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Bologna-Milan 1-2, Calhanoglu e Bonaventura fanno ripartire Gattuso

Bonaventura esulta dopo il gol (ansa)
I rossoneri vincono al Dall'Ara e ritrovano il successo dopo oltre un mese. A Donadoni non basta De Maio, il Var annulla una rete di Orsolini
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BOLOGNA - Per tornare alla vittoria, dopo 42 giorni di astinenza e dopo la sfuriata di Gattuso per la sconfitta in casa col Benevento, al Milan è servito un pomeriggio di paradossi: sospeso tra la convinzione di avere ammazzato la partita e la paura di averla riaperta con i propri tremori, l'ha infine agguantata e rimane in lotta per il sesto posto della qualificazione diretta all'Europa League, che è poi lo spartiacque tra un'estate normale e una torrida già dai turni preliminari di inizio luglio.  

ÇALHA E IL VAR - Il Milan pensava di avere messo a posto le cose già nel primo tempo. Non è in discussione la correlazione tra il ritorno di Çalhanoglu, dopo l'assenza per infortunio, e la ritrovata concretezza offensiva della squadra. Il numero 10 è stato all'altezza della simbologia della maglia che indossa. Prima ha spezzato la stasi con il rasoterra affilatissimo dell'1-0. Poi, all'inizio dei 5' di recupero, ha porto a Bonaventura sullo spigolo destro dell'area l'assist per il diagonale del 2-0, con dribbling secco su Nagy. In mezzo c'è stato il pareggio del Bologna, segnato da Orsolini al culmine di un rimpallo: il tocco di mano di Palacio, su rinvio ravvicinato di Calabria per spazzare l'area, è stato giudicato volontario dopo la revisione al video. Ma la fantasia e la tecnica del centrocampista turco si sono rivelate determinanti anche per offrire sbocchi a un gioco altrimenti prevedibile. Çalhanoglu si è spesso accentrato con profitto, come nell'azione del primo gol, quando ha sfruttato uno schema non inedito per colpire il Bologna: lancio frontale di Rodriguez da sinistra, smorzata dell'incursore  Kessié per Cutrone e appoggio laterale appunto per il numero 10, che si era accentrato. Sull'altra fascia Suso era deputato in teoria a movimenti analoghi, ma il suo momento di vena non irresistibile ha permesso a Masina un'efficace opposizione, accompagnata da qualche discesa utile.

SPECCHIO OPACO - I due schieramenti erano speculari dal punto di vista tattico, con varianti dettate dai contrattempi. Nel 4-3-3 di Donadoni l'infortunio muscolare dell'ultima ora (Dzemaili, affaticamento all'adduttore) ha indotto l'impiego di Nagy interno sinistro, mentre nel tridente avanzato il mancato recupero di Destro ha confezionato la conferma di Palacio centravanti, con Verdi esterno destro e a sinistra Orsolini, preferito a Di Francesco. Gattuso ha invece risolto a favore di Cutrone, più affamato, il ballottaggio consueto tra i centravanti, a spese di Kalinic e Silva. In regia ha scelto Locatelli per sostituire l'infortunato Biglia. Il reciproco blocco tattico ha causato un lungo immobilismo, cui il Milan ha tentato di ovviare attraverso lanci frontali dei difensori centrali per gli scatti di Cutrone. L'azione paradigmatica, al 14', ha registrato l'imbeccata di Zapata per il mancato controllo del centravanti.   

PRESSING SPIETATO - Ma i sincronismi si sono via via aggiustati e Cutrone vi è entrato con più successo, non meno di quanto accadeva sull'altro fronte con Palacio, riferimento alternativo alle digressioni di Verdi. L'illusorio guizzo di Palacio - che ha segnato a gioco fermo, riprendendo il pallone respinto dal palo, sul colpo di testa di Orsolini in fuorigioco - è stato cancellato dal gol di Çalhanoglu. Il Bologna ha reagito subito. Donnarumma ha salvato su un colpo di testa di ravvicinato di Mbaye (cross di Masina) e poi il Var ha annullato il pari di Orsolini. Da quel momento la partita è cambiata, perché il Milan, essendosi liberato dell'ansia di non segnare più ed essendo scampato all'1-1, ha esibito ritrovata tranquillità in palleggio. Il 2-0 è frutto di un riuscito pressing, sul quale hanno pasticciato Gonzalez e Pulgar: l'aggressione di Suso ha recapitato palla a Locatelli e da lui a Çalhanoglu e infine a Bonaventura.

GARA ALLO SPRECO - Tanto era stato concreto nel primo tempo, tanto il Milan ha sperperato nella seconda, finendo per rischiare addirittura il 2-2, dopo essersi avvicinato al 3-0. Cutrone è stato scalognato al 6', quando ha centrato il palo interno con un bel destro in corsa, e altrettanto sfortunato può dirsi Bonaventura per la traversa colpita con un destro dal limite al 28'. Ma per il resto è stata una gara allo spreco, aperta al 6' da Çalhanoglu, che non ha girato in porta il pallone sul palo di Cutrone, proseguita da Suso con un destro alto su contropiede Kessié-Çalhanoglu, e chiusa da Cutrone, che ha scialacquato uno slalom perfetto di Suso, tirando in bocca a Mirante. Ogni contropiede, per inciso, è stato innescato da erroracci del Bologna: vistosi i palloni persi da Palacio, De Maio e dal neoentrato Simone Romagnoli.

AFFANNO FINALE - L'arretramento e la stanchezza hanno prodotto mischie davanti a Donnarumma e il 4-4-2 di Donadoni, con l'ingresso di Avenatti, ha accentuato il peso offensivo del Bologna. Dopo un salvataggio di Calabria sulla linea, il colpo di testa del gol di De Maio, ad anticipare Locatelli sul cross di Verdi non intercettato da Bonucci,  ha certificato l'affanno e c'è voluta la solita parata salvifica di Donnarumma - a una mano, su destro di Mbaye - per conservare il risultato. Conservativi sono stati anche gli ingressi in successione di Borini, Kalinic e Montolivo, nel 4-1-4-1 finale. La corsa al sesto posto continua.

BOLOGNA-MILAN 1-2 (0-2)
BOLOGNA (4-3-3): Mirante – Mbaye, Gonzalez (13’ st S.Romagnoli), De Maio, Masina (37’ st S.Keita)– Poli, Pulgar, Nagy (7’ st Avenatti) – Verdi, Palacio, Orsolini
MILAN (4-3-3): G.Donnarumma – Calabria, C.Zapata, Bonucci, Rodriguez – Kessié, Locatelli, Bonaventura (40’ st Montolivo) – Suso, Cutrone (35’ st Kalinic), Çalhanoglu (32’ st’ Borini).
ARBITRO: Giacomelli.
RETI: 34' pt Çalhanoglu, 46' pt Bonaventura; 30' st De Maio
NOTE: Ammoniti Locatelli, Masina. Spettatori 24.263, abbonati 13.620, incasso 532.247 euro. 
 

 
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