MILANO - Il primo dei due confronti in tre giorni tra Milan e Lazio, in attesa della semifinale di andata della Coppa Italia, l'ha vinto Gattuso, rallentando la corsa di Simone Inzaghi verso la Champions e riagganciando sempre più la zona Europa League. Ma nella terza vittoria consecutiva del Milan in campionato, più del 2-1 favorito da un gol contestato di Cutrone ma nella sostanza non illogico, sono emerse freschezza e vivacità di una squadra che sembra finalmente convinta dei propri mezzi, non più soltanto a parole e proclami. La passerella sotto la Curva Sud, stavolta, è stata meritata e sentita.
AUTOSTIMA IN CRESCITA - La grande sfida del Milan, che nel girone d'andata ha perso con tutte le prime sei della classifica, era cercare di interrompere l'andazzo, segno inequivocabile dell'impossibilità di competere per la qualificazione alla Champions. La Lazio, invece, mirava a confermare la forza del proprio attacco anche quando è sprovvisto di Immobile: è principalmente grazie all'impatto offensivo che si è issata alle spalle di Napoli e Juventus e voleva ribadire il concetto. La par condicio degli infortuni ha privato entrambi gli allenatori del centravanti titolare e la contromisura è stata simile. Con Cutrone per Kalinic e con Caicedo per Immobile, sia Gattuso sia Inzaghi hanno scelto di non snaturare la tattica consolidata, fondata sul pressing e sul gioco in verticale. Ne è uscita da subito una partita a ritmo alto, che il Milan ha potuto affrontare finalmente secondo condizione atletica adeguata, per nulla intimidito dalla superiore autostima degli avversari.
BRACCIO GALEOTTO - La spinta iniziale di Bonaventura, Kessié, Suso e Çalhanoglu, pronti a scambiarsi posizione con vorticose avanzate palla al piede, ha un po' sorpreso la Lazio, costringendo gli esterni Marusic e Lulic ad arretrare e Leiva a richiamare Parolo e Milinkovic a compiti da incontrista. Un destro rasoterra di Suso, appena a lato, e un altro di Çalhanoglu dopo percussione centrale, respinto da Strakosha, hanno lasciato intendere la volontà di una concretezza non sempre nelle corde del Milan in questa stagione. Un fallo di Marusic su Bonaventura ha fruttato la punizione del vantaggio. Calciata alla perfezione da Çalhanoglu, ha premiato lo scatto di Cutrone con annesso colpo fulmineo a centro area e ha punito il torpore di Bastos. Il replay televisivo avrebbe dimostrato che il gol è stato segnato col braccio, ma lì per lì nessuno se n'era accorto e il Var è rimasto inoperoso.
PARI E TRAVERSA - Tuttavia il Milan è ancora incline a lasciarsi cogliere scoperto nella propria metà campo, quando perde palla, e dopo qualche avvisaglia, cui la difesa ha posto rimedio con qualche affanno, appena 5' dopo lo svantaggio Leiva ha avvistato la fascia sinistra avversaria sguarnita: il suo passaggio di prima per Marusic, dimenticato da Antonelli sul vertice dell'area, ha permesso all'esterno in avanscoperta il controllo di destro e l'affilato sinistro verso il palo opposto, prendendo la mira. Donnarumma ha dato la sensazione di potere intercettare il tiro, ma non è riuscito a protendere in tempo il braccio, data la velocità d'esecuzione. La fortuna ha un po' aiutato il portiere poco dopo, su un magnifico destro dal limite di Luis Alberto, parato dalla traversa.
UNO SCHEMA PROVATO - Poteva essere l'inizio del crollo, ma qui è emersa l'inedita forza d'animo del Milan, infusa alla squadra da Gattuso. Anziché sbandare, come accadeva nella prima parte della stagione di fronte alle difficoltà, ha ripreso a giocare in verticale con accelerazioni improvvise: talvolta in contropiede, più spesso con gli strappi dei suoi incursori: le ammonizioni di Lulic e Milinkovic, diffidati entrambi, ne sono state la conseguenza più vistosa. Il segnale della ritrovata forza d'urto del Milan è partito ancora da Çalhanoglu e dal suo destro violento, respinto da Strakosha. L'azione del 2-1, poco prima dell'intervallo, è stata tutt'altro che casuale: lungo aggiramento con tocco di Biglia per Calabria, cross arcuato e inserimento in corsa di Bonaventura per il colpo di testa fatale.
