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Juventus-Lazio, gol ed emozioni di una gara mai giocata

Oggi sarebbe stato il giorno della sfida scudetto. L'abbiamo ugualmente immaginata, crocevia di una corsa a tre dopo il prepotente ritorno dell'Inter
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Oggi, domenica 26 aprile, il calendario di serie A avrebbe previsto Juventus-Lazio, la partita dello scudetto se non si fosse messo di mezzo il coronavirus. Abbiamo provato a far finta che non sia successo nulla e ci siamo inventati, come se fossimo in un film distopico, come sarebbe andata se il mondo avesse continuato a girare regolarmente. Juventus-Lazio, quint'ultima di campionato, l'abbiamo anticipata a sabato 25, immaginando i bianconeri impegnati pochi in giorni dopo nella semifinale di Champions (contro l'Atalanta...). E abbiamo ipotizzato una classifica serrata e una corsa a tre, perché ai rallentamenti della Juve (non ha più perso, ma ha pareggiato con Bologna, Milan e Atalanta) e della Lazio (sconfitta a Bergamo e bloccata dall'Udinese) ha corrisposto la risalita dell'Inter, che ha sfruttato un calendario in discesa per infilare una lunga serie di vittorie consecutive. Sarebbe stato tutto molto bello. Ma non è detto che non potrà esserlo comunque.

TORINO - E alla fine resta tutto com'è, con tre squadre in testa tutte assieme quando mancano quattro giornate alla fine del campionato più bello da chissà quanto tempo: il braccio di ferro tra Juventus e Lazio non ha spostato di un millimetro i rapporti di forza tra Sarri e Inzaghi (ma almeno stavolta Sarri non ha perso, dopo il 3-1 3-1 di dicembre tra l'Olimpico e Riad) né all'Inter è riuscita la fuga, giusto una settimana dopo l'aggancio: il pareggio in casa della Roma (che non si è scansata, come temevano i laziali e come forse auspicavano molti romanisti) interrompe la serie di 8 vittorie consecutive grazie alle quali Conte era tornato in corsa dopo la sconfitta dell'8 marzo allo Stadium. Per le combinazioni della classifica avulsa, la Lazio si tiene un sospiro di vantaggio sulle sue rivali a strisce, ma l'arrivo sarà al fotofinish, con il colpo di reni. La Juve ha il calendario più agevole, ma anche la Champions a distrarla, ad affaticarla: mercoledì giocherà la semifinale d'andata contro la portentosa Atalanta, un avversario che mette tossine nelle gambe. Ed è anche l'ultimo ad aver battuto la Lazio in campionato (2-1 il 15 marzo). Gasperini sarà l'arbitro dello scudetto, visto che all'ultima giornata ospiterà l'Inter.

Spettacolo d'alta classe

Juventus-Lazio è stato quel che ci aspettava: una partita vibrante e mai cauta, che ha proceduto ad ondate che però i bianconeri, questa volta, hanno saputo tenere meglio sotto controllo, anche se si sono esposti alla vulnerabilità proprio nei momenti in cui la Lazio quest'anno sta scrivendo le pagine più appassionate della sua storia incredibile: all'inizio e alla fine delle partite. Anche questa si è aperta e chiusa nel segno laziale, col il precoce vantaggio di Correa e il rigore finale di Immobile, al 34esimo centro stagionale. Ma in mezzo, gli avvenimenti li ha organizzati la Juve, che però da quell'ora di abbondante di superiorità, e di controllo totale dal match, ha ricavato solamente l'illusione della rimonta, poi frustrata della delusione finale. In quella fase di grandeur, i bianconeri sono riusciti in ciò che né all'andata né in Supercoppa avevano saputo fare, cioè circoscrivere il contropiede della Lazio, attaccarla senza però comprimerla come una molla pronta a scattare, scoprendo il proprio fianco a quegli scatti metallici. La difesa alta, che Chiellini sa comandare, ha prevenuto le velleità di Correa e Immobile, togliendo di fatto a Luis Alberto lo sbocco per le sue idee.

Correa ringrazia Bonucci

La Juve ha saputo attaccare con pazienza e insistenza, con raziocinio e lucidità, con sarrismo ma anche con residui di calcolato allegrismo e non era facile, dopo quel pasticcio che aveva procurato il gol d'apertura di Correa: Bonucci ci ha capito poco del dialogo tra Luis Alberto e l'argentino e ha provato a interromperlo finendo solamente per litigare con la palla, palla che invece il Tucu ha addomesticato alla sua maniera, segnando uno dei sui rari ma delicatissimi gol.

