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Colonnese e il suo Lazio-Inter: "Quando Ronaldo ci disse 'tranquilli, ci penso io'"

Colonnese con Ronaldo 
L'ex difensore vinse con i nerazzurri la Coppa Uefa a Parigi nella notte del Fenomeno. Il 5 maggio invece era in panchina, ma sul versante opposto: "È stato molto brutto, una situazione surreale. Quella partita è la prova che tutte le gare vanno giocate"
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Ciccio Colonnese, ex difensore di Inter e Lazio, si prepara a vedere la partita dell'Olimpico (ore 15). Una gara che per lui non sarà mai qualunque: fra le tante gare fra nerazzurri e biancocelesti che ha giocato, una gli è rimasta "davvero nel cuore, indelebile. È la finale di Coppa Uefa a Parigi nel 1998, la nostra notte magica".

Cosa ricorda dei suoi sentimenti quella serata?
"Il senso di rivalsa. Quindici giorni prima avevamo perso lo scudetto. La Lazio era fortissima, ma eravamo fortissimi anche noi. Li incontrammo sul campo d'allenamento, avevano l'atteggiamento spavaldo di chi ha già vinto prima di giocare, pericolosissimo nel calcio. Ronaldo, che in campionato aveva segnato a tutti tranne che alla Lazio, li vide e ci disse: Tranquilli ci penso io".
Era più forte la sua Inter, con di Zanetti, Djorkaeff e Ronaldo, o quella di Hakimi, Vidal e Lukaku?
"Questa è molto forte, la rosa è pazzesca, e può ancora crescere. Ma non me ne si voglia se dico che la nostra Inter era speciale. Ronaldo era il più forte del mondo, e il gruppo era solidissimo. Avevamo la miglior difesa del campionato".
Anche l'Inter di Conte ha chiuso lo scorso campionato con la miglior difesa. Cos'ha in Comune l'Inter di oggi con quella di allora?
"Equilibrio tattico, concretezza e difesa a tre. Fresi o Bergomi al posto di De Vrij. A sinistra West o Galante dove ora c'è Bastoni. Io al posto di Skriniar o D'Ambrosio".
Fra i due, in chi si rivede di più?
"In D'Ambrosio, per rapidità e aggressività. Skriniar è un colosso, il classico centrale alto con grandi doti in marcatura". 

L'ex ct quest'anno sembra sposare la filosofia moderna del gol in più: squadra aggressiva, anche a costo di rischiare. La convince?
"Per quel che ho visto, l'Inter è bella e divertente. Ma resto per i difensori sporchi e cattivi, che non lasciano sguarnito nemmeno un palmo di campo. In ogni caso, nel calcio ha ragione chi vince e l'Inter le prime due le ha vinte".
E quale Lazio sceglie fra quella di Nedved, Mancini e Casiraghi e quella di Milinkovic, Luis Alberto e Immobile?
"La prima. Era una squadra di campioni in ogni reparto. Questa Lazio prima del lockdown ha stupito il campionato, ma manca qualcosa in difesa. Una situazione aggravata da assenze e infortuni: Radu in dubbio, Luis Felipe e Vavro fuori. Dopo avere visto la partita contro l'Atlanta, mi chiedo come quella difesa possa tenere Lukaku, Sanchez o Lautaro. L'Inter è di un altro livello".
È da scudetto?
"Assolutamente sì. Ha aumentato il valore della rosa, lavora già da un anno con Conte, ha uno spogliatoio unito. La Juve è favorita perché vince da nove anni, certo, ma solo per questo. La difesa dell'Inter è potenzialmente più forte di quella della Juve, almeno fino al ritorno di De Ligt".

La Lazio che ambizioni può avere?
"Confermare la Champions sarebbe un grande traguardo. Inter, Juve, Napoli e Atalanta sono più forti, anche perché la Lazio non ha fatto il mercato che doveva. Mancano un bel difensore, un centrocampista di qualità, un terzino sinistro titolare. Inzaghi sta facendo un grandissimo lavoro, ha valorizzato molti giocatori a partire da Luis Alberto. Ma per vincere devi spendere. Detto questo, alla Lazio auguro ogni bene. Sono e sarò sempre interista, ma ai colori biancocelesti sono affezionato.
Il 5 maggio 2002, data sacra per gli juventini e terribile per gli interisti, lei era in panchina con la maglia della Lazio.
"È stato molto brutto. Lo stadio era tutto per i nerazzurri, una situazione surreale. Forse anche per questo, l'Inter sottovalutò la gara, fu superficiale. La Lazio era molto forte, arrivò terza in campionato. Quella partita è la prova che tutte le gare vanno giocate. Non esistono partite vinte in partenza".
Cosa si aspetta dalla partita dell'Olimpico?
"Una grande prestazione dell'Inter, che dovrà essere capace a sfruttare le assenze della Lazio in difesa. Deve essere cinica come la nostra squadra, quella di Simoni. Sapevamo che bastava mandar su una mezza palla, e Ronaldo avrebbe fatto il resto".
La sua immagine del profilo su WhatsApp la ritrae assieme a Gigi Simoni.
"Mi ha preso a 19 anni alla Cremonese, l'ho seguito a Napoli, all'Inter e a Siena. Abbiamo avuto incomprensione e riconciliazioni, ma per me era un padre. Un maestro di rispetto e serietà. Sono andato a trovarlo spesso anche quando stava male.  Sono riuscito a salutarlo negli ultimi istanti di lucidità. Gli ho sempre dato del lei, anche in quel momento. L'ho sempre e solo chiamato mister".
La morte di Simoni ha riunito il gruppo dell'Inter del '98?
"Certo, ci siamo risentiti tutti e in quell'occasione abbiamo creato una chat di squadra. Eravamo e restiamo un gruppo unito, lo abbiamo dimostrato anche nel lutto. Abbiamo vinto quella bellissima coppa Uefa. Avremmo meritato di vincere lo scudetto".
Marcello Lippi, arrivato dalla Juve, fu accolto con freddezza dalla maggioranza degli interisti. Conte ha invece saputo conquistare moltissimi tifosi. Qual è la differenza?
"Erano momenti diversi. Dopo il '98, con lo scudetto perso per il fallo non fischiato di Iuliano a Ronaldo, la ferita era aperta. Conte è arrivato in un momento diverso, oggi la contrapposizione è minore. Ed è stato molto bravo lui a conquistarsi il rispetto sul campo, a farsi volere bene".
Che effetto le fa vedere Javier Zanetti, suo compagno di reparto, vicepresidente della squadra?
"Bellissimo. È un ragazzo intelligente, studia, si aggiorna, è umile ed è sempre più un grande dirigente. È un simbolo vivente dell'Inter. Dopo Facchetti, la più grande bandiera è lui".
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