Affare fatto. Anzi, no. Simone Verdi che rinuncia al Napoli dopo settimane di trattative tra il club emiliano e partenopeo, con l'endorsement pubblico di Maurizio Sarri è uno di quei casi di mercato che si ripresentano ogni due-tre sessioni della campagna acquisti. Il tiramolla, le lusinghe, i dubbi, sino alla retromarcia. E forse l'atmosfera fredda di gennaio contribuisce, nelle ultime stagioni sono svanite sul filo di lana trattative chiuse come Kalinic che un anno fa rinunciava a pacchi di milioni del Tianijn di Cannavaro. Eppoi il no di Hernanes dalla Juve al Genoa e Gerson che aveva già preso l'aereo per Lille, per poi ripresentarsi dopo qualche ora a Trigoria.
DA PAOLO ROSSI A ROLANDO BIANCHI, I NO AL NAPOLI
A Napoli è già capitato in altre circostanze veder svanire un acquisto andato a buon fine: 39 anni fa era Paolo Rossi, prima di diventare Pablito, che rifiutava la maglia azzurra, poco attraente per la punta della Nazionale italiana, reduce dal positivo mondiale in Argentina. Ma nell'era De Laurentiis hanno fatto saltare il banco anche i vari Gonalons, Tolisso, Kramer. Accordi solo da riportare sui contratti, poi il nulla di fatto. Mentre il mancato accordo sui diritti d'immagine pare fosse - nonostante la recente smentita del diretto interessato a una radio napoletana - il matrimonio fallito tra Rolando Bianchi, reduce dalla miracolosa salvezza della Reggina di Mazzarri con 18 gol, e i partenopei. E tre anni fa, ma ad agosto, era il sampdoriano Soriano a scartare l'opzione partenopea. Occasione sfuggita per entrambi, mai più arrivati ad alti livelli.
LA VECCHIA SIGNORA RIFIUTATA
Ma c'è chi dice no anche alla Juventus. Qualche stagione fa Antonio Di Natale, che procedeva al ritmo di quasi 30 gol l'anno nonostante fosse nella seconda parte di carriera, preferiva Udine, il Friuli, una dimensione in scala ridotta rispetto al bianconero. E la stessa risposta recapitava a Torino anche Domenico Berardi, nelle trame bianconere da anni ma che temeva, forse come Verdi, una prolungata presenza in panchina. E alla Vecchia Signora si è sempre rifiutato anche Antonio Cassano, come ha fatto più volte notare e pure Marek Hamsik, forse tentato dalla potenza bianconera, prima di legarsi al Napoli e a Napoli. Ma forse il diniego più clamoroso della storia juventina è quello di Gigi Riva negli anni'70, una scelta che avrebbe poi portato dividendi a Rombo di Tuono, con lo scudetto al Cagliari e la devozione eterna del popolo sardo. Senza dimenticare i casi più recenti, come il belga Witsel, promesso sposo di Marotta e Paratici per mesi, prima di scegliere gli yuan del campionato cinese.
NEDVED, NO AL TRIPLETE DI MOU
Per il Pallone d'Oro 2004 c'era la corte infinita dello Special One che forgiava il Triplete alla Pinetina. Per arrivare al top in Champions League servivano forza, spessore, abitudine a vincere. Ma Nedved rifiutava, pesava la sua militanza bianconera
TIFOSI: STOP ALLE TRATTATIVE
C'è poi il paragrafo degli affari saltati in extremis con la firma in calce dei tifosi. Il gruppetto dei tifosi del Bologna che protestava a un allenamento dei rossoblù per il possibile passaggio di Verdi al Napoli, oppure l'insurrezione social anti Nainggolan via dalla Roma per la Cina è solo opera artigianale di un manipolo di audaci rispetto alla rivolta popolare dei laziali per Beppe Signori, icona biancoceleste, al Parma, 23 anni fa. Cragnotti aveva venduto a Tanzi per 25 miliardi di lire, stretta di mano tra finanzieri in era pre fallimenti e guai giudiziari, ma oltre quattromila tifosi, con monetine e pomodori, in pieno centro a Roma, mostravano l'evidente dissenso. Fino alla decisione di Cragnotti, Signori via dal mercato. E 24 anni dopo, nel 2009, era Ricardo Kakà a salire idealmente sul volo di ritorno da Manchester, sponda City, al Milan. L'onda emotiva dei tifosi rossoneri contribuiva a far implodere un affare perfezionato da 130 milioni di euro (20 annui per il calciatore) e chiuso con un trionfale passaggio televisivo di Silvio Berlusconi al Processo di Biscardi che sigillava la presenza del brasiliano a Milanello.