Una Juve da Champions

Da qui si è però poi vista la Juve migliore, la stessa di quella marcia autoritaria in Champions che sta facendo: si è messa di buzzo buono e ha accerchiato la Lazio con santa pazienza, imperniandosi sui movimenti da falso 9 di Dybala. Sarri ha risparmiato Khedira e De Ligt in vista di Bergamo, preferendo loro Ramsey e Bonucci, e confermato Bentancur in regia: la rottura con Pjanic è ormai irreversibile. In assenza di Douglas Costa (dopo l'ennesima ricaduta, non recupererà neanche per la Champions) è stato Cuadrado, con il prezioso sostegno di Danilo, a martoriare sulla fascia Jony, spesso in difficoltà nei testa a testa: d'altronde Lulic era in panchina solo per onor di firma, occorrono ancora un paio di settimane per il pieno recupero del capitano.

La svolta Ronaldo

Le avvisaglie che il risultato stava per cambiare le ha date Dybala, con un sinistro a giro al 24' artigliato da Strakosha. Ronaldo, cui Luiz Felipe ha risposto colpo su colpo, ci ha provato da fermo: il primo tentativo è finito sulla barriera, mentre sul secondo sono servite le punte delle dita di Strakosha (32'). In ogni caso, sono ormai quaranta le punizioni che Cristiano ha calciato invano, da quando è alla Juve. Il portoghese saprà comunque essere decisivo: è stato un suo destro rimpallato fra una serie di stinchi a propiziare il pareggio di Cuadrado sul finire del primo tempo, mentre è stato lui in prima a persona a firmare il sorpasso dopo uno scambio con Dybala ad altissimo contenuto di spettacolarità.

La resistenza laziale

C'era ancora quasi mezzora da giocare, a quel punto: era la mezzora che avrebbe potuto dare una piega al campionato intero, che la Juve stava ormai portando dalla sua parte con una delle prestazioni più convincenti dell'annata. La Lazio è rimasta però avvinghiata alla partita con le unghie, con i denti e anche con un pizzico di fortuna (la traversa colpita di testa da Bonucci al 31' st), ma mai con la disperazione dei rassegnati: nonostante le difficoltà e i flutti di gioco bianconero che ha dovuto sopportare, ha cominciato pian piano a riorganizzare le ripartenze e a sfruttare la prevedibile flessione bianconera, perché poi le fatiche (e i pensieri) di Champions hanno il loro peso. Gli ultimi 10' sono stati dunque perentoriamente laziali: Szczesny ha salvato su Milinkovic-Savic, ma poi si è arreso nel momento in cui l'intero Stadium gli stava chiedendo un miracolo. Ma stavolta, al contrario di quanto fece a dicembre all'Olimpico, il rigore di Immobile non è riuscito a prenderlo mentre Ciro, al contrario, ha riscattato la sua strana abulia con quella botta secca che ha rimesso in equilibrio una stagione intera.

Scudetto al var

Il rigore che può valere uno scudetto lo ha deciso il var Irrati, perché dal campo Rocchi non aveva visto, o non aveva valutato nel modo giusto, il tocco di braccio di Danilo sul cross di Jony. Le proteste, in ogni caso, sono state poche, diciamo inversamente proporzionali allo spettacolo e al numero di abbracci, baci, maglie e sudore che a i giocatori si sono scambiati nell'assembramento gioioso di fine partita, dove tutti era un po' contenti e un po' insoddisfatti, ma in ogni caso fieri di aver regalato uno spettacolo degno ai 40 mila stipati allo Stadium.

JUVENTUS (4-3-3): Szczesny 6 - Danilo 6, Bonucci 5.5, Chiellini 7, Alex Sandro 6.5 - Ramsey 7 (25' st Khedira 6), Bentancur 6.5, Matuidi 6 (34' st Rabiot sv) - Cuadrado 7.5, Dybala 7 (39' st Higuain sv), Ronaldo 7.5. All.: Sarri 6.5.
LAZIO (3-5-2): Strakosha 7 - Luiz Felipe 7, Acerbi 6.5, Radu 6 (25' st Caicedo 6) - Lazzari 6, Milinkovic-Savic 6.5, Leiva 7 (32' st Cataldi sv), Luis Alberto 6.5, Jony 5.5 - Immobile 6 (46' st Bastos sv), Correa 7. All.: Inzaghi 7.
Arbitro Rocchi 7.
Reti: 12' pt Correa, 41' pt Cuadrado, 23' st Ronaldo, 43' st Immobile (rig.).
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