✕

Milan-Sampdoria 0-0: Ibrahimovic in campo, ma i rossoneri non graffiano

Un colpo di testa di Ibrahimovic (ansa)
Nonostante l'ingresso dello svedese nella ripresa, la squadra di Pioli non risolve il rebus tattico proposto dai doriani, a loro volta spesso pericolosi in zona gol
3 minuti di lettura
MILANO - La partita è cominciata di fatto al 10' del secondo tempo, quando Ibrahimovic è entrato in campo. Tutto il prima era stato un prologo, anche abbastanza noioso, a dimostrazione dell'inconsistenza offensiva di una squadra spuntatissima. Ma il ritorno del trentottenne campione non è bastato: il Milan non è riuscito a vincere a San Siro, dove finora ha battuto soltanto Brescia e Spal per 1-0. Il risultato, 0-0, è perfino un rimpianto per la Sampdoria, che con Gabbiadini si è divorata 3 gol. L'effetto Zlatan si è visto un po' nel gioco, perché con lui la squadra è più solida e ha un punto di riferimento vero, e di sicuro nell'ambiente. Se non fosse stato per lo striscione laconico esposto in Curva Sud (''Atalanta-Milan 5-0''), infatti, nulla avrebbe potuto fare pensare che l'ultima partita del 2019 rossonero fosse stata la tremenda disfatta di Bergamo. Lo stadio era quasi …
MILANO - La partita è cominciata di fatto al 10' del secondo tempo, quando Ibrahimovic è entrato in campo. Tutto il prima era stato un prologo, anche abbastanza noioso, a dimostrazione dell'inconsistenza offensiva di una squadra spuntatissima. Ma il ritorno del trentottenne campione non è bastato: il Milan non è riuscito a vincere a San Siro, dove finora ha battuto soltanto Brescia e Spal per 1-0. Il risultato, 0-0, è perfino un rimpianto per la Sampdoria, che con Gabbiadini si è divorata 3 gol. L'effetto Zlatan si è visto un po' nel gioco, perché con lui la squadra è più solida e ha un punto di riferimento vero, e di sicuro nell'ambiente. Se non fosse stato per lo striscione laconico esposto in Curva Sud (''Atalanta-Milan 5-0''), infatti, nulla avrebbe potuto fare pensare che l'ultima partita del 2019 rossonero fosse stata la tremenda disfatta di Bergamo. Lo stadio era quasi pieno, i cori stordenti, l'eccitazione nell'aria. Non c'è dubbio che il merito sia tutto del figliol prodigo. Il boato al suo nome, quando lo speaker ha letto le formazioni, è eloquentissimo. All'ingresso in campo, alzando lo sguardo verso lo striscione dedicato (''Una nuova sfida da vivere insieme. Bentornato Ibra''), lui non ha potuto nascondere la soddisfazione: prima di accomodarsi in panchina, dove gli si è seduto accanto Leao, ha dispensato sorrisi a chiunque gli si avvicinasse. Poi è finita coi fischi: al Milan e in particolare a Suso. Non certo al campione ritrovato.

Hernandez bloccato                          

Già nei primi 20' da spettatore, in verità, non è che i compagni gli avessero dato troppi motivi per sorridere ancora. Con la Sampdoria di Ranieri dedita a un 4-4-2 alquanto difensivo, fatto di una doppia muraglia, gli spazi in avanti erano davvero pochi e il solo grimaldello utilizzato, le discese dei terzini e in particolare quelle di Hernandez a sinistra, non poteva funzionare proprio per via dell'altissima densità di popolazione in  zona. Anzi, da un anticipo di Vieira su Çalhanoglu nella metà campo sampdoriana, è nato il primo vero sussulto: un contropiede chiuso da un sinistro di Ramirez, rimpallato in corner. Il Milan si è acceso per un reclamo, su un ruvido intervento a bloccare una discesa di Hernandez, poi per una mischia su corner, risolta dal rinvio sulla linea di Vieira, e infine, poco prima della mezz'ora, per uno strappo di Çalhanoglu, che ha offerto a Suso un diagonale rasoterra, flebile e parato da Audero. L'uscita del fantasista Ramirez, schierato all'ala destra e zoppicante dopo un duro contrasto a centrocampo, ha accentuato la vocazione alla copertura della Sampdoria con l'ingresso di Depaoli: parentesi tattica breve, perché Depaoli stesso si è infortunato quasi subito ed è stato rimpiazzato da Jantko, giocatore più offensivo, che si è piazzato a sinistra, con trasloco di Linetty sull'altra fascia.

