Lulic si scusa: ''Parole infelici, conosco i pregiudizi etnici''
di MARCO ERCOLE
Il centrocampista della Lazio prova a rimediare dopo l'uscita infelice contro Rudiger: ''Ho risposto ad una provocazione con un'altra provocazione''. Nainggolan: ''No to racism, dovrebbe imparare queste tre parole''. Il club biancoceleste aspetta il giudice sportivo, rischio di maxi squalifica
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ROMA - A distanza di 16 ore, Senad Lulic ha espresso sul suo profilo Facebook le scuse ufficiali per quanto accaduto nel post-derby con Rüdiger e quella sua frase infelice, discriminatoria, detta con una leggerezza imbarazzante, così come il clima generato successivamente nei salotti televisivi: "A mente fredda mi rendo conto di aver risposto ad una provocazione con un'altra provocazione. Provengo da un paese che conosce le tragedie causate dai pregiudizi etnici. Per questo mi dispiace di essermi fatto prendere dalla tensione del dopo derby e di essermi espresso in maniera infelice". Smaltita la trance agonistica, insomma, Senad Lulic si è reso conto di averla combinata grossa.
IL FATTO - Il bosniaco è infatti tornato sulle prime pagine del derby della Capitale, ma questa volta per un motivo completamente diverso rispetto a quello del suo gol storico nella finale di Coppa Italia del 2013. Quella, tra l'altro, è stata l'ultima vittoria della Lazio in una stracittadina e forse è anche per questi tre anni di delusioni un livello di frustrazione tale da esplodere in quel pensiero ingiustificabilmente dal retrogusto razzista al termine della partita: "Fino a due anni fa vendeva calzini e cinture a Stoccarda, ora fa il fenomeno". Ce l'aveva con il difensore della Roma, Antonio Rüdiger, nato a Berlino ma originario della Sierra Leone, che alla vigilia della sfida aveva provocato i laziali con un'intervista sul quotidiano "Il Tempo": "Non conosco il club, tantomeno il loro allenatore". Durante la gara, poi, il giocatore tedesco ha continuato a pizzicarsi con la panchina biancoceleste, in un gioco di provocazioni fatto di sguardi irriverenti (in particolare dopo il gol di Strootman, da cui poi è nata l'espulsione di Cataldi) e di sfida. Ma nemmeno questo, ovviamente, può giustificare quanto detto da Lulic.
Lazio-Roma, l'offesa razzista di Lulic: "Rudiger vendeva calzini a Stoccarda"
RISCHIO SQUALIFICA - Già a caldo (dopo qualche tentativo) si era scusato dicendo che a caldo dopo una sconfitta si dicono cose che non si pensano realmente, sostenuto più che altro dal club biancoceleste, attraverso le parole del responsabile della comunicazione Arturo Diaconale: "La società si duole e chiede scusa. Sono espressioni a caldo di un derby perso che ha fatto male ai giocatori, che erano molto abbattuti: lo sentivano molto. La frase di Lulic è una polemica andata oltre le righe, iniziata dal giocatore della Roma. Noi la vogliamo chiudere qui con le nostre scuse e quelle del calciatore". Difficilmente questo passo indietro potrà bastare per evitare la squalifica per il giocatore bosniaco, che rischia fino a 10 giornate di stop, così come accaduto nell'unico precedente simile, quello di Grassi, squalificato nel 2014 quando giocava nella Primavera dell'Atalanta per aver detto "Vai via, vu cumprà" al nigeriano del Verona Salifu. In quel caso però l'episodio accadde in campo e venne scritto a referto direttamente dall'arbitro. La Lazio è in attesa di conoscere la decisione del giudice sportivo di domani, poi deciderà come agire.
Lazio-Roma, sui social è 'un calzino contro il razzismo' dopo l'offesa di Lulic a Rudiger
Dopo la sconfitta della Lazio nel derby romano il difensore laziale Lulic accusa e offende il romanista Rudiger: "Ci provocava. A Stoccarda vendeva calzini e cinture e adesso fa il fenomeno". Dopo sono arrivate le scuse del club, ma non quelle del bosniaco: "E' una frase razzista? No, anche noi bianchi vendiamo calzini". Sui social è subito partita la campagna in difesa del romanista con le immagini dei calzini in primo piano
LE REAZIONI - Intanto il mondo del calcio si sta muovendo per prendere le distanze dalla frase di Lulic e mostrare solidarietà per Rüdiger, a partire ovviamente dai suoi compagni di squadra. Così ha commentato Juan Jesus: "Nel 2016 succedono ancora delle cose inaccettabili, ma peggio per loro che hanno un pensiero così. Gente senza cervello, gente senza un cuore, anzi non so se posso chiamare 'gentè . Tu Rüdiger hai dimostrato di essere grande in campo e non piccolo come quello là". A seguire Diego Perotti: "Non so se vende o non vende calze... Ma come gioca a calcio questo fenomeno!". Poi Nainggolan: "No to racism. Qualcuno dovrebbe imparare queste tre parole". Si è esposto pubblicamente, attraverso il suo profilo Facebook, anche l'esterno argentino dell'Atalanta, "El Papu" Gomez: "A me da piccolo hanno insegnato che quello che accade in campo rimane in campo, non si piange davanti a un microfono. Se il signor Rüdiger vendeva calzini voglio complimentarmi, è un lavoro molto dignitoso".
Spalletti: "Lulic si commenta da solo"
LA LETTERA - Si affida sempre ai social network anche Nicola Legrottaglie, che per manifestare la sua solidarietà verso il difensore della Roma decide di scrivere una lettera indirizzata a Senad Lulic: ""Rüdiger vendeva cinture e calzini, ora fa il fenomeno". Lo ha detto Lulic, dimenticandosi uno dei principi cardini dello sport: il rispetto per l'avversario. Forse Rüdiger avrà detto qualcosa di altrettanto provocante e, se fosse così, lo stesso principio varrebbe anche per lui. Da giocatore, in campo, ho dato e preso botte da Ronaldo, Ibrahimovic, Totti e altri grandi campioni, che erano tali anche perché a fine partita lasciavano sul terreno di gioco l'agonismo sportivo, chiuso nel passato con una stretta di mano. Il valore che diamo all'avversario dà la misura del nostro. Se lo screditiamo, ci dimostriamo piccoli quanto certe offese. Fossi in Lulic , poi, una cintura me la comprerei, riflettendo su quanto possa insegnarci: La cintura si stringe alla vita. E così dovremmo fare con il rispetto".
IL CONI - Intercettato al Foro Italico, ha affrontato l'argomento il presidente del Coni Giovanni Malagò: "Sono parole da biasimare, inaccettabili, ma non credo ci sia bisogno di un giudizio del presidente del Coni, mi sembra che sia stato unanime e anche la società Lazio ha subito esternato una presa di posizione molto chiara".
PROCURA FIGC - Intanto arriva la conferma che la Procura Federale della Figc, guidata dall'ex prefetto Giuseppe Pecoraro, ha aperto un fascicolo sull'argomento. Secondo quanto trapelato, l'indagine sarà mirata "sul lavoro degli ispettori della Procura, che erano regolarmente a bordo campo e hanno potuto vedere tutto".