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Da Higuain a Keita, quanti capricci in serie A

L'argentino e lo spagnolo senelegalese sono solo alcuni dei casi 'irrequieti' del massimo campionato. Manolas pensa all'Arsenal, Diawara non torna a Bologna per lo stress, Icardi fa parlare la moglie Wanda, Koulibaly strizza l'occhio al Chelsea
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ROMA - Vi ci vedete ad alzare il telefono, l'ultimo giorno di ferie, per dire al vostro responsabile che, no, il giorno dopo non sarete a lavoro? Evidentemente non giocate in serie A, dove la pratica -solitamente rara e abbastanza censurabile- è diventata prassi in questa torrida estate 2016. Magari è il caldo a dare alla testa di agenti e calciatori. Di ogni sorta: dalla star internazionale al giovane nemmeno ventenne. Il motivo, lo stesso per tutti: la seduzione di un assegno mensile più generoso. 
 
Veloce sotto porta quanto a piantar grane, Gonzalo Higuain non ha aspettato nemmeno la fine di giugno per guastare le vacanze del presidente De Laurentiis: "Non rinnoverà il contratto, Aurelio l'ha chiamato chiattone", ha bofonchiato il fratello Nicolas -accidentalmente suo procuratore- sproloquiando come un tifoso al bar tra le radio locali, da Baires a Napoli. Evidentemente Higuain aveva cose più urgenti da fare che spiega…
ROMA - Vi ci vedete ad alzare il telefono, l'ultimo giorno di ferie, per dire al vostro responsabile che, no, il giorno dopo non sarete a lavoro? Evidentemente non giocate in serie A, dove la pratica -solitamente rara e abbastanza censurabile- è diventata prassi in questa torrida estate 2016. Magari è il caldo a dare alla testa di agenti e calciatori. Di ogni sorta: dalla star internazionale al giovane nemmeno ventenne. Il motivo, lo stesso per tutti: la seduzione di un assegno mensile più generoso. 
 
Veloce sotto porta quanto a piantar grane, Gonzalo Higuain non ha aspettato nemmeno la fine di giugno per guastare le vacanze del presidente De Laurentiis: "Non rinnoverà il contratto, Aurelio l'ha chiamato chiattone", ha bofonchiato il fratello Nicolas -accidentalmente suo procuratore- sproloquiando come un tifoso al bar tra le radio locali, da Baires a Napoli. Evidentemente Higuain aveva cose più urgenti da fare che spiegare in prima persona cosa si aspetta dal futuro. Come Manolas, che con la Roma ha interrotto ogni discorso sull'adeguamento: che sono 3 milioni all'anno se l'Arsenal te ne darebbe 4? E come Icardi: tanto i dirigenti interisti apprezzano i suoi comportamenti in ritiro, tanto impazziscono per le uscite in serie di quel vulcano di nome Wanda (Nara). Lui fa il bravo, lei, mogliettina fedele di giorno e procuratrice spietata di notte, fa e disfa: ascolta offerte, incontra dirigenti, lancia ami e aspetta che il pesce abbocchi: "La Juve lo vuole, offre 50 milioni". Va a finire che ha pure ragione. Basta non dirlo a Maurito, che della vicenda sembra quasi non interessarsi. Sembra, appunto.
 
C'è però chi ha il fegato di apparire in prima persona, come il laziale Keita. Che prima ha deciso di non presentarsi al raduno con Simone Inzaghi, poi dopo‎ aver trovato sul cellulare una cinquantina di chiamate con prefisso "06" ha deciso di scrivere su facebook i motivi della diserzione: "Promesse non mantenute, non c'è condivisione". Parla di valori insomma. Quando scopri che invece l'ha chiamato il Monaco per promettergli più soldi, quasi non ci credi. ‎Discorso identico per il bolognese Diawara: uno che non ha nemmeno vent'anni e già si concede il lusso di starsene in Guinea visto che quei cattivoni del Bologna, gente che l'ha ripescato in serie D per lanciarlo in A, non vogliono fare sconti al Valencia che lo coprirebbe di soldi. Andrà a finire che gli toccherà accontentarsi della Roma. Intanto è tanto 'stressato', così recita il certificato medico mandato al club felsineo per giustificare la sua assenza. Bruno Peres ha avuto il buon gusto di condividere il "ritardo" con il club. Si sono messi d'accordo, lui ha prolungato le ferie, intanto il ds del Torino Petrachi deve trovare un accordo col City che vuole comprarselo. Un caso a metà. 
 
Lazio e Napoli invece sono alla recidiva. Prima che Higuain e Keita si prendessero le prime pagine, Lotito e De Laurentiis avevano già avuto a che fare con i mal di pancia di Felipe Anderson e Koulibaly. Il difensore azzurro rivendicava promesse economiche non mantenute (eccone un altro) e annunciava: "Credo che partirò". Lui, senza affidarsi a portavoce più o meno credibili. Colpa di Antonio Conte: e stato lui a dire a Abramovich che proprio di Koulibaly avrebbe bisogno il suo Chelsea. E quello, quando c'è da prospettare guadagni generosi, sa essere piuttosto convincente. Qualcuno dice che sia sempre un invito dell'oligarca a scombussolare l'umore di un bravo ragazzo come Felipe Anderson. Di certo, lui se l'era presa perché voleva andare alle Olimpiadi di Rio col suo Brasile e Lotito aveva detto no. Tra l'altro, avendo pure ragioni per farlo. Alla fine, per far rientrare il caso, ce lo manderà. Daranno entrambi la colpa a Bielsa, dopo che ha deciso di non presentarsi a lavoro. Senza lo straccio di un procuratore cinico a cui dare la colpa.