DA PAOLO ROSSI A ROLANDO BIANCHI, I NO AL NAPOLI
A Napoli è già capitato in altre circostanze veder svanire un acquisto andato a buon fine: 39 anni fa era Paolo Rossi, prima di diventare Pablito, che rifiutava la maglia azzurra, poco attraente per la punta della Nazionale italiana, reduce dal positivo mondiale in Argentina. Ma nell'era De Laurentiis hanno fatto saltare il banco anche i vari Gonalons, Tolisso, Kramer. Accordi solo da riportare sui contratti, poi il nulla di fatto. Mentre il mancato accordo sui diritti d'immagine pare fosse - nonostante la recente smentita del diretto interessato a una radio napoletana - il matrimonio fallito tra Rolando Bianchi, reduce dalla miracolosa salvezza della Reggina di Mazzarri con 18 gol, e i partenopei. E tre anni fa, ma ad agosto, era il sampdoriano Soriano a scartare l'opzione partenopea. Occasione sfuggita per entrambi, mai più arrivati ad alti livelli.
LA VECCHIA SIGNORA RIFIUTATA
Ma c'è chi dice no anche alla Juventus. Qualche stagione fa Antonio Di Natale, che procedeva al ritmo di quasi 30 gol l'anno nonostante fosse nella seconda parte di carriera, preferiva Udine, il Friuli, una dimensione in scala ridotta rispetto al bianconero. E la stessa risposta recapitava a Torino anche Domenico Berardi, nelle trame bianconere da anni ma che temeva, forse come Verdi, una prolungata presenza in panchina. E alla Vecchia Signora si è sempre rifiutato anche Antonio Cassano, come ha fatto più volte notare e pure Marek Hamsik, forse tentato dalla potenza bianconera, prima di legarsi al Napoli e a Napoli. Ma forse il diniego più clamoroso della storia juventina è quello di Gigi Riva negli anni'70, una scelta che avrebbe poi portato dividendi a Rombo di Tuono, con lo scudetto al Cagliari e la devozione eterna del popolo sardo. Senza dimenticare i casi più recenti, come il belga Witsel, promesso sposo di Marotta e Paratici per mesi, prima di scegliere gli yuan del campionato cinese.
NEDVED, NO AL TRIPLETE DI MOU
Per il Pallone d'Oro 2004 c'era la corte infinita dello Special One che forgiava il Triplete alla Pinetina. Per arrivare al top in Champions League servivano forza, spessore, abitudine a vincere. Ma Nedved rifiutava, pesava la sua militanza bianconera
TIFOSI: STOP ALLE TRATTATIVE
C'è poi il paragrafo degli affari saltati in extremis con la firma in calce dei tifosi. Il gruppetto dei tifosi del Bologna che protestava a un allenamento dei rossoblù per il possibile passaggio di Verdi al Napoli, oppure l'insurrezione social anti Nainggolan via dalla Roma per la Cina è solo opera artigianale di un manipolo di audaci rispetto alla rivolta popolare dei laziali per Beppe Signori, icona biancoceleste, al Parma, 23 anni fa. Cragnotti aveva venduto a Tanzi per 25 miliardi di lire, stretta di mano tra finanzieri in era pre fallimenti e guai giudiziari, ma oltre quattromila tifosi, con monetine e pomodori, in pieno centro a Roma, mostravano l'evidente dissenso. Fino alla decisione di Cragnotti, Signori via dal mercato. E 24 anni dopo, nel 2009, era Ricardo Kakà a salire idealmente sul volo di ritorno da Manchester, sponda City, al Milan. L'onda emotiva dei tifosi rossoneri contribuiva a far implodere un affare perfezionato da 130 milioni di euro (20 annui per il calciatore) e chiuso con un trionfale passaggio televisivo di Silvio Berlusconi al Processo di Biscardi che sigillava la presenza del brasiliano a Milanello.