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Procura Figc chiede -2 per il Parma e -15 per il Chievo: a rischio la serie A

Emanuele Calaiò all'arrivo al Tribunale Federale della Figc (ansa)
Il club ducale accusato di tentato illecito per la vicenda dei messaggi inviati da Calaiò (chiesti 4 anni di squalifica) ai giocatori dello Spezia. In subordine 6 punti di penalizzazione da scontare nel prossimo campionato. Pugno duro anche con i veneti, per presunte plusvalenze fittizie effettuate con il Cesena
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ROMA - Serie A a rischio per Parma e Chievo. La Procura federale della Figc ha chiesto due punti di penalizzazione per il club ducale "da scontare per il campionato passato" e con l'effetto dunque di annullare la promozione in serie A. Il giocatore del Parma Calaiò è accusato di tentato illecito, per la vicenda dei messaggi whatsapp ai giocatori dello Spezia ed il club è a giudizio per responsabilità oggettiva. La procura ha chiesto in subordine 6 punti di penalizzazione, se la corte decidesse di applicare la sanzione per il prossimo campionato. Chiesta inoltre una sanzione di -15 punti  per il Chievo in merito al caso delle presunte plusvalenze fittizie effettuate con il Cesena. Si tratta di una pena afflittiva, ovvero riferita al campionato appena terminato, pertanto se la richiesta fosse accolta il Chievo sarebbe retrocesso in Serie B avendo chiuso la stagione con 5 punti di vantaggio sulla terzultima in graduatoria ovvero il Crotone.

"Riteniamo che la sanzione debba essere applicata alla stagione appena conclusa per essere afflittiva - ha osservato Gioacchino Tornatore, procuratore federale aggiunto - Se invece questo tribunale ritiene che la sanzione debba venire applicata al prossimo campionato di Serie A, questa procura chiede di poter rimodulare la richiesta per renderla afflittiva nei confronti del Parma e dunque chiede sei punti di penalizzazione". CALAIO: ''IO ONESTO'' - Per Calaiò, invece, la Procura federale ha chiesto una squalifica di 4 anni e un'ammenda di 50 mila euro. "Mi sono sempre comportato da professionista, sono un esempio per i giovani, ho sempre insegnato loro il rispetto, la lealtà e la correttezza" ha detto il 36enne attaccante siciliano. "Ho passato un'estate infernale. Non sono mai stato coinvolto in nessuna questione illecita e non mi aspettavo neppure di arrivare in questa situazione per dei messaggi innocui, stupidi, scherzosi, che non avevano un secondo fine. Non ho mai pensato minimamente di alleggerire l'andamento della partita contro lo Spezia o la prestazione dei miei ex compagni. Sui giornali ogni giorno c'era la mia foto come se fossi un criminale: ho passato giorni a giustificarmi con i miei figli che sono grandi e leggono il giornale". Calaiò ha poi avanzato una richiesta al tribunale: "Ho 36 anni, sono quasi a fine carriera. Ho fatto 20 anni di calcio, ho girato tante piazze importanti e in tutte ho lasciato il segno non solo a livello tecnico, ma anche fuori dal campo. Sinceramente vorrei finire la mia carriera come l'ho iniziata, dando tutto me stesso in campo e fuori dal campo, e non vederla macchiata da una situazione che non mi appartiene".

LEGALE PARMA: ''RICHIESTA PROCURA INCOMPRENSIBILE'' -  Edoardo Chiacchio, legale del Parma, definisce la richiesta della procura federale "incomprensibile". "Come è possibile - dice - chiedere due punti di penalizzazione che siano afflittivi in una vicenda come questa? Il problema è capire se esista o meno una responsabilità oggettiva del Parma.  Cosa può fare una società di fronte a un sms? Qual è il potere di controllo?". L'avvocato del club ducale ha poi ricordato alcuni precedenti legati al processo "Dirty Soccer", una questione "molto più grave: Paganese e Poggibonsi hanno ricevuto un solo punto di penalizzazione per il comportamento dei rispettivi dirigenti. Come si fa a chiedere due o addirittura sei punti per il Parma? Non è una società come Paganese o Poggibonsi? Anzi ha un merito in più, arriva dalla Serie D. E poi la procura non considera un altro aspetto: pur con due punti di penalizzazione nell'ultima Serie B, il Parma avrebbe comunque il diritto di giocare i playoff".
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