Da Donnarumma a Dybala, giovani travolti dal successo
di STEFANO SCACCHI
Il portiere e l'attaccante sono al centro dell'attenzione mediatica. Il primo contestato duramente dalla tifoseria rossonera, il secondo in cerca di una condizione che sembra smarrita. Tra ingaggi sontuosi, incertezze e malumori. Con l'opinione pubblica incapace di riconoscere loro attenuanti vista la ricchezza
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MILANO - Nel 1987, quando Luca Carboni in Caro Gesù cantava "i soldi non danno la felicità, immagina però come può stare chi non li ha", i calciatori guadagnavano decisamente meno rispetto a oggi. In quegli anni fuoriclasse come Platini e Maradona, i migliori del mondo, avevano ingaggi pari rispettivamente a uno e due miliardi. Adesso quelle cifre sono esplose finendo quasi per negare il diritto dei calciatori più famosi ad avere titubanze e sofferenze personali. Negli ultimi giorni sono entrati in questo cono d'ombra Gigio Donnarumma e Paulo Dybala.
CONTESTATO A 18 ANNI - E qui bisogna scomporre in due il verso della canzone di Luca Carboni. "I soldi non danno la felicità". Donnarumma era quasi in lacrime al termine del riscaldamento di ieri a San Siro: tremenda per chiunque, a maggior ragione per un ragazzo 18enne, l'accoglienza degli ultrà che hanno contestato il giovane portiere dopo la nuova puntata della querelle tra Raiola e Milan, tornata d'attualità dopo la scoperta di mail indirizzate all'ufficio legale rossonero per chiedere l'annullamento del contratto per violenza morale. Bonucci lo ha rincuorato negli spogliatoi prima del calcio d'inizio. Molti compagni lo hanno abbracciato sul campo per fargli coraggio. A fine partita Donnarumma ha allargato le braccia sconsolato girandosi verso i tifosi del settore opposto che lo insultavano attaccati alla balaustra. Facile immaginare lo stato d'animo di un giocatore al centro della scena mediatica da mesi con un copione nel quale sono coinvolti anche i famigliari.
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SOLO FUORI DAL CAMPO - Dybala, in una recente intervista, si è lasciato andare a parole molto malinconiche: "Il più delle volte un calciatore famoso è un uomo molto solo. Quando abbiamo un pallone tra i piedi, siamo felicissimi. Quello che succede dietro, nel retropalco, spesso non è proprio bellissimo". Dichiarazioni che arrivano in un momento nel quale l'argentino sembra avere smarrito il suo talento. Senza dimenticare le voci degli ultimi mesi sulla vita sentimentale dell'argentino. La Juventus ha affidato la sua reazione a Pavel Nedved che ha spronato Dybala a "fare sacrifici nella sua vita privata", posizione condivisa da Gigi Buffon. Potenzialmente due altri macigni sull'umore del numero 10 bianconero.
SENZA ATTENUANTI - A questo punto entra in scena la seconda parte del ritornello di Caro Gesù: "Immagina però come può stare chi non li ha". Larga parte dell'opinione pubblica non concede attenuanti a questi calciatori così pagati: Donnarumma guadagna 6 milioni a stagione, Dybala 7. "Ma come si fa a parlare di violenza morale di fronte a tutti questi soldi?", "Perché non lascia Raiola?", le rimostranze nel caso del portiere del Milan. "Ma come si fa a essere tristi con 7 milioni all'anno giocando nella Juventus?", il ragionamento per l'attaccante della Juventus. Colpa anche della deriva sempre più affaristica del calciomercato moderno. Un vortice dove i giocatori più quotati sono sempre in movimento. Dietro la strategia di Raiola, è possibile intravedere Psg e Real Madrid. E dietro la tristezza di Dybala qualche tifoso juventino teme di scorgere l'ombra delle grandi d'Europa, a partire dalle due spagnole Real e Barcellona. Scenari che finiscono per allontanare ogni compassione dai travagli di questi giovani giocatori, sempre più pagati, famosi e fragili.