Benevento e Crotone fanno festa, ma in A la 'questione meridionale' resta
di ENRICO SISTI
Sanniti e calabresi sono il frutto di gestioni oculate e danno l'idea di essere tornate nella massima serie per restarci. Ma Palermo, Bari, Avellino, Catania faranno la C. Per non parlare del Messina, che 15 anni fa arrivò addirittura settimo nella massima serie e che ora vivacchia in D
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ROMA - Quando a inizio luglio il Benevento veniva sconfitto dopo 251 giorni, non sorprese che a riuscirci fosse il Crotone (3-0). Due squadre, due modi di dire calcio, di dire sud, di dire, con le parole del boss del Crotone Gianni Vrenna (la famiglia, fra alti e bassi, è in sella dal ’92), “programmazione”. Quel giorno il Crotone si sganciò per cominciare a raggiungere il Benevento in Serie A prima dei playoff. Squadre allenate da ex milanisti, Pippo Inzaghi il Benevento, Stroppa il Crotone. In Calabria hanno colto l’occasione per ricordare i giocatori che hanno militato nel Crotone, come se volessero rispolverare gli antichi ma sempre preziosi gioielli di famiglia, da Bernardeschi a Florenzi, passando per Cataldi e Gastaldello. Entrambe sono state in A, per un anno il Benevento, rinato col Lodo Petrucci nel 2005 dalla C2, due il Crotone. Con loro il calcio italiano del più alto livello torna ad avere una fisionomia geograficamente più equilibrata, proprio nel momento in cui alcune grandi squadre meridionali, come Palermo e Messina, stanno vivendo una crisi profonda, tra fallimenti e identità violate.
Il tempo non ha avuto pietà. Si pensa al Palermo, alla squadra che ai Mondiali del 2006 aveva quattro giocatori nella rosa di Lippi (Grosso, Zaccardo, Barzagli e Barone), alla squadra che ha lanciato fior di talenti, a cominciare da Dybala, e magari si fa ancora riferimento (mentale) a “Zamparini”: di fatto dopo di lui, in meno di quattro anni, si sono susseguiti ben altri sette padroni. Col risultato che nessuno sa più di chi veramente sia il Palermo (in senso emotivo). Il Palermo, che ha ereditato disgrazie e fortune dell’ultimo periodo, incluso un fallimento, sarà in serie C dalla prossima stagione. Come il Bari, l’Avellino, il Catania, per parlare di squadre che hanno vissuto momenti anche importanti nella massima serie, e ospitato grandi calciatori. L’attuale Messina, che ha un nome legale infinito (Associazione Calcio Riunite Messina Società Sportiva Dilettantistica), allenato dal figlio di Zeman, gioca addirittura in serie D. Ma sembra ieri, che nel giorno d’inaugurazione del San Filippo (40 mila posti), il Messina sconfisse la Roma di Totti 4-3. Solo nel 2005 il Messina finiva settimo in serie A.
Evviva dunque Benevento e Crotone, figlie di due avvedute politiche societarie, di presidenti saggi (Vigorito e Vrenna) e di due competenti direttori sportivi, anche loro meridionali: il decano Ursino per il Crotone e Pasquale Foggia per il Benevento (Foggia giocò anche nel Crotone e fu a più riprese con la maglia della Lazio). E tornate in A per non apparire e scomparire. Tra i capoluoghi meridionali di provincia a non aver mai conosciuto la serie A, pur avendo squadre che hanno militato in B, Taranto, Campobasso, Potenza, Cosenza, Caserta. Se il Benevento aveva già festeggiato, conquistando la promozione con ben sette giornate d’anticipo, il Crotone ha avuto la certezza soltanto dopo il 5-1 rifilato al Livorno fuori casa, risultato in cui è emerso definitivamente il ruolo chiave del nigeriano Simy, giunto al Crotone nel 2016 dai portoghesi del Gil Vicente e capocannoniere della serie B con 20 reti a due giornate dalle fine.