gruppi organizzati rappresentano un decimo di tutto il tifo, nemmeno tutta la curva. Ci dissociamo completamente dalla vicinanza a De Santis". La risposa arriva dalla curva. "Daniele non frequentava più lo stadio da 10 anni - dice una fonte qualificata nell'ambiente del tifo - ma resta un tifoso romanista. Le parole del comunicato parlano chiaro: nessuna apologia. Si tratta del resto di un fatto increscioso, talmente assurdo da essere incommentabile. Il nostro dispiacere per l'accaduto è chiaro e dimostrato dalla piena vicinanza alla famiglia Esposito. Non spetta a noi condannare, sarà la magistratura a fare luce su quanto accaduto a Tor di Quinto".
Secco il commento di Antonella Leardi, la madre di Ciro Esposito che più volte negli ultimi due mesi ha chiesto ai tifosi di abbassare i toni e non lasciarsi trasportare da uno spirito di vendetta per quanto successo al figlio: "Vengo solo ora a conoscenza del comunicato della curva sud della Roma. Se hanno deciso di non prendere le distanze da De Santis - spiega la signora Antonella con rassegnazione - si vede che io non posso cambiare la loro mentalità, le loro dinamiche. Per il resto non ho altro da aggiungere sul messaggio".
Enzo Esposito, lo zio di Ciro, aggiunge "Noi accettiamo le condoglianze da tutti i tifosi in buona fede, ma indicare un assassino come un "fratello" svuota di significato qualsiasi attestato di solidarietà. La massa del tifo romanista si faccia avanti e scelga in maniera netta da che parte stare".
"Rimaniamo colpiti e addolorati dal tragico epilogo di questa brutta vicenda - si legge nella nota diffusa in rete - la morte non ha colori né bandiere", assicurano citando il testo di uno striscione esposto in curva sud nel marzo scorso, dopo che in città erano apparse delle scritte ingiuriose alla memoria di Vincenzo Paparelli, il sostenitore laziale ucciso da un razzo esploso dai tifosi romanisti durante il derby del 28 ottobre 1979.
Nonostante la solidarietà dimostrata, il comunicato, firmato "gli ultras della Roma" e pubblicato sul sito Asromaultras.org, curato da Lorenzo Contucci (avvocato penalista esperto in materia di reati da stadio, che ne conferma l'autenticità) ha suscitato subito un vespaio di polemiche. A urtare la sensibilità di molti altri tifosi della Roma sono state le prime righe, dedicate proprio a "Gastone" De Santis. "La curva sud rimane e rimarrà sempre al fianco di un suo figlio - recita il testo - non rinnegheremo mai un nostro fratello, giusto o sbagliato che sia. Questo ci hanno insegnato la vita e la strada".
"Questa frase è inaccettabile - dice un commentatore di forzaroma. info - i gruppi organizzati rappresentano un decimo di tutto il tifo, nemmeno tutta la curva. Ci dissociamo completamente dalla vicinanza a De Santis". La risposa arriva dalla curva. "Daniele non frequentava più lo stadio da 10 anni - dice una fonte qualificata nell'ambiente del tifo - ma resta un tifoso romanista. Le parole del comunicato parlano chiaro: nessuna apologia. Si tratta del resto di un fatto increscioso, talmente assurdo da essere incommentabile. Il nostro dispiacere per l'accaduto è chiaro e dimostrato dalla piena vicinanza alla famiglia Esposito. Non spetta a noi condannare, sarà la magistratura a fare luce su quanto accaduto a Tor di Quinto".
Secco il commento di Antonella Leardi, la madre di Ciro Esposito che più volte negli ultimi due mesi ha chiesto ai tifosi di abbassare i toni e non lasciarsi trasportare da uno spirito di vendetta per quanto successo al figlio: "Vengo solo ora a conoscenza del comunicato della curva sud della Roma. Se hanno deciso di non prendere le distanze da De Santis - spiega la signora Antonella con rassegnazione - si vede che io non posso cambiare la loro mentalità, le loro dinamiche. Per il resto non ho altro da aggiungere sul messaggio".
Enzo Esposito, lo zio di Ciro, aggiunge "Noi accettiamo le condoglianze da tutti i tifosi in buona fede, ma indicare un assassino come un "fratello" svuota di significato qualsiasi attestato di solidarietà. La massa del tifo romanista si faccia avanti e scelga in maniera netta da che parte stare".