TUTTI PER MILINKOVIC - La ripresa ha ingessato la situazione. Il risultato ha incoraggiato l'attendismo del Milan e ha obbligato la Lazio a tentare difficili manovre di aggiramento a difesa piazzata. Soltanto un tiro da fuori di Bastos ha interrotto la stasi tattica. Inzaghi ha così scelto al 7' di accentuare l'offensivismo: Felipe Anderson ha sostituito Leiva, Parolo è arretrato in regia e Luis Alberto in mediana. Ma lo schema più utile si è rivelato l'appoggio su Milinkovic, che ha fatto valere lo strapotere fisico per due colpi di testa, il secondo parato da Donnarumma con un balzo notevole, e per una penetrazione in area, con salvataggio di Romagnoli nell'area piccola. Gli aggiustamenti di Gattuso, al 26', hanno dato respiro a Cutrone e Antonelli, rimpiazzati da Silva e Abate, con trasloco dell'eccellente Calabria a sinistra.
ORA LA COPPA ITALIA - Inzaghi è stato obbligato a un cambio in difesa: il leader De Vrij, infortunato, è uscito per fare posto a Luiz Felipe. Quando Suso ha potuto tirare il fiato, sostituito da Borini, era il 35', lo spagnolo aveva da poco sfiorato la giocata d'autore - un cross a smarcare Silva per la spaccata, mancata - e si è capito quale sarebbe stato il canovaccio del finale: Milan a proteggere la vittoria e Lazio a inseguire il pareggio col maggior numero possibile di attaccanti, come da ultimo cambio (Nani per Marusic). In sofferenza, il Milan ha rischiato soprattutto su uno spunto di Felipe Anderson, che dal fondo ha imbeccato Milinkovic: libero di colpire al volo, il serbo ha smarrito la coordinazione e ha perso l'occasione del 2-2. Rivincita mercoledì in Coppa Italia, sempre a San Siro.
AUTOSTIMA IN CRESCITA - La grande sfida del Milan, che nel girone d'andata ha perso con tutte le prime sei della classifica, era cercare di interrompere l'andazzo, segno inequivocabile dell'impossibilità di competere per la qualificazione alla Champions. La Lazio, invece, mirava a confermare la forza del proprio attacco anche quando è sprovvisto di Immobile: è principalmente grazie all'impatto offensivo che si è issata alle spalle di Napoli e Juventus e voleva ribadire il concetto. La par condicio degli infortuni ha privato entrambi gli allenatori del centravanti titolare e la contromisura è stata simile. Con Cutrone per Kalinic e con Caicedo per Immobile, sia Gattuso sia Inzaghi hanno scelto di non snaturare la tattica consolidata, fondata sul pressing e sul gioco in verticale. Ne è uscita da subito una partita a ritmo alto, che il Milan ha potuto affrontare finalmente secondo condizione atletica adeguata, per nulla intimidito dalla superiore autostima degli avversari.
BRACCIO GALEOTTO - La spinta iniziale di Bonaventura, Kessié, Suso e Çalhanoglu, pronti a scambiarsi posizione con vorticose avanzate palla al piede, ha un po' sorpreso la Lazio, costringendo gli esterni Marusic e Lulic ad arretrare e Leiva a richiamare Parolo e Milinkovic a compiti da incontrista. Un destro rasoterra di Suso, appena a lato, e un altro di Çalhanoglu dopo percussione centrale, respinto da Strakosha, hanno lasciato intendere la volontà di una concretezza non sempre nelle corde del Milan in questa stagione. Un fallo di Marusic su Bonaventura ha fruttato la punizione del vantaggio. Calciata alla perfezione da Çalhanoglu, ha premiato lo scatto di Cutrone con annesso colpo fulmineo a centro area e ha punito il torpore di Bastos. Il replay televisivo avrebbe dimostrato che il gol è stato segnato col braccio, ma lì per lì nessuno se n'era accorto e il Var è rimasto inoperoso.
