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Juric, l'uomo giusto al posto giusto: e Verona sogna

Ivan Juric (ansa)
Il tecnico croato ha plasmato una squadra a sua immagine e somiglianza: sostanza e grinta, senza fronzoli. E grandi intuizioni grazie a un mercato oculato. L'Europa manca in città dal 1988
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VERONA - E così il campionato che al Verona non sarebbe convenuto riprendere, forte com'era dell'algoritmo che l'avrebbe destinata subito, da sesta, alle notti europee, continua quasi come s'era interrotto, con l'Hellas in corsa a briglia sciolte. Prima dello stop per pandemia Juric aveva perso solo l'ultima contro la Sampdoria dopo nove risultati utili consecutivi e, soprattutto, dopo aver battuto in rimonta la Juventus. La marcia è ripresa al Bentegodi contro il Cagliari, un 2-1 firmato doppiamente Di Carmine (Simeone per i rossoblù) che ora vuol dire settimo posto e, per mezzo della qualificazione diretta del Napoli grazie alla Coppa Italia, Europa League. Un gran calcio per mezz'ora, poi l'espulsione di Borini al 35' ha rimesso i discussione una partita a senso unico. Il rosso a Cigarini, a metà ripresa, ha rimesso in pari uomini, sfida ma non il risultato finale. Risultato giusto, piazzamento che vuol dire Europa. Fare festa il giusto, ora, e poi rimettere la testa giù, e pedalare: martedì è già Verona-Napoli, scontro che evoca antiche ironie partenopee e ora una battaglia nei piani alti.

Non era così, comunque, che la città dell'Arena immaginava di trascorrere l'estate. A inseguire l'Europa, un lido inesplorato dalle brume d'aprile del 1988, un doppio scontro fatale nei quarti della Uefa 1987-1988, contro il Werder Brema. C'erano ancora Bagnoli ed Elkjaer, gli eroi dello scudetto di 35 anni fa. Ora segnano Di Carmine, Zaccagni e Borini e i gol li evitano Kumbulla e Rrahmani, entrambi già col biglietto di partenza verso le grandi. Il miglior attacco per Juric è la difesa (appena 27 gol, solo le prime tre hanno fatto meglio, e anche di poco), ma la miglior difesa è anche il gran lavoro degli attaccanti, in movimento perpetuo sulle fonti di gioco avversarie, a soffocarne le idee, ad affondarle. Ma, soprattutto, cattiveria: "Cattivi, cattivi, sul pezzo" urlava il tecnico dalla panchina, e nel silenzio del Bentegodi si sentiva tutto, fortissimo, anche negli ultimi secondi, "dài leoni, dài leoni". "Abbiamo fatto bene tutti, siamo stati strepitosi" sottolinea nel dopopartita Kumbulla, uno dei tesori pescati dall'Hellas nel proprio vivaio. Un Verona operaio - è mai esistito un Verona diverso? - saldato col fuoco del suo allenatore croato, grinta ed idee essenziali. Era al bivio anche lui, l'allievo storico di Gasperini, una promozione dalla B col Crotone ma anche gli esoneri in serie col Genoa. Ripescato da Setti per la A, si è messo a lavorare duro con materiale grezzo, pescato qua e là, ma in modo intelligente, dal ds D'Amico e dal direttore operativo Barresi: nessun fenomeno ma squadra comunque rivoluzionata rispetto alla B di un anno fa e ulteriormente perfezionata a gennaio. A meno due punti ora dalla teorica linea della salvezza ("questo è l'obiettivo che ci ha chiesto la società" insiste il tecnico, "ma che bello vedere questi ragazzi, il loro modo di stare insieme, si divertono, e l'atteggiamento sarà sempre lo stesso"), può essere anche il momento di intavolare strategie future e iniziare, possibilmente, a rinnovare qualcuno dei 13 contratti in scadenza. Il quattordicesimo ma forse il più importante è quello di Juric: l'accordo scade a fine campionato, poi chissà. "Dipenderà dal progetto" aveva chiarito il suo agente Naletilic. Può essere il momento del grande salto, anche per lui.
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