ROMA - Tutti a aspettare che si spengano, ma loro non sembrano averne alcuna intenzione. Nel campionato dei gol a raffica di Higuain, delle goleade della Roma e della rimonta juventina, il primato lo dividono due capolista inattese: Inter e Fiorentina, anzi Fiorentina e Inter, visto che è lo scontro diretto a fare la differenza in favore dei viola. Squadre che a quel primato sono arrivate seguendo strade diverse. Anzi, diciamolo pure: nettamente opposte.
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MANCINI COME CLINT EASTWOOD - Gli opposti però s'attraggono, e forse per questo con quasi un terzo di campionato già alle spalle sono ancora lassù, a dispetto delle aspettative anche dei bookmaker, che continuano a sfidarle preferendo Roma e Napoli, persino la Juventus lontana nove punti. Mancini e Paulo Sousa se ne guardano poco, impegnatissimi a percorrere le loro strade parallele. Che, come tali, paiono destinate a non incontrarsi mai. Da una parte lo show viola, recital perfetto in cui ogni interprete conosce a memoria le battute proprie e quelle dei colleghi. Dall'altra il fortino alzato dal Mancio, a cui come Clint Eastwood basta un colpo soltanto per assicurarsi la pelle del nemico. Nessuno quanto l'Inter sa imporsi di misura: già 7 vittorie per 1-0, solo contro il Carpi, peggior difesa del campionato, ha segnato più di un gol, settanta giorni fa. Ha sfruttato goleador estemporanei, come Melo, Medel. Kondogbia domenica pomeriggio l'ultimo della lista. A sorreggerla una difesa impenetrabile: con appena 7 reti incassate (di cui oltre la metà in una sola gara, proprio contro i viola), la migliore del torneo, nella migliore tradizione italiana. Merito anche di un Handanovic super: decisivo su Quagliarella come lo era stato su Dzeko e Balotelli. Pazienza allora se l'attacco da dodici gol in dodici giornate ha fatto peggio di Atalanta e Empoli: nove volte su dieci negli ultimi dieci anni chi ha vinto il campionato aveva anche la migliore difesa. Un buon motivo per sperare.
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SOUSA, RAGNO SENZA MEZZE MISURE - La Fiorentina un super portiere non lo ha, ma può contare su altro: Sousa ha allestito un collettivo che fa dell'armonia la propria forza. Il gioco più bello del campionato, un cecchino come Kalinic - 7 reti più una in Europa - e centrocampisti di qualità ad alimentare la manovra corale. Nessuno in Italia gioca il pallone quanto i viola, signori per distacco del possesso palla (61%) che architettano come un ragno in una tela di passaggi quasi infallibili (88% riusciti). Una versione rivisitata del tiqui taca che a Firenze fa piovere gol: sempre a segno in tutte e 12 le giornate, 24 centri in serie A, solo la Roma ha fatto meglio. Per vincere ha bisogno di segnare tanto e spesso quando non ci riesce - vedi le gare con Torino, Napoli e Roma - perde. Il profeta portoghese accolto a pernacchie per il passato juventino però è già diventato un idolo al Franchi. Semmai come ogni guru fatica un po' ad accettare le mezze misure: insieme a Lazio e Bologna è l'unico a non aver mai pareggiato. È però anche quello che ha vinto più gare, 9, una in più di Garcia e proprio di Mancini. Che ha pure superato - unico a riuscirci - nel confronto diretto di San Siro. Ecco, a ben guardare sono quei 90 minuti l'unica vera differenza tra due squadre che, pur seguendo strade diverse, sanno benissimo cosa vogliono. In una parola: vincere.
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MANCINI COME CLINT EASTWOOD - Gli opposti però s'attraggono, e forse per questo con quasi un terzo di campionato già alle spalle sono ancora lassù, a dispetto delle aspettative anche dei bookmaker, che continuano a sfidarle preferendo Roma e Napoli, persino la Juventus lontana nove punti. Mancini e Paulo Sousa se ne guardano poco, impegnatissimi a percorrere le loro strade parallele. Che, come tali, paiono destinate a non incontrarsi mai. Da una parte lo show viola, recital perfetto in cui ogni interprete conosce a memoria le battute proprie e quelle dei colleghi. Dall'altra il fortino alzato dal Mancio, a cui come Clint Eastwood basta un colpo soltanto per assicurarsi la pelle del nemico. Nessuno quanto l'Inter sa imporsi di misura: già 7 vittorie per 1-0, solo contro il Carpi, peggior difesa del campionato, ha segnato più di un gol, settanta giorni fa. Ha sfruttato goleador estemporanei, come Melo, Medel. Kondogbia domenica pomeriggio l'ultimo della lista. A sorreggerla una difesa impenetrabile: con appena 7 reti incassate (di cui oltre la metà in una sola gara, proprio contro i viola), la migliore del torneo, nella migliore tradizione italiana. Merito anche di un Handanovic super: decisivo su Quagliarella come lo era stato su Dzeko e Balotelli. Pazienza allora se l'attacco da dodici gol in dodici giornate ha fatto peggio di Atalanta e Empoli: nove volte su dieci negli ultimi dieci anni chi ha vinto il campionato aveva anche la migliore difesa. Un buon motivo per sperare.
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SOUSA, RAGNO SENZA MEZZE MISURE - La Fiorentina un super portiere non lo ha, ma può contare su altro: Sousa ha allestito un collettivo che fa dell'armonia la propria forza. Il gioco più bello del campionato, un cecchino come Kalinic - 7 reti più una in Europa - e centrocampisti di qualità ad alimentare la manovra corale. Nessuno in Italia gioca il pallone quanto i viola, signori per distacco del possesso palla (61%) che architettano come un ragno in una tela di passaggi quasi infallibili (88% riusciti). Una versione rivisitata del tiqui taca che a Firenze fa piovere gol: sempre a segno in tutte e 12 le giornate, 24 centri in serie A, solo la Roma ha fatto meglio. Per vincere ha bisogno di segnare tanto e spesso quando non ci riesce - vedi le gare con Torino, Napoli e Roma - perde. Il profeta portoghese accolto a pernacchie per il passato juventino però è già diventato un idolo al Franchi. Semmai come ogni guru fatica un po' ad accettare le mezze misure: insieme a Lazio e Bologna è l'unico a non aver mai pareggiato. È però anche quello che ha vinto più gare, 9, una in più di Garcia e proprio di Mancini. Che ha pure superato - unico a riuscirci - nel confronto diretto di San Siro. Ecco, a ben guardare sono quei 90 minuti l'unica vera differenza tra due squadre che, pur seguendo strade diverse, sanno benissimo cosa vogliono. In una parola: vincere.
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