PARI E TRAVERSA - Tuttavia il Milan è ancora incline a lasciarsi cogliere scoperto nella propria metà campo, quando perde palla, e dopo qualche avvisaglia, cui la difesa ha posto rimedio con qualche affanno, appena 5' dopo lo svantaggio Leiva ha avvistato la fascia sinistra avversaria sguarnita: il suo passaggio di prima per Marusic, dimenticato da Antonelli sul vertice dell'area, ha permesso all'esterno in avanscoperta il controllo di destro e l'affilato sinistro verso il palo opposto, prendendo la mira. Donnarumma ha dato la sensazione di potere intercettare il tiro, ma non è riuscito a protendere in tempo il braccio, data la velocità d'esecuzione. La fortuna ha un po' aiutato il portiere poco dopo, su un magnifico destro dal limite di Luis Alberto, parato dalla traversa.
UNO SCHEMA PROVATO - Poteva essere l'inizio del crollo, ma qui è emersa l'inedita forza d'animo del Milan, infusa alla squadra da Gattuso. Anziché sbandare, come accadeva nella prima parte della stagione di fronte alle difficoltà, ha ripreso a giocare in verticale con accelerazioni improvvise: talvolta in contropiede, più spesso con gli strappi dei suoi incursori: le ammonizioni di Lulic e Milinkovic, diffidati entrambi, ne sono state la conseguenza più vistosa. Il segnale della ritrovata forza d'urto del Milan è partito ancora da Çalhanoglu e dal suo destro violento, respinto da Strakosha. L'azione del 2-1, poco prima dell'intervallo, è stata tutt'altro che casuale: lungo aggiramento con tocco di Biglia per Calabria, cross arcuato e inserimento in corsa di Bonaventura per il colpo di testa fatale.
TUTTI PER MILINKOVIC - La ripresa ha ingessato la situazione. Il risultato ha incoraggiato l'attendismo del Milan e ha obbligato la Lazio a tentare difficili manovre di aggiramento a difesa piazzata. Soltanto un tiro da fuori di Bastos ha interrotto la stasi tattica. Inzaghi ha così scelto al 7' di accentuare l'offensivismo: Felipe Anderson ha sostituito Leiva, Parolo è arretrato in regia e Luis Alberto in mediana. Ma lo schema più utile si è rivelato l'appoggio su Milinkovic, che ha fatto valere lo strapotere fisico per due colpi di testa, il secondo parato da Donnarumma con un balzo notevole, e per una penetrazione in area, con salvataggio di Romagnoli nell'area piccola. Gli aggiustamenti di Gattuso, al 26', hanno dato respiro a Cutrone e Antonelli, rimpiazzati da Silva e Abate, con trasloco dell'eccellente Calabria a sinistra.
ORA LA COPPA ITALIA - Inzaghi è stato obbligato a un cambio in difesa: il leader De Vrij, infortunato, è uscito per fare posto a Luiz Felipe. Quando Suso ha potuto tirare il fiato, sostituito da Borini, era il 35', lo spagnolo aveva da poco sfiorato la giocata d'autore - un cross a smarcare Silva per la spaccata, mancata - e si è capito quale sarebbe stato il canovaccio del finale: Milan a proteggere la vittoria e Lazio a inseguire il pareggio col maggior numero possibile di attaccanti, come da ultimo cambio (Nani per Marusic). In sofferenza, il Milan ha rischiato soprattutto su uno spunto di Felipe Anderson, che dal fondo ha imbeccato Milinkovic: libero di colpire al volo, il serbo ha smarrito la coordinazione e ha perso l'occasione del 2-2. Rivincita mercoledì in Coppa Italia, sempre a San Siro.