Il Var resta 'spento', la domenica infelice degli arbitri
di MATTEO PINCI
L'arbitro Di Bello ammonisce il tecnico del Parma, Roberto D'Aversa (ansa)
Due rigori possibili e non concessi - a Napoli e Parma - hanno infiammato l'ultimo turno di campionato. Ma davvero andarli a rivedere sarebbe servito?
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La domenica delle polemiche. Due rigori possibili e non concessi hanno infiammato l'ultimo turno di campionato. Uno, avrebbe permesso al Napoli di pareggiare (si era sul 2-1 per il Lecce) l'incontro poi perso in casa. L'altro, a pochi istanti dalla fine del match, avrebbe potuto togliere alla Lazio il successo sul Parma. Ma davvero andarli a rivedere sarebbe servito? A inizio campionato, l'indicazione agli arbitri era stata: "Nel dubbio, andate a rivederlo, purché prendiate la decisione giusta". Non sempre però è utile, anzi.
C'è una lettura che unisce i due episodi, e che vale quasi un'interpretazione filosofica: il calcio è per sua stessa natura uno sport di contatto, in cui non tutti i contatti sono fallosi. La tv può evidenziare contatti, ma solo l'arbitro dal campo ne può conoscere (qualora li abbia notati) l'entità, altrimenti il rischio è di concedere rigori sempre più "televisivi". L'arbitro Giua, dopo il tocco di Donati sulla caviglia di Milik, ha sentito il Var, che gli ha detto in cuffia come il contatto ci fosse stato. "L'ho visto, ma lui si è buttato", la risposta. Giua sarebbe potuto andare al monitor per rivederlo? Sì, e forse sarebbe stata la scelta giusta. Ma trovandosi davanti l'immagine del "salto" di Milik dopo il tocco, quasi certamente non avrebbe cambiato la propria decisione, convincendosi semmai del tentativo del centravanti polacco di ingannare l'arbitro: così ha deciso di far prevalere la scelta del campo rispetto alla tentazione di un arbitraggio più "televisivo".
Parma-Lazio, le critiche di D'Aversa e Lucarelli all'arbitro: "Errori clamorosi"
Discorso opposto a Parma, ma in cui la chiave di lettura è simile: l'arbitro ha visto una spinta di Cornelius del Parma ad Acerbi della Lazio (anche lui sbraccia) nell'area laziale. Quando la palla è arrivata in area, Acerbi ha trattenuto il centravanti del Parma che stava per calciare. A quel punto, l'arbitro Di Bello ha fischiato il fallo precedente che aveva visto. La scelta più corretta sarebbe stata concedere il rigore: la trattenuta è solare. Ma se l'arbitro si è convinto di aver visto un fallo precedente (e un contatto c'è stato), il Var non gli avrebbe certo fatto cambiare idea, visto che un'immagine al video non può dare l'idea dell'intensità della spinta su Acerbi. Del tutto inutile quindi andarlo a rivedere. In più, sui contatti che riguardano la parte alta del corpo la linea d'indirizzo è di favorire la decisione del campo. Il Var per una domenica è sembrato, agli occhi dei critici, "spento". Ma in nessuno dei due casi le immagini avrebbero spinto l'arbitro a correggere la decisione iniziale.