Rischi in contropiede                                           

Il Milan ha continuato a tentare l'ardua impresa dei filtranti nell'area avversaria, dove non passava uno spillo per l'attitudine dei difensori e dei centrocampisti di Ranieri alle chiusure efficaci: da applausi quella di Chabot, che ha sradicato a Suso il pallone, mentre dopo finte e controfinte in area si stava preparando al tiro. San Siro ha iniziato a indispettirsi soprattutto con lo spagnolo, fischiato prima dell'intervallo per un sinistro fin troppo ardito. Il Milan l'ha scampata bella su un contropiede di Gabbiadini, scattato in fuorigioco: l'assist per Jantko, che ha segnato a porta vuota, è stato vano. Ma l'attesa per Ibra, a quel punto, è diventata ancora più ovvia. Pioli lo ha fatto alzare dalla panchina al 41', tra gli applausi della folla: lui ha abbracciato l'altro svedese della partita, il centrocampista della Samp Ekdal, che si stava a sua volta scaldando, e si è preparato alla scena successiva prevista dal copione, con un intermezzo. All'inizio del secondo tempo, dopo un destro dimostrativo di Çalhanoglu, il nuovo rischio corso è stato enorme: Bennacer ha innescato involontariamente la fuga di Gabbiadini, che ha sparacchiato sulle gambe di Donnarumma. Eccola dunque, la scena madre tanto attesa dal pubblico: Ibra in campo per Piatek, con l'aggiunta di Leao per Bonaventura e Çalhanoglu arretrato, a disegnare un 4-3-3 in cui il tridente avanzato era nuovo per due terzi.

Zlatan nel deserto

Nessuno fa miracoli, almeno non subito, e il Milan ha sfiorato ancora lo svantaggio. Lo ha graziato di nuovo Gabbiadini, smarcato di testa da Linetty alla zampata di controbalzo, stoppata dalle mani di Donnarumma in uscita: il successivo destro di Vieira, a porta incustodita, si è impigliato in un intrico di stinchi. Gabbiadini avrebbe poco dopo completato il trittico dei regali, non sfruttando un retropassaggio scellerato di Calabria, e Thorsby avrebbe cercato un rasoterra perfido dal limite, finito a lato. Nel frattempo, però il protagonista era entrato in scena e la differenza si è vista presto: in area c'era una torre da cercare, finalmente, e se si sfilava da lì era per aprire intelligenti spazi, risucchiando fuori Colley o Chabot. Peccato che i compagni non siano parsi esattamente all'altezza. Primo indizio: colpo di testa, da posizione decentrata, su cross di Suso dal fondo, a smarcare qualcuno che chissà dov'era. Secondo indizio: colpo di testa centrale, su punizione. Terzo indizio, che notoriamente fa già una prova: scucchiaiata per Krunic e sventurato, debole piatto destro al volo. Leao ha provato invano a elevarsi di livello: si è ingarbugliato in una cocciuta conclusione personale e ha sperperato una sponda di Musacchio. Ibra non si è spazientito. Ha incoraggiato Suso, beccato dallo stadio all'ennesimo cross sbagliato, e ha indicato la strada maestra: non indietreggiare e non essere precipitosi nei passaggi. Con l'ingresso finale di Paquetà per Krunic, mentre Ranieri inseriva Ekdal per Quagliarella, Pioli ha aggiunto un potenziale interprete dei duetti con Ibra. Molto potenziale: per ora è più che lecito dire che Zlatan rischi di predicare nel deserto. Il suo sguardo perplesso, all'uscita dal campo, era tutto